Accolte le richieste della Procura di Napoli: al centro dell’inchiesta la presunta falsificazione della cartella clinica relativa al trapianto di cuore del piccolo Domenico eseguito il 23 dicembre 2025 al Monaldi
Il gip di Napoli ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua collaboratrice Emma Bergonzoni. I provvedimenti, della durata rispettivamente di 12 e 7 mesi, arrivano nell’ambito dell’indagine sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, avvenuta il 21 febbraio 2026 all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore fallito eseguito il 23 dicembre 2025. Inoltre, la decisione accoglie la richiesta della Procura di Napoli, che coordina le indagini dei carabinieri del Nas. Al centro del fascicolo, le contestazioni di falso materiale e ideologico nella compilazione della cartella clinica relativa all’intervento.
Il provvedimento del gip e le sospensioni
La misura interdittiva è stata firmata dal gip Sorrentino nell’ambito della fase preliminare del procedimento. Per il primario Guido Oppido è stata disposta la sospensione per un anno, mentre per la dottoressa Bergonzoni il provvedimento è stato fissato in sette mesi. Secondo quanto ricostruito negli atti, il giudice ha ritenuto sussistenti gli elementi indicati dall’accusa. Inoltre, l’accusa aveva richiesto l’applicazione della misura cautelare per entrambi i sanitari coinvolti. Il caso resta aperto e inserito in un procedimento più ampio che coinvolge altri medici e diverse ipotesi di reato.

Le accuse: presunte irregolarità nella cartella clinica
L’ipotesi della Procura riguarda la presunta non corrispondenza tra quanto riportato nella documentazione sanitaria e le effettive fasi del trapianto di cuore eseguito sul piccolo Domenico. Secondo gli inquirenti, i due medici avrebbero attestato circostanze non veritiere nel referto operatorio. In particolare, si evidenzia quanto riferito riguardo ai tempi e alle modalità delle procedure di cannulazione e circolazione extracorporea.
La contestazione si concentra sulla sequenza degli eventi in sala operatoria: alcune attività sarebbero state indicate come svolte in momenti diversi rispetto a quanto emergerebbe dalle verifiche investigative. Inoltre, le operazioni sarebbero iniziate prima dell’arrivo dell’équipe proveniente da Bolzano per l’espianto dell’organo. Alle accuse di falso si aggiunge anche l’ipotesi di omicidio colposo in concorso, contestata a più sanitari coinvolti nella gestione del caso.
Le indagini del Nas e l’incidente probatorio
L’inchiesta è stata condotta dai carabinieri del Nas sotto il coordinamento della Procura di Napoli, attraverso l’analisi della documentazione clinica e l’acquisizione di testimonianze e consulenze tecniche. Inoltre, elemento centrale del procedimento è stato l’incidente probatorio concluso nei giorni scorsi, durante il quale sono stati esaminati i due cuori oggetto dell’indagine: quello trapiantato e quello originariamente malato del bambino.
Gli accertamenti si sono svolti presso il Policlinico di Bari, alla presenza dei periti nominati dal giudice, dalla Procura, dalle difese e dai consulenti della famiglia. Le prime valutazioni avrebbero evidenziato segni compatibili con necrosi da basse temperature e danni riconducibili all’utilizzo prolungato del sistema di circolazione extracorporea (Ecmo). Infine, le relazioni definitive sono attese nei prossimi mesi e potrebbero risultare decisive per la ricostruzione complessiva dei fatti.
Le posizioni degli indagati e i prossimi sviluppi
Entrambi i medici, assistiti dai rispettivi legali, sono stati interrogati nei mesi precedenti alla decisione del gip. Hanno respinto le contestazioni, fornendo la loro versione dei fatti nel corso degli interrogatori preventivi. Oppido era già stato sospeso in via cautelare dall’Azienda ospedaliera dei Colli. La difesa ha sempre sostenuto la correttezza delle procedure adottate in sala operatoria e la coerenza della documentazione clinica rispetto alle fasi dell’intervento.
L’inchiesta prosegue ora nella fase degli approfondimenti tecnici e delle verifiche peritali. Solo al termine di questi accertamenti la Procura potrà valutare eventuali ulteriori iniziative giudiziarie. Per il momento, la misura interdittiva segna un passaggio significativo in una vicenda giudiziaria che resta ancora tutta da definire.


