Tra Molise e Campania l’emergenza cinghiali mette in ginocchio il settore zootecnico. Coldiretti richiama l’autonomia dei Parchi nella gestione della fauna selvatica per tutelare la biodiversità e il reddito dei produttori.
Il direttore di Coldiretti Molise lancia l’allarme sul Parco del Matese: la fauna selvatica sta causando danni ingenti alle aziende agricole e zootecniche. Senza un piano di contenimento immediato, a detta del direttore, molte attività rischiano la chiusura definitiva. Di conseguenza solleva la necessità di intervenire per tutelare il territorio e garantire la sopravvivenza economica dei produttori locali nel pieno rispetto della biodiversità.
Proliferazione incontrollata di cinghiali
L’emergenza causata dalla proliferazione incontrollata dei cinghiali nel Parco Nazionale del Matese ha spinto i vertici del settore agricolo a un confronto urgente. A Campobasso, il direttore regionale di Coldiretti Molise, Aniello Ascolese, ha incontrato Riccardo Terriaca, rappresentante del comitato provvisorio del Parco e presidente di Confcooperative Molise, per discutere la gravità della situazione.
Durante il colloquio, i dirigenti hanno analizzato l’impatto devastante della fauna selvatica sulle colture e sulla sicurezza delle aree rurali tra Molise e Campania. Ascolese ha ribadito la necessità di adottare misure concrete, sottolineando come i danni ingenti subiti dalle aziende agricole e zootecniche stiano portando molte attività verso la chiusura. I rappresentanti hanno dunque concordato sulla priorità di definire un piano di contenimento efficace che bilanci la tutela ambientale con la salvaguardia dell’economia locale. L’obiettivo comune resta quello di proteggere il reddito degli agricoltori, garantendo al contempo la stabilità dell’ecosistema protetto.

Necessarie strategie per gestire la fauna selvatica
Il confronto tra i vertici di Coldiretti e il comitato del Parco Nazionale del Matese ha esteso l’analisi alle strategie necessarie per gestire l’intera fauna selvatica. Il direttore Aniello Ascolese ha delineato una visione in cui l’area protetta funge da volano per lo sviluppo economico, a patto però di risolvere le criticità attuali. Egli ha evidenziato come le imprese agricole e zootecniche rappresentino il cuore pulsante della produzione agroalimentare locale, ma ha denunciato una situazione insostenibile.
“Dal Parco nazionale del Matese potranno scaturire nuove possibilità di sviluppo economico dell’area – ha affermato Ascolese -. Tuttavia prima di arrivare a ciò occorre tutelare le aziende che da sempre vi operano. Mi riferisco alle imprese agricole e zootecniche, veri fiori all’occhiello della nostra produzione agroalimentare, che oggi vengono messe letteralmente in ginocchio dalla fauna selvatica che distrugge raccolti e spinge queste attività verso la chiusura” .
Secondo Ascolese, la fauna selvatica sta letteralmente mettendo in ginocchio le aziende, distruggendo sistematicamente i raccolti e minacciando la continuità operativa dei produttori. Il direttore ha ribadito che la tutela di queste realtà, considerate fiori all’occhiello del territorio, deve precedere qualsiasi altro progetto di valorizzazione. Senza interventi rapidi, il rischio concreto resta la chiusura delle attività, vanificando così ogni potenziale beneficio derivante dall’istituzione del Parco Nazionale.
Piani di contenimento e salvaguardia della biodiversità
Coldiretti ha richiamato l’attenzione sulle prerogative gestionali dei Parchi Nazionali, evidenziando come l’attuale divieto dell’attività venatoria non rappresenti un ostacolo insuperabile alla gestione del territorio. L’organizzazione ha sottolineato che queste aree protette detengono l’autorità per redigere in piena autonomia specifici piani di contenimento della fauna selvatica. Tale strumento normativo permette di intervenire direttamente sugli squilibri causati dalla proliferazione incontrollata degli animali, garantendo un’azione mirata ed efficace.
Secondo l’associazione, l’adozione di questi piani risulta fondamentale per conciliare due obiettivi strettamente interconnessi: la salvaguardia della biodiversità e la tutela delle imprese agricole locali. Coldiretti promuove quindi un modello di gestione proattiva che non si limiti alla conservazione passiva, ma che protegga attivamente il tessuto economico del Matese. Solo attraverso un controllo tecnico e rigoroso della fauna selvatica, le istituzioni possono impedire la distruzione dei raccolti e assicurare un futuro alle aziende che operano con sacrificio all’interno dei confini del Parco.
La sfida del Parco Nazionale del Matese, fiore all’occhiello tra Molise e Campania, risiede, di conseguenza, nel trasformare un vincolo ambientale in un’opportunità concreta. Il dialogo avviato tra Coldiretti e gli organi del Parco traccia la strada per una gestione consapevole, dove il piano di contenimento non è solo una misura d’emergenza, ma lo strumento indispensabile per garantire che la biodiversità e l’economia agricola possano finalmente coesistere e prosperare insieme.


