L’incidente nel pomeriggio. Carabinieri al lavoro per ricostruire la dinamica e verificare il rispetto delle norme di sicurezza
Un operaio di 58 anni è morto nel pomeriggio del primo giugno a Ercolano mentre stava effettuando operazioni di spurgo di un pozzo nero all’interno di un ristorante situato in via Benedetto Cozzolino. L’uomo sarebbe rimasto esposto a esalazioni ritenute al momento compatibili con gas presenti in ambienti sotterranei. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per i rilievi e per gli accertamenti sulla dinamica dell’accaduto.
La dinamica dell’incidente
Secondo le prime ricostruzioni riportate da le Cronache della Campania, ancora in fase di verifica da parte degli inquirenti, l’operaio stava lavorando all’interno della struttura per interventi di manutenzione legati allo spurgo del pozzo nero. Durante le operazioni si sarebbe verificata una situazione di criticità riconducibile alla presenza di gas accumulati nella cavità sotterranea. Gli ambienti confinati, come pozzi neri e fosse biologiche, possono infatti presentare condizioni di rischio elevate a causa della possibile presenza di sostanze tossiche o asfissianti. Tra queste rientrano gas come l’idrogeno solforato o altri composti che, in concentrazioni elevate, possono compromettere rapidamente le capacità respiratorie e la lucidità di chi vi entra senza adeguate protezioni. Le circostanze precise dell’incidente restano tuttavia al vaglio degli investigatori, che stanno ricostruendo la sequenza delle operazioni svolte e le condizioni in cui si trovava il sito al momento dell’intervento.
I soccorsi e l’intervento delle forze dell’ordine
L’allarme è scattato nel pomeriggio e ha portato all’intervento dei carabinieri della Tenenza di Ercolano. I militari hanno immediatamente avviato i rilievi tecnici e le verifiche necessarie a chiarire la dinamica dell’evento e l’eventuale rispetto delle normative di sicurezza previste per questo tipo di lavorazioni. Sono in corso accertamenti anche sulla posizione lavorativa dell’uomo e sull’azienda incaricata dello spurgo, al fine di verificare eventuali responsabilità e la corretta applicazione delle procedure previste per gli interventi in ambienti confinati. Le indagini mirano inoltre a stabilire se siano stati adottati dispositivi di protezione individuale e misure preventive adeguate, come previsto dalla normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro.
Gli interventi in pozzi neri, cisterne e spazi sotterranei rientrano tra le attività a maggior rischio secondo le linee guida sulla sicurezza sul lavoro. La normativa prevede l’adozione di protocolli specifici, tra cui la misurazione preventiva dell’atmosfera interna, la ventilazione forzata e l’utilizzo di dispositivi di protezione respiratoria.

Accertamenti su sicurezza e contratto di lavoro
Un ulteriore fronte dell’indagine riguarda la regolarità delle condizioni contrattuali e organizzative del lavoro svolto. I carabinieri stanno raccogliendo elementi utili a definire il quadro completo dell’intervento, inclusa l’eventuale presenza di ditte esterne e la catena di responsabilità tra committente e esecutore dei lavori.
L’attività investigativa coinvolge anche la verifica delle autorizzazioni e delle certificazioni necessarie per operare in contesti ad alto rischio, come previsto dalla normativa nazionale sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le indagini proseguono per accertare ogni aspetto utile a ricostruire con precisione quanto accaduto.


