Il Monaldi di Napoli conferma l’eccellenza nei trapianti di cuore: mortalità a un anno scesa al 9% e attività in crescita del 43%.
Il cuore del sistema trapiantologico campano batte sempre più forte e lo fa a Ospedale Monaldi, punto di riferimento regionale e nazionale per i trapianti di cuore. Nel bilancio triennale presentato oggi, venerdì 19 dicembre, emergono numeri che certificano una crescita netta sia in termini di quantità che di qualità degli interventi. I risultati di sopravvivenza sono nettamente superiori alla media italiana.
Mortalità ridotta e sopravvivenza in crescita
Negli ultimi tre anni la mortalità a un anno dai trapianti di cuore effettuati al Monaldi si è attestata al 9%. In confronto, la media nazionale si aggira ancora intorno al 25%. Questo dato racconta una performance clinica di assoluto rilievo.
«La nostra curva di sopravvivenza a 365 giorni è aumentata al 90%», ha spiegato Claudio Marra, direttore della U.O.S.D. Procedure Innovative in Cardiochirurgia e Trapianti dell’ospedale diretto da Anna Iervolino. Un risultato che supera di quindici punti percentuali la media nazionale, ferma al 75%.
Più trapianti e nuove tecnologie
Accanto alla qualità cresce anche la quantità. L’attività trapiantologica del Monaldi ha registrato un incremento del 43%, passando da 15 a 23 trapianti di cuore nel periodo considerato.
A questi si aggiungono 8 procedure di impianto di LVAD, il cuore artificiale, con una sopravvivenza a un anno dell’85%. Numeri che collocano il Monaldi tra i pochi centri italiani capaci di eseguire con successo trapianti supportati da dispositivi meccanici avanzati.

Il modello multidisciplinare
Alla base di questi risultati c’è un’organizzazione fondata su un approccio multidisciplinare. Dalla presa in carico del paziente con scompenso cardiaco avanzato fino al follow-up cronico post-trapianto. Il percorso di cura coinvolge anestesisti, internisti, cardiologi e cardiochirurghi in modo integrato.
«La presa in carico è globale», spiegano dalla struttura. Si sottolinea come il coordinamento tra le diverse professionalità sia determinante non solo per l’esito chirurgico, ma anche per la qualità della vita nel lungo periodo.
Ricerca, follow-up e qualità della vita
Durante l’incontro sono stati approfonditi tutti gli anelli della filiera trapiantologica. Il dottor Cristiano Amarelli ha presentato gli aggiornamenti sull’immunoterapia. Inoltre, Irene Mattucci e Angelo Caiazzo hanno illustrato l’organizzazione e i risultati delle attività ambulatoriali dedicate ai pazienti trapiantati.
Ampio spazio è stato riservato anche agli aspetti psicologici del post-intervento, con un focus sulla qualità della vita. Questo è stato curato dalle psicologhe Mariella Pratillo e Valentina Penta.
Le prospettive future
Le prossime traiettorie di sviluppo del centro sono state delineate dai dottori Fabio Ursomando e Salvatore Costanza. Hanno indicato l’obiettivo di consolidare ulteriormente il ruolo del Monaldi come hub di riferimento per il Sud Italia.
Il riconoscimento regionale
Il modello Monaldi viene preso a esempio anche a livello istituzionale. «I risultati presentati oggi confermano che quando si lavora con un’impostazione di squadra la qualità cresce», ha commentato Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Campania.
«In Campania stiamo portando avanti una riorganizzazione della rete trapiantologica fondata su integrazione tra centri, percorsi condivisi e collaborazione costante. Questa riorganizzazione va dalla presa in carico alla gestione del post-trapianto».
L’esperienza del Monaldi dimostra come investire su un sistema integrato e su competenze specialistiche consenta non solo di salvare più vite. Inoltre, investire su una visione di lungo periodo aiuta a costruire percorsi di cura di eccellenza che accompagnano il paziente ben oltre l’intervento chirurgico.


