La chiusura della metropolitana ai Campi Flegrei per la presenza di anidride carbonica riaccende i disagi dei pendolari con navette insufficienti e collegamenti sempre più difficili con Napoli
La sospensione della metropolitana nei Campi Flegrei, legata alle verifiche sulla presenza di anidride carbonica, ha riacceso un problema molto ampio della mobilità nell’area flegrea. A subire le conseguenze sono soprattutto i pendolari, costretti a fare i conti con collegamenti ridotti e navette sostitutive considerate insufficienti. La vicenda, che si inserisce in un territorio già fragile per il fenomeno del bradisismo, sta generando forti tensioni sociali e politiche. Nel frattempo, cresce la preoccupazione per la gestione dei trasporti pubblici in caso di emergenze prolungate.
La posizione delle istituzioni e gli interventi annunciati
Dalla Regione Campania arriva la rassicurazione di un impegno costante per affrontare l’emergenza e garantire condizioni di sicurezza adeguate. Il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico assicura: “Stiamo lavorando giorno e notte su questo, se ne sta occupando in prima persona l’assessora alla protezione civile Fiorella Zabatta. Ci sono state molte riunioni per cercare delle soluzioni per non interrompere il servizio. Non è una cosa rapida e veloce, ma stiamo lavorando in ogni modo, deve esserci la massima sicurezza possibile”. Le soluzioni operative, però, tardano ad arrivare e la popolazione continua a vivere una fase di forte incertezza.

Il disagio quotidiano dei pendolari
Per chi ogni giorno deve spostarsi tra i Campi Flegrei e Napoli, la chiusura della metropolitana è un ulteriore aggravamento di una situazione già difficile. Le alternative disponibili non riescono a garantire tempi certi e collegamenti efficienti. Daniele, un pendolare che vive a Pozzuoli ma lavora a Toledo, spiega: “Da anni abbiamo difficoltà a spostarci con i mezzi pubblici, il servizio metropolitano è da sempre altalenante. Questa chiusura improvvisa, non sappiamo fino a quando, è la goccia che fa traboccare il vaso. Pozzuoli è isolata. E ad ogni piccola scossa torna lo spauracchio di noi pendolari: tutti in balia di bus sostitutivi, gestiti anche peggio. Dopo decenni di bradisismo, è assurdo non si riesca a trovare una soluzione in grado di garantire ai cittadini puteolani, che pagano biglietti e abbonamenti, mezzi di trasporto adeguati”.
Le difficoltà si amplificano ulteriormente per chi proviene dalle zone più periferiche dei Campi Flegrei e lavora a Napoli centro. I tempi di percorrenza sono aumentati in modo drastico, trasformando gli spostamenti in veri e propri percorsi a ostacoli. Un altro pendolare, Lorenzo, interviene dichiarando che arrivare dai Campi Flegrei a Napoli, dove lavora per un network di agenzie di viaggio, è diventato quasi impossibile. “Con il pullman, unica soluzione che mi evita cambi, ci lavoro quasi tre ore, come un viaggio intercontinentale, la chiusura della metro amplifica i nostri disagi e aleggia anche lo spettro di un’altra chiusura, questa volta programmata, da ottobre a gennaio in vista dei lavori di preparazione all’America’s Cup. Inconvenienti ancora più gravi se aggiungiamo che la nuova stazione di Pozzuoli della Cumana non è stata ancora riaperta”.
Le promesse di miglioramento del servizio
Sul fronte della gestione dei trasporti, RFI annuncia un progressivo rafforzamento delle corse e una riorganizzazione del servizio sostitutivo. “Il servizio progressivamente verrà incrementato, dalla prossima settimana i bus diventeranno programmati (ora sono solo emergenziali), quindi saranno pubblicati gli orari”. L’obiettivo dichiarato è quello di passare da una gestione emergenziale a una pianificazione più stabile, ma restano comunque parecchi dubbi sulla reale capacità di rispondere alla domanda quotidiana dei cittadini.
Ancora una volta, si evidenzia la forte fragilità strutturale della mobilità locale, aggravate da condizioni geologiche uniche in Europa. Non è solo un’emergenza, ma una questione sociale che incide di molto anche sul diritto al lavoro, sulla mobilità e sulla qualità della vita. Ora bisognerebbe andare oltre il servizio, ma costruire effettivamente un sistema di trasporti che sia forte, capace di reggere gli urti ambientali e le improvvise crisi senza lasciare intere comunità isolate.


