Tribunale di Napoli
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7 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Giovanni Marinacci condannato a 3 anni e 6 mesi per spaccio di droga: cade l’accusa di associazione contestata dalla Dda

La Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto una condanna a 14 anni e 8 mesi a Giovanni Marinacci, ma il tribunale ha riconosciuto la responsabilità solo per due episodi di spaccio

Si è concluso con una condanna a 3 anni e 6 mesi di reclusione il processo con rito ordinario nei confronti di Giovanni Marinacci, imputato nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia sul traffico di droga nella periferia orientale di Napoli. La sentenza è stata pronunciata dalla VII sezione penale del Tribunale di Napoli. Il tribunale ha escluso il reato associativo contestato dall’accusa. Il collegio giudicante ha ritenuto Marinacci responsabile di due episodi di spaccio di sostanze stupefacenti. Inoltre, ha dichiarato insussistente l’accusa di associazione finalizzata al traffico di droga aggravata dall’agevolazione di un clan di camorra. Questa decisione ha comportato una sensibile riduzione della pena rispetto alla richiesta formulata dalla Procura antimafia.

La sentenza del Tribunale di Napoli

La VII sezione penale (collegio A, presidente Cristiano) ha condannato Giovanni Marinacci alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione. L’imputato, difeso dall’avvocato Emilio Coppola, era stato rinviato a giudizio nell’ambito di un procedimento riguardante presunte attività di spaccio di sostanze stupefacenti riconducibili alla piazza di spaccio di Ponticelli. Secondo quanto stabilito dal tribunale, Marinacci è stato ritenuto colpevole esclusivamente di due episodi di spaccio, commessi nel periodo indicato negli atti processuali. I giudici hanno invece escluso la sussistenza del reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga aggravato dall’aver favorito un’organizzazione camorristica. Di conseguenza, la decisione rappresenta un esito significativamente diverso rispetto all’impostazione accusatoria sostenuta dalla Direzione distrettuale antimafia nel corso del processo.

Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)
Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)

La richiesta della Direzione distrettuale antimafia

Nel corso della requisitoria, la Direzione distrettuale antimafia aveva chiesto una condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione nei confronti dell’imputato. Secondo l’accusa, Marinacci avrebbe avuto un ruolo stabile all’interno dell’organizzazione criminale operante nella gestione della piazza di spaccio controllata dal cartello dei Bodo. Inoltre, la realtà criminale era attiva nel quartiere Ponticelli, nella periferia est del capoluogo campano. La sentenza ha però escluso il presupposto dell’associazione criminale. Ha limitato la responsabilità penale ai soli episodi di cessione di sostanze stupefacenti ritenuti provati nel corso del dibattimento.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia

Nel corso delle indagini, alcuni collaboratori di giustizia avevano descritto Giovanni Marinacci come una figura vicina ai vertici della piazza di spaccio gestita dai Bodo. Questo cartello criminale è composto dalle famiglie De Micco e De Martino. Secondo quanto, l’imputato avrebbe affiancato il responsabile della piazza di spaccio e avrebbe inoltre avuto il compito di preparare gli scooter utilizzati dai killer del gruppo criminale in occasione degli agguati. Queste dichiarazioni hanno costituito parte del quadro investigativo sviluppato dalla Direzione distrettuale antimafia. Tuttavia, il tribunale non ha ritenuto sufficientemente dimostrata la partecipazione di Marinacci all’associazione finalizzata al traffico di droga aggravata dall’agevolazione del clan.

Pertanto, ha pronunciato una sentenza di condanna limitata ai reati di spaccio contestati. La decisione chiude il processo di primo grado con una pena sensibilmente inferiore rispetto a quella richiesta dall’accusa. In definitiva, conferma esclusivamente la responsabilità dell’imputato per i due episodi di spaccio riconosciuti in sentenza.

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