Roberto Fico
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28 Gennaio 2026

Cristina Siciliano

Roberto Fico conferma il no al condono in Campania, il centrodestra insiste

Il presidente della Camera mantiene la sua posizione contraria, nonostante il tentativo del centrodestra di inserire un condono nel decreto Milleproroghe

Negli ultimi giorni, il dibattito sul condono edilizio in Campania è tornato al centro della politica locale. Il centrodestra ha presentato un emendamento al decreto Milleproroghe per introdurre una nuova possibilità di sanatoria, ma Roberto Fico, presidente della Camera dei deputati, ha ribadito la sua contrarietà a questo tipo di provvedimenti.

La misura proposta mira a regolarizzare alcune costruzioni realizzate senza autorizzazione, ma ha suscitato critiche da parte di diverse forze politiche e di associazioni ambientaliste. Stando a quanto riporta Fanpage, la posizione di Fico si mantiene ferma, sottolineando la necessità di rispettare la normativa vigente e tutelare il territorio.

Il condono nel Milleproroghe

Il centrodestra ha incluso un emendamento nel decreto Milleproroghe, approvato dal governo, con l’obiettivo di concedere una nuova sanatoria per le costruzioni abusive in Campania. L’emendamento prevede la possibilità di regolarizzare edifici realizzati senza permesso entro determinate condizioni, senza modificare il quadro generale della normativa edilizia nazionale.

L’iniziativa è stata presentata come una misura per risolvere situazioni di edilizia “anteriore”, ma ha subito suscitato reazioni critiche. Diverse opposizioni hanno sottolineato come un nuovo condono possa rappresentare un incentivo a violare le regole, invece di rafforzare la legalità.

La posizione di Roberto Fico

Roberto Fico ha confermato pubblicamente la sua opposizione al provvedimento. Intervistato da alcuni media, il presidente della Camera ha ribadito che non intende modificare la sua posizione rispetto ai condoni edilizi: “Resto della stessa opinione, il condono non è una soluzione ai problemi dell’urbanistica e del territorio”, ha dichiarato.

“Si tratta di emendamenti sul Milleproroghe. Aspetto di vedere il testo prima di commentare perché doveva essere nella legge di bilancio. Finché non vedo le norme approvate come legge dello Stato, parliamo di nulla”. Fico ha così commentato la notizia dei nuovi emendamenti presentati dal centrodestra, che chiedono la riapertura del condono edilizio del 2003, inizialmente inserito e poi stralciato dalla legge di bilancio. Il presidente ha evidenziato come la regolarizzazione delle costruzioni abusive debba avvenire nel rispetto della legge e senza premiare comportamenti che violano le normative edilizie. La sua posizione trova sostegno in diverse associazioni ambientaliste e in alcuni esponenti del centrosinistra.

Reazioni politiche e opinioni contrastanti

L’emendamento del centrodestra ha generato un ampio dibattito politico. Forze di minoranza e alcuni enti locali hanno espresso preoccupazioni per l’impatto ambientale e urbanistico della misura. In particolare, si è evidenziato il rischio di incentivare nuove violazioni della normativa edilizia.

Dall’altra parte, il centrodestra difende l’iniziativa, sostenendo che si tratta di un modo per regolarizzare situazioni preesistenti e risolvere conflitti burocratici con i cittadini. La proposta è attualmente in discussione e sarà valutata nel corso dell’iter parlamentare del Milleproroghe.

Condono edilizio - immagine repertorio

Cosa prevederebbe la riapertura del condono del 2003

Gli emendamenti presentati dal centrodestra prevedono che possano beneficiare della sanatoria edilizia le opere realizzate «in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche», così come interventi di ristrutturazione, restauri e manutenzione straordinaria eseguiti senza autorizzazioni.

Il condono, secondo la proposta, sarebbe esteso a tutto il territorio nazionale, salvo i casi di “insuscettibilità assoluta di sanatoria”. L’applicazione della norma sarebbe subordinata al rispetto delle disposizioni tecniche antisismiche e, per gli immobili situati in aree vincolate, alla normativa prevista dalla legge 47 del 1985. La disposizione prevede inoltre la sospensione di tutti i procedimenti e provvedimenti sanzionatori e giurisdizionali, anche di natura penale ed esecutiva, fino alla conclusione delle istanze di sanatoria presentate.

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