ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

26 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Trapianto Monaldi, gli esperti difendono il SSN e la Rete Trapianti: “Non si spezzi la catena di fiducia”

Gli esperti richiamano al valore della sanità pubblica e della trasparenza per tutelare la relazione tra medici e cittadini dopo la tragedia del Monaldi.

Gli esperti SIAARTI intervengono sul caso di Napoli per difendere la fiducia nel SSN. Gli anestesisti rianimatori chiariscono l’uso dell’Ecmo e l’importanza delle cure palliative, sottolineando come la ricerca della verità sia doverosa. Tuttavia, essi esortano a non dimenticare la competenza e la dedizione di medici e infermieri, affinché le indagini non spezzino il legame vitale tra cittadini e sanità pubblica.

Il Comitato etico della Siaarti riflette sull’accaduto

Il Comitato etico della Siaarti esprime profonda solidarietà e vicinanza ai genitori di Domenico, il bambino di due anni e mezzo scomparso la mattina di sabato 21 febbraio presso l’ospedale Monaldi di Napoli. Gli esperti della società scientifica riflettono su una vicenda che scuote l’opinione pubblica, analizzando le complesse implicazioni etiche legate al trapianto di cuore effettuato a fine dicembre.

Secondo le prime ricostruzioni, l’equipe medica avrebbe impiegato un organo deteriorato, il cui danneggiamento sarebbe avvenuto verosimilmente durante le delicate fasi del trasporto. Nonostante l’esito tragico, la Siaarti rivolge un sincero ringraziamento ai numerosi professionisti della salute che hanno dedicato competenza e impegno nella cura del piccolo paziente e nel supporto alla sua famiglia. Gli anestesisti e rianimatori sottolineano l’importanza di tutelare il rapporto tra cittadini e Sanità Pubblica, invitando a una ricerca della verità che non oscuri la dedizione quotidiana di medici e infermieri.

Luce su tre punti critici

Gli esperti della Siaarti auspicano che la doverosa ricerca della verità e l’individuazione di eventuali responsabilità non oscurino la competenza dimostrata dal personale sanitario. Essi sottolineano come molti medici e infermieri abbiano assistito con estrema dedizione il piccolo Domenico e la sua famiglia durante i suoi due anni e mezzo di grave malattia. Il Comitato invita dunque a riconoscere l’impegno costante dei professionisti, affinché gli errori ipotizzati non cancellino l’umanità delle cure prestate.

Il documento della SIAARTI intende fare chiarezza su tre temi cruciali, contrastando le posizioni confuse emerse recentemente sul caso. Gli esperti analizzano la possibilità tecnica di sospendere l’Ecmo, sottolineando al contempo il ruolo essenziale delle cure palliative nel percorso clinico. Gli autori della riflessione evidenziano inoltre l’importanza del Servizio sanitario nazionale e della Rete nazionale trapianti, auspicando che il dibattito pubblico riconosca l’efficacia di queste strutture fondamentali per la salute dei cittadini.

L’importanza dell’ Ecmo in situazioni emergenziali e la Legge 219 del 2017

Gli esperti della SIAARTI descrivono l’Ecmo come una tecnica di circolazione extracorporea avanzata. Questa procedura supporta o vicaria temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni in pazienti con insufficienza d’organo grave. Il trattamento interviene quando le terapie convenzionali risultano inefficaci, offrendo una soluzione vitale in condizioni cliniche critiche ma potenzialmente reversibili.

“È – chiariscono gli esperti – una sorta di ‘ponte’ che serve per superare un momento di grave crisi, guadagnando tempo in attesa di guarigione o di trapianto. Come per ogni altro mezzo di diagnosi e di cura, anche l’utilizzo dell’Ecmo deve rispondere al principio di proporzionalità, che considera l’appropriatezza clinica del mezzo, unitamente alla sua gravosità per la persona malata”. Pertanto, “è clinicamente ed eticamente doveroso non attivare mezzi di diagnosi o di cura che siano giudicati non proporzionati oppure – se in uso – sospenderli nel momento in cui diventano sproporzionati”

Gli esperti della SIAARTI ribadiscono la centralità della proporzionalità terapeutica, citando la Legge 219 del 2017 e il Codice di deontologia medica. Essi sostengono che i medici debbano attivare l’Ecmo solo come strumento proporzionato, prevedendo la sua sospensione qualora il trattamento diventi palesemente inutile. Se tale supporto non conduce più a risultati clinici, proseguire risulterebbe insensato sia per principi di beneficenza che di giustizia, evitando così ogni forma di accanimento terapeutico nel rispetto della dignità del paziente.

Ospedale Monaldi
Ospedale Monaldi

La sospensione di un supporto vitale non significa fine delle cure

Chiariscono, inoltre, che interrompere un supporto vitale non equivale affatto ad abbandonare il paziente. Essi sostengono che il personale medico debba garantire la continuità assistenziale, rispettando pienamente la dignità della persona attraverso una rimodulazione dei trattamenti. Tale approccio sposta gli obiettivi clinici verso le cure palliative, mirando a eliminare o ridurre drasticamente ogni forma di dolore e sofferenza. Gli specialisti sottolineano dunque l’importanza di non confondere la sospensione di terapie sproporzionate con la fine delle cure, poiché l’assistenza umana e medica prosegue sempre con finalità compassionevoli.

L’approccio palliativo come dovere delle medicina

Il Comitato etico della Siaarti chiarisce che la sospensione dell’Ecmo, quando il trattamento risulta sproporzionato, non causa la morte del paziente, la quale deriva esclusivamente dalla gravità della patologia sottostante. Gli esperti sottolineano come garantire un approccio palliativo sia un dovere fondamentale della medicina, da attuare in ogni contesto assistenziale, dall’ospedale al domicilio.

Secondo gli specialisti, ogni professionista della salute deve possedere competenze di base per il controllo del dolore, integrando le cure palliative anche durante i trattamenti intensivi. Essi sostengono con forza che queste cure non rappresentino un’alternativa, ma un accompagnamento necessario per gestire la sofferenza nelle fasi più critiche. Il documento ribadisce che, per le situazioni di elevata complessità, i curanti debbano consultare esperti del settore, assicurando così che la gestione della fine della vita avvenga sempre nel rispetto della dignità umana e della legislazione vigente.

“Serve dunque insistere in direzione di un cambiamento culturale che porti a integrare le cure palliative in tutte le attività di assistenza e cura, ogni qualvolta esse si rendano necessarie e in modo quanto più tempestivo e precoce possibile”.

“Non spezzare la catene di fiducia”

Gli specialisti della SIAARTI sottolineano come la tragica vicenda di Domenico dimostri, paradossalmente, l’importanza vitale del Servizio Sanitario Nazionale. Essi sostengono che solo un sistema pubblico e universalistico possa garantire per anni le migliori cure disponibili a un piccolo paziente gravemente malato, attingendo alle risorse della fiscalità generale. Pur riconoscendo la necessità di individuare e comunicare con trasparenza eventuali errori, gli esperti esortano a non spezzare la catena di fiducia e solidarietà che sostiene la Rete nazionale trapianti.

Secondo il Comitato, la salvaguardia di questo legame tra cittadini e istituzioni risulta determinante non solo per onorare la generosità dei donatori, ma soprattutto per proteggere la vita di chi attende un organo. Gli specialisti avvertono che compromettere la credibilità del sistema metterebbe a rischio la salute pubblica collettiva. Essi invitano dunque a distinguere le singole responsabilità cliniche, ora in via di accertamento, dal valore inestimabile di un’impresa sociale che garantisce cure complesse a ogni individuo, indipendentemente dalle proprie possibilità economiche.

“Nonostante i possibili e gravi errori, ora in via di accertamento, è nostro dovere fare ogni sforzo perché non si spezzi la catena di fiducia e solidarietà alla base del Ssn e della straordinaria impresa clinica e sociale costituita dai trapianti. Ne va letteralmente non solo della generosità di tutte quelle persone che ogni giorno fanno la scelta di essere potenziali donatori e di tutte le famiglie che esprimono il consenso alla donazione ma, soprattutto, della vita di tante persone malate in attesa di un organo, e più in generale, della salute di ogni cittadina e cittadino”, si legge in conclusione.

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