inceneritore San Giorgio a Cremano
📍 San Giorgio a Cremano

13 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

San Giorgio a Cremano, protesta contro l’inceneritore per animali: “Salute a rischio”. Comitato in piazza e vertice col vice-commissario

Contro l’inceneritore San Giorgio a Cremano scende in piazza il Comitato: invocato il principio di precauzione e citata la classificazione Asl come “industria insalubre di prima classe”.

Una rabbia “lucida e determinata”, come la definiscono gli stessi promotori, è esplosa nelle strade di San Giorgio a Cremano contro l’apertura dell’inceneritore per animali. Sabato 13 dicembre 2025 centinaia di cittadini, con il “Comitato No all’inceneritore” in testa, hanno sfilato. Lo hanno fatto insieme ad associazioni di volontariato e forze politiche fino a piazza Carlo di Borbone. Hanno chiesto lo stop immediato dell’impianto e verifiche approfondite su iter, autorizzazioni e possibili ricadute sulla salute pubblica in un contesto urbano densamente abitato.

Il corteo e la richiesta: “Fermate subito quel forno”

La mobilitazione nasce da una preoccupazione che, nel racconto dei manifestanti, non è soltanto emotiva. Il Comitato sostiene che l’impianto, per collocazione e caratteristiche, debba essere trattato con il massimo livello di prudenza. L’appello che si leva dalla piazza è netto. Bisogna sospendere l’attività e accertare in modo approfondito ogni aspetto tecnico e amministrativo prima che l’inceneritore prosegua o entri pienamente a regime.

Il vertice in Comune col vice-commissario De Angelis

Mentre il presidio si svolgeva sotto il palazzo municipale, una delegazione è stata ricevuta dal vice-commissario prefettizio, dottor De Angelis. Al centro dell’incontro una richiesta definita “perentoria” dai promotori: la sospensione immediata dell’attività, almeno fino all’esito di ulteriori verifiche.
Secondo la ricostruzione riportata, i cittadini contestano “anomalie” nell’iter amministrativo. Concentrano l’attenzione su un punto specifico: la mancata attivazione della procedura di classificazione come “industria insalubre di prima classe”. Questo passaggio, nella lettura del Comitato, avrebbe dovuto produrre cautele e prescrizioni più stringenti.

Il nodo sanitario: la classificazione dell’Asl Na3 Sud

ùUno degli elementi principali richiamati dai cittadini riguarda la valutazione dell’Asl Napoli 3 Sud, che avrebbe classificato l’impianto come “industria insalubre di prima classe”. È un dettaglio che, nel dibattito locale, assume un peso decisivo. Questo perché viene presentato come un’indicazione formale di potenziale rischio sanitario, soprattutto in un’area abitata a ridosso del sito.

Qui vale però una precisazione utile anche per orientare il confronto pubblico: “industria insalubre” non equivale automaticamente a “impianto illegittimo” o “impianto sicuramente nocivo”. Piuttosto, segnala una tipologia di attività che richiede regole più severe, distanze, controlli e poteri d’intervento più stringenti da parte delle autorità competenti. Il punto, dunque, non è lo slogan. È come quella classificazione venga gestita e tradotta in atti amministrativi e misure concrete.

Il principio di precauzione e l’articolo 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie

La protesta si muove anche sul terreno giuridico. Il Comitato invoca il principio di precauzione e richiama l’articolo 216 del Regio Decreto del 1934, il Testo Unico delle Leggi Sanitarie, che attribuisce al sindaco – o, in questa fase, all’autorità commissariale – il potere di vietare o limitare attività ritenute pericolose per la salute pubblica.
È su questo passaggio che si innesta la richiesta di “spegnere” l’impianto almeno temporaneamente. Secondo i cittadini gli strumenti ci sarebbero e l’urgenza imporrebbe di usarli.

Lo stallo istituzionale: nessun blocco immediato dopo l’incontro

Dal vertice con il vice-commissario, almeno nell’immediato, non sarebbe emersa la volontà di adottare un provvedimento di blocco. Una cautela istituzionale che, nel racconto dei manifestanti, si scontra con la percezione di rischio delle famiglie che vivono a breve distanza dall’impianto.
Il Comitato, però, sostiene di confidare che ulteriori approfondimenti tecnici possano spingere verso la sospensione, ritenuta “obbligata” alla luce delle questioni poste sul tavolo.

La battaglia legale su tre fronti: Tar, civile e Procura

La vicenda, intanto, è già approdata nelle sedi giudiziarie. Secondo quanto riportato, è pendente un giudizio davanti al Tribunale civile di Napoli. Risulta attivo un ricorso al Tar Campania ed è stato aperto anche un fascicolo in Procura per valutare eventuali profili di rilievo penale.
Questo intreccio – amministrativo, civile e penale – rende il caso particolarmente complesso. Contribuisce a spiegare perché la partita istituzionale non si giochi soltanto sul piano politico o sanitario, ma anche su quello strettamente procedurale.

L’appello alle istituzioni: “Serve una posizione netta anche per il confine con Napoli”

Un altro punto sottolineato dai cittadini riguarda la collocazione dell’impianto in un’area che viene descritta come “di confine” tra San Giorgio a Cremano e Napoli, senza soluzione di continuità tra i due territori. Da qui l’appello a una presa di posizione più chiara non solo del Comune di San Giorgio, attualmente commissariato, ma anche delle istituzioni dell’area metropolitana. Secondo il Comitato, non possono considerare la questione come un problema “localizzato” e isolato.

Lascia un commento