La direttrice regionale Adele Pomponio analizza i dati del primo trimestre 2026 e traccia la linea d’azione basata su comportamenti corretti, innovazione tecnologica e reinserimento sociale
Non c’è solitudine più grande di quella che si consuma dentro un prefisso statistico. Quando un uomo o una donna si ferisce o perde la vita mentre cerca solo di guadagnarsi il pane, il sistema produttivo si affretta a stendere un lenzuolo di parole comode: sfortuna, destino, imprevisto. Ma c’è chi, per mestiere e per scelta, ha deciso di smettere di guardare dall’altra parte. Adele Pomponio, che da direttrice dell’Inail Campania si trova davanti ogni giorno la mappa di questa strage silenziosa, spazza via ogni alibi culturale. «Il comportamento corretto è quello sul quale bisogna continuamente insistere. La fatalità non esiste».
Il superamento della cultura della fatalità e l’analisi dei dati di settore
La direttrice regionale dell’Inail Campania, Adele Pomponio, interviene con nettezza per scardinare un paradigma culturale pigro e pericoloso. «Non parlerei mai di caso fortuito, l’infortunio avviene perché ci sono una serie di elementi che non sono stati messi in modo corretto né più né meno e noi dobbiamo lavorare proprio su questo». La sicurezza non può essere una variabile dipendente della fortuna, ma il risultato di una disciplina rigorosa e costante. «Il comportamento corretto è quello sul quale bisogna continuamente insistere, le attività lavorative hanno tutti dei rischi, questi rischi devono essere conosciuti, devono essere indagati e devono adottarsi tutte le misure affinché quel rischio non produca infortunio, ma la fatalità non esiste».
L’azione dell’istituto si concentra su un’analisi mirata per singolo settore produttivo, poiché ogni comparto presenta peculiarità e fattori di rischio differenti che richiedono risposte su misura. «L’attività che si fa è un’attività che viene fatta per settore, ciascun settore ha il proprio rischio, ciascun settore deve essere indagato e ciascun settore avrà una risposta per evitare che il rischio si trasformi in infortunio».
I numeri che interrogano la Campania
I dati relativi al primo trimestre del 2026, pur mostrando un incremento delle denunce totali, evidenziano parallelamente una diminuzione degli incidenti mortali sul territorio campano. «Ci sono dei settori maggiormente rischiosi per cui hanno bisogno di un’attenzione maggiore ed è quello il momento della prevenzione, noi con i dati, con l’indagine del perché è avvenuto l’infortunio siamo in grado anche di creare un sistema di protezione e soprattutto un sistema di prevenzione».
Quando si analizza il primo trimestre, tuttavia, la direttrice invita alla cautela metodologica. «I dati che sono oggi del primo trimestre ad esempio se da un lato danno un aumento degli infortuni sul lavoro, danno una diminuzione dei morti in Campania, però sono dei dati che in questo momento possiamo dargli un’attenzione, ma non hanno una rilevanza enorme in un contesto del lungo periodo e soprattutto sono dati che in questo momento non sono consolidati sino al massimo, perché parliamo di denunce di infortunio, la denuncia di infortunio non necessariamente poi si trasforma in infortunio reale».
L’impatto degli incidenti in itinere e lo sviluppo della prevenzione integrata
Un fronte particolarmente critico nella regione è rappresentato dagli infortuni in itinere, ovvero quelli che si verificano nel tragitto compreso tra l’abitazione e il luogo di lavoro. Questa tipologia di eventi costituisce una quota drammaticamente significativa del totale complessivo dei sinistri regionali. «Incide tanto, infatti quasi il 20% degli infortuni che noi registriamo, mortali e non, sono un infortunio di itinere e questo dà una forte interrogazione su quali siano le azioni da mettere in campo», spiega la direttrice. La vulnerabilità delle arterie stradali campane trasforma il viaggio quotidiano verso l’impiego in una roulette russa, un problema che non può essere scaricato unicamente sulle spalle del singolo lavoratore, ma che investe la responsabilità delle amministrazioni e della pianificazione urbanistica.

La nuova frontiera della prevenzione
«Capirà bene che è necessaria una forte sinergia con tutti gli enti territoriali, perché bisogna creare un sistema che dia più sicurezza in strada al lavoratore», sottolinea la direttrice, rimarcando come la prevenzione debba farsi rete istituzionale. «Esistono dei comportamenti, noi stiamo lavorando sui comportamenti corretti da tenere, perché esiste un codice della strada, esiste anche la necessità di una manutenzione urbana per fare in modo che il lavoratore arrivi a casa o parti da casa in modo sicuro, quindi sono comportamenti, un’educazione al guidare in sicurezza che è messa in campo da Inail, ma con l’aiuto di tutti gli altri che compongono il settore».
L’azione dell’ente sul territorio si declina anche attraverso una forte leva finanziaria ed ispettiva, che affianca alla necessaria vigilanza un modello virtuoso di incentivazione per le imprese sane. «All’interno delle aziende ci sono dei rischi che non sono conosciuti, che non vengono mappati dal datore di lavoro, quindi questo lavoro che viene fatto all’ispettore non è solo un lavoro di ritorno in termini economici per l’istituto, ma è anche un modo per fare prevenzione, per accendere alcune lampadine nel sistema dell’impresa di salute e sicurezza. L’istituto sta facendo in questi anni è un sistema premiale, noi andiamo a premiare le aziende che investono in salute e sicurezza, quindi è un approccio diverso rispetto alla mera sanzione».
Innovazione tecnologica e tutele permanenti
L’introduzione delle tecnologie legate all’intelligenza artificiale non deve essere vissuta come una minaccia da cui difendersi, ma come un alleato strategico capace di efficientare i sistemi di controllo. «Noi non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale, sicuramente è uno strumento che accompagnato a quello che noi riusciamo a mettere in atto, aiuta e facilita, è un enzima del sistema di prevenzione», dichiara Pomponio. L’automazione dei processi complessi e l’analisi predittiva dei dati offrono una corsia preferenziale nella mappatura del rischio. «L’intelligenza artificiale accelera dei processi di indagine, quindi aiuta e facilita soprattutto nel lavoro di prevenzione, è un enzima nelle analisi che fa l’Istituto».
Sul versante più drammatico, quello dei lavoratori che sopravvivono portando sul proprio corpo i segni di invalidità permanenti, la direttrice respinge l’idea di un’emergenza sommersa e dimenticata, rivendicando il ruolo di accompagnamento totale svolto dall’ente. «Ogni lavoratore che ha un infortunio è accompagnato da Inail in un processo di rinascita, noi lo chiamiamo così perché c’è una presa in carico dei lavoratori a 360 gradi».

La sfida del futuro
Il focus non è puramente assistenziale, ma mira alla restituzione della piena cittadinanza sociale e professionale. «Quello che chiede l’infortunato è una nuova dignità, quindi non è un problema solo economico, per il quale sicuramente c’è l’Inail, ma ci sono una serie di motivazioni che spingono l’infortunato a chiedere soprattutto di essere ancora parte attiva del mondo del lavoro».
La sfida del futuro si gioca sull’evoluzione demografica e sulla capacità di incidere prima che il rischio si materializzi. Sebbene settori storicamente complessi come l’edilizia rimangano sotto stretta osservazione, lo sviluppo della logistica impone nuove priorità: «I settori dove c’è una maggiore concentrazione sono il trasporto e magazzinaggio e l’edilizia».
Per invertire la rotta in modo definitivo, l’Inail Campania scommette sul cambiamento culturale profondo, partendo dai banchi di scuola per formare una nuova classe dirigente e lavorativa che consideri la sicurezza non un costo, ma un valore fondante. «L’augurio che faccio e spero è che si sia lavorato bene sulle future generazioni, è un lavoro stancante, nel quale crediamo tantissimo. Creare una nuova classe di lavoratori, di datori e di imprenditori illuminati, sicuramente ci porterà agli infortuni zero».

