L’operazione della Polizia Provinciale di Caserta ha portato al ritrovamento di specie protette e carcasse in avanzato stato di decomposizione
Un massiccio intervento di contrasto al bracconaggio e alla detenzione illecita di fauna selvatica è stato messo a segno dalla Polizia Provinciale di Caserta nel comune di Orta di Atella. Gli agenti hanno rinvenuto e posto sotto sequestro oltre 200 volatili. Molti di questi erano appartenenti a specie protette. Inoltre erano stipati all’interno di un’abitazione privata in condizioni igieniche precarie. Una donna del posto è stata denunciata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord.
Il blitz e la scoperta della detenzione illecita
L’operazione è scattata a seguito di un’attenta attività di monitoraggio e intelligence condotta sul territorio dell’agro aversano. Gli agenti della Polizia Provinciale, agendo su preciso indirizzo del presidente della Provincia di Caserta, Anacleto Colombiano, hanno individuato l’edificio sospetto nel centro abitato di Orta di Atella. Una volta all’interno dei locali, gli operatori si sono trovati di fronte a uno scenario di grave degrado ambientale. Allo stesso tempo, hanno notato una notevole sofferenza animale.
Il coordinamento delle operazioni è stato affidato al comandante della Polizia Provinciale, Biagio Chiariello, che si è avvalso della preziosa collaborazione delle guardie zoofile venatorie della LIPU Campania, guidate da Giuseppe Salzano. La sinergia tra le forze dell’ordine e i volontari esperti nel riconoscimento delle specie ornitologiche ha permesso di catalogare rapidamente l’ingente numero di esemplari presenti. Molti di questi erano detenuti in gabbie anguste e non idonee alle necessità etologiche dei volatili.
Tra gli esemplari sequestrati spicca la presenza di numerosi cardellini (Carduelis carduelis), una specie la cui cattura e detenzione sono rigorosamente vietate dalla normativa nazionale e internazionale, poiché protetta dalla Convenzione di Berna e dalla legge 157/92. La detenzione di tali volatili alimenta spesso un mercato nero florido, legato a gare di canto o al collezionismo illegale, attività che l’operazione odierna ha duramente colpito.

Condizioni igieniche precarie e l’intervento dell’ASL
Ciò che ha reso l’intervento ancora più urgente è stato il riscontro delle pessime condizioni di salute degli animali e dell’ambiente circostante. Durante la perquisizione dei locali, gli agenti hanno rinvenuto sei volatili già privi di vita. I loro resti si presentavano in avanzato stato di decomposizione all’interno delle stesse strutture che ospitavano gli esemplari vivi. Tale circostanza ha evidenziato non solo il maltrattamento diretto degli animali. Ma ha mostrato anche un potenziale rischio sanitario.
A causa delle criticità igienico-sanitarie emerse nel corso del blitz, è stato richiesto l’intervento immediato del personale ispettivo dell’ASL competente per territorio. I medici veterinari hanno proceduto ai rilievi del caso per scongiurare pericoli di zoonosi o focolai infettivi derivanti dalla gestione incontrollata dei volatili. Inoltre, l’accumulo di deiezioni e carcasse rappresentava un ulteriore rischio. La situazione ambientale dell’abitazione è stata giudicata incompatibile con il benessere animale. Era anche potenzialmente pericolosa per la salute pubblica.
La donna coinvolta, risultata incensurata fino a questo momento, non ha saputo fornire alcuna documentazione che attestasse la legittima provenienza degli uccelli o il possesso di autorizzazioni per l’allevamento di specie selvatiche. Di conseguenza, è scattata la denuncia a piede libero per i reati di maltrattamento di animali (ex art. 544-ter del Codice Penale). Inoltre è accusata di detenzione illecita di specie protette.
Il trasferimento degli esemplari e il contrasto al bracconaggio
Al termine delle operazioni di rito e della messa in sicurezza del sito, tutti i 200 volatili ancora in vita sono stati prelevati e trasportati presso un Centro di Recupero Fauna Selvatica (CRFS). Qui, gli animali saranno sottoposti a un rigoroso protocollo di riabilitazione sotto la supervisione di veterinari specializzati. L’obiettivo è verificare se gli esemplari, dopo un periodo di osservazione e cure, possano essere reinseriti nel loro habitat naturale . In alternativa sarà valutato se la prolungata cattività ne abbia compromesso definitivamente le capacità di sopravvivenza in libertà.
Questa operazione si inserisce in un più ampio programma di controlli straordinari disposti dal Comando della Polizia Provinciale di Caserta su tutto il territorio provinciale. L’attenzione è rivolta in particolare alle zone di passaggio migratorio e ai centri urbani. In queste aree, il fenomeno dell’uccellagione e del commercio abusivo di avifauna continua a essere una piaga difficile da eradicare.
La tutela della biodiversità e il rispetto delle norme ambientali restano tra le priorità delle autorità locali. Il contrasto al bracconaggio, infatti, non riguarda solo la protezione della singola specie. Ma implica la salvaguardia dell’intero equilibrio ecosistemico del territorio campano, troppo spesso teatro di attività illegali legate allo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali.


