Neonata
immagine di repertorio

14 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Neonate scambiate in culla ad Avellino, una madre risarcita con oltre 100 mila euro: l’errore scoperto dopo tre giorni durante una visita medica

Il Tribunale civile riconosce il danno psicologico subito dalla donna dopo lo scambio avvenuto nel 2017 in una clinica privata

Una madre coinvolta nello scambio di due neonate avvenuto in una struttura sanitaria privata di Avellino nel 2017 ha ottenuto un risarcimento superiore ai 100 mila euro. La sentenza di primo grado del Tribunale civile di Avellino ha riconosciuto la responsabilità della clinica per il danno psicologico provocato dall’errore nell’identificazione delle bambine. Le due neonate erano state affidate alle madri sbagliate subito dopo la nascita. Per circa tre giorni entrambe le donne si erano prese cura e avevano allattato una bambina che, in realtà, non era la propria figlia.

Lo scambio delle neonate dopo il parto

La vicenda risale al 2017 e riguarda due bambine nate a poche ore di distanza l’una dall’altra in una clinica privata di Avellino. Secondo quanto ricostruito nel procedimento civile, durante le operazioni successive al parto si verificò un errore nell’assegnazione delle neonate alle rispettive madri. Per alcuni giorni le due famiglie vissero una situazione inconsapevole: ciascuna madre accudiva una bambina diversa da quella partorita. Le donne cambiarono pannolini, si presero cura delle piccole e una delle due neonate venne anche allattata dalla madre alla quale era stata erroneamente affidata.

L’errore venne individuato soltanto successivamente, durante il periodo delle dimissioni dalla struttura sanitaria. Una delle bambine doveva essere sottoposta a una visita oculistica a causa di un gonfiore agli occhi. L’appuntamento medico portò all’incontro tra le due madri e alla scoperta dell’anomalia.

Ospedale - immagine di repertorio
Ospedale – immagine di repertorio

La scoperta attraverso i braccialetti identificativi e il test del Dna

Durante la visita, una delle donne iniziò a nutrire dubbi sulla corrispondenza tra la bambina e il codice identificativo riportato sul braccialetto utilizzato dalla struttura sanitaria. Dopo le verifiche interne, la direzione della clinica avviò gli accertamenti per chiarire quanto accaduto. La conferma definitiva arrivò attraverso l’esecuzione del test del Dna. Questo stabilì lo scambio delle due neonate e permise di ricondurre ciascuna bambina alla propria famiglia biologica.

Sul piano penale, la vicenda era stata archiviata perché l’accaduto era stato valutato come conseguenza di una grave negligenza. Non c’erano però gli elementi necessari per configurare un reato doloso. Il procedimento civile ha seguito un percorso diverso. Si è concentrato sui danni subiti dalla madre che ha presentato la richiesta di risarcimento.

Il risarcimento per il danno psicologico riconosciuto dal Tribunale

La sentenza del Tribunale civile di Avellino ha stabilito un risarcimento superiore ai 100 mila euro per una delle due madri coinvolte. La decisione riguarda esclusivamente la donna che ha promosso l’azione giudiziaria e rappresenta il primo pronunciamento civile sulla vicenda. La consulenza medico-legale disposta nel corso del procedimento ha evidenziato conseguenze rilevanti sul piano psicologico. Tra i disturbi riportati sono stati indicati insonnia, ansia, irritabilità, stato di allerta costante e ricordi persistenti legati all’episodio.

Gli accertamenti hanno inoltre evidenziato che, durante i giorni dello scambio, la neonata non era riuscita ad attaccarsi al seno della madre alla quale era stata affidata per errore. La pronuncia riconosce quindi il peso delle conseguenze emotive vissute dalla donna dopo aver scoperto che la bambina accudita nei primi giorni di vita non era sua figlia. La responsabilità attribuita alla struttura sanitaria riguarda le procedure adottate dopo la nascita. L’errore ha portato all’affidamento delle neonate alle madri sbagliate. La vicenda giudiziaria resta distinta per i due ambiti, penale e civile. Mentre il primo procedimento si è concluso con l’archiviazione, il giudizio civile ha riconosciuto un danno risarcibile nei confronti della madre che ha richiesto tutela davanti al Tribunale.

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