Il bilancio occupazionale di fine anno consegna alla provincia di Salerno segnali complessivamente positivi. Le imprese tengono, programmano nuove entrate e confermano un trend di crescita moderata ma costante. A spingere sono soprattutto turismo e servizi, mentre resta irrisolto il nodo strutturale della difficoltà di reperimento delle professionalità richieste, con un disallineamento tra domanda e offerta che continua ad ampliarsi.
Con il 2025 ormai agli sgoccioli, il mercato del lavoro in provincia di Salerno si presenta con indicatori incoraggianti. Le previsioni occupazionali elaborate dal Sistema informativo Excelsior delineano un tessuto produttivo capace di reagire alle incertezze economiche e di continuare a creare lavoro. I numeri raccontano di oltre 116mila ingressi programmati nell’arco dell’anno, in lieve aumento rispetto al 2024, ma dietro la crescita resta una criticità che si ripete: trovare i profili giusti è sempre più difficile.
I numeri delle assunzioni e la crescita rispetto al 2024
Secondo i dati del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel corso del 2025 le entrate previste in provincia di Salerno sono state 116.510. Il dato segna un incremento dello 0,7 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti e conferma una tendenza di crescita che, pur contenuta, appare strutturale.
Sei imprese su dieci hanno pianificato nuove assunzioni, un segnale che indica fiducia nella tenuta della domanda e nella capacità del territorio di sostenere l’attività economica.

Il ruolo centrale delle piccole e medie imprese
La struttura produttiva salernitana resta fortemente ancorata alle piccole e medie imprese. Il 73 per cento delle assunzioni programmate riguarda aziende con meno di cinquanta dipendenti, che continuano a rappresentare l’ossatura dell’economia locale. È in questo segmento che si concentra la maggior parte delle opportunità di lavoro, ma anche molte delle difficoltà legate alla stabilità contrattuale e alla formazione del personale.
Quasi un quarto delle posizioni, il 23 per cento, è destinato a giovani sotto i trent’anni, un dato che evidenzia un’attenzione verso il ricambio generazionale, pur in un quadro complessivo ancora segnato dalla precarietà.
Contratti a termine e precarietà diffusa
La tipologia contrattuale resta uno degli aspetti più critici. Il 75,9 per cento delle assunzioni programmate è a tempo determinato, confermando un mercato del lavoro fortemente sbilanciato sulla flessibilità. Una caratteristica che, se da un lato consente alle imprese di adattarsi rapidamente alle oscillazioni della domanda, dall’altro incide sulla qualità e sulla stabilità dell’occupazione, soprattutto nei settori a forte stagionalità.
Il nodo del mismatch tra domanda e offerta
Accanto ai segnali positivi, emerge con forza il problema del disallineamento tra le competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato. La difficoltà di reperimento dei profili adatti sale al 41 per cento, in aumento rispetto al 39 per cento del 2024. Un dato che fotografa una carenza strutturale di competenze, più che una semplice mancanza di posti di lavoro.
Le criticità maggiori si registrano per gli operai specializzati: su oltre 19mila ingressi previsti, quasi uno su due risulta di difficile copertura. Ancora più marcato il problema per i diplomati degli Its Academy, dove il mismatch raggiunge il 60 per cento, segnale di un sistema formativo che fatica a rispondere alle esigenze reali delle imprese.

Turismo e servizi come motore occupazionale
A sostenere il segno più delle assunzioni è soprattutto il comparto turistico. Servizi di alloggio, ristorazione e attività connesse concentrano oltre 23mila ingressi programmati, confermando il turismo come vero motore occupazionale della provincia. La figura professionale più richiesta resta quella degli addetti ed esercenti nella ristorazione, un dato che suggerisce una crescita non legata esclusivamente alla stagionalità, ma anche all’ampliamento dell’offerta turistica.
Anche in questo settore, però, le imprese segnalano difficoltà nel reperire personale qualificato, spesso scoraggiato dalla natura temporanea dei contratti e dalle condizioni di lavoro.
Le aree funzionali e le competenze del futuro
Guardando alla distribuzione delle assunzioni per aree funzionali, oltre la metà degli inserimenti riguarda la produzione di beni ed erogazione di servizi. Seguono le aree commerciale e vendita, la logistica e, in misura minore, i settori tecnici, amministrativi e direzionali.
A sostenere le prospettive di crescita intervengono due driver trasversali: la trasformazione digitale e la transizione ecologica. Oltre il 75 per cento delle imprese salernitane ha investito in digitalizzazione, mentre il 23,4 per cento ha orientato le proprie scelte verso la sostenibilità ambientale, con un picco significativo nel settore primario. Un segnale di un’economia che prova ad aggiornarsi, ma che necessita di competenze adeguate per reggere il cambiamento.
Un mercato che cresce, ma chiede riforme strutturali
Il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro in crescita, ma ancora fragile. Le assunzioni aumentano, il turismo spinge e le imprese investono, ma senza un rafforzamento del sistema formativo e un miglior allineamento tra scuola, università e mondo produttivo, il rischio è che il mismatch continui a frenare lo sviluppo.
Salerno chiude il 2025 con numeri che autorizzano un cauto ottimismo. La sfida del prossimo anno sarà trasformare le previsioni in occupazione stabile e qualificata, capace di trattenere talenti e sostenere una crescita duratura.


