Bagnoli
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27 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Dal porto all’America’s Cup fino ai “lanzini” di Bagnoli, Clemente (ITC CNR): “Così nasce il museo diffuso dell’identità marittima”

Al Circolo Ilva di Bagnoli il convegno promosso dalla Fondazione Valenzi con l’ITC CNR rilancia il mare come patrimonio culturale e infrastrutturale della città

Un “processo virtuoso” attorno alla risorsa mare che intreccia innovazione, ricerca e tradizione, con l’obiettivo di costruire una nuova identità marittima per la città. È lo scenario delineato a Napoli nel corso del convegno “Identità marittima e patrimonio come bene comune”, ospitato al Circolo Ilva di Bagnoli e promosso dalla Fondazione Valenzi insieme all’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR. Al centro del dibattito, l’idea di un museo diffuso lungo la costa come strumento di valorizzazione culturale e sociale del territorio.

Il mare come bene comune nel confronto tra istituzioni e ricerca

L’incontro ha riunito rappresentanti istituzionali, mondo scientifico e associazioni per discutere il ruolo del mare come patrimonio condiviso della città. Ad aprire i lavori è stato Massimo Clemente, direttore dell’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR, che ha evidenziato come a Napoli sia in corso “un processo virtuoso attorno allo sviluppo della risorsa mare, in cui innovazione e tradizione possono convivere”. Nel suo intervento, Clemente ha sottolineato la necessità di leggere il mare non solo come infrastruttura economica, ma come elemento identitario. Il confronto ha messo in evidenza la volontà di costruire un approccio integrato che unisca trasformazioni urbane, ricerca scientifica e partecipazione civica.

La competizione velistica America’s Cup

Innovazione e tradizione tra America’s Cup e “lanzini” di Bagnoli

Uno dei passaggi centrali del dibattito ha riguardato il rapporto tra grandi eventi internazionali e memoria locale. Clemente ha richiamato da un lato il cantiere dell’America’s Cup e le sperimentazioni tecnologiche legate alla transizione ecologica, dall’altro la tradizione marinara rappresentata dai “lanzini”, le storiche imbarcazioni dei pescatori bagnolesi. “Da qui può nascere una vera comunità del mare, raccontata attraverso un museo diffuso lungo la costa napoletana”, ha spiegato Clemente, delineando un modello culturale che supera la logica del singolo spazio museale per estendersi all’intero litorale urbano.

L’idea del museo diffuso si inserisce in una più ampia riflessione sul patrimonio immateriale legato al mare, inteso come insieme di pratiche, saperi e memorie che caratterizzano l’identità dei quartieri costieri.

Riqualificazione della costa e investimenti infrastrutturali

Il tema della trasformazione urbana è stato affrontato anche dall’assessore comunale alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, che ha illustrato il programma di interventi previsti lungo il litorale. “L’America’s Cup è un acceleratore di interventi programmati”, ha dichiarato, sottolineando come l’obiettivo sia “valorizzare tutta la costa fino a San Giovanni a Teduccio con nuove infrastrutture, trasporti, bonifiche, un grande parco urbano”. Il progetto di riqualificazione viene così inserito in una strategia più ampia di rigenerazione del waterfront cittadino, che punta a coniugare accessibilità, sostenibilità ambientale e fruizione pubblica degli spazi.

Ricerca, cultura e nuovi progetti per il mare di Napoli

Accanto alla dimensione urbanistica, il convegno ha dato spazio ai progetti scientifici e culturali legati al mare. La Stazione Zoologica Anton Dohrn ha presentato il recupero degli edifici “Tre Bicchieri” e “Sei Bicchieri”, destinati a ospitare la Marine Farm con acquario, laboratori di ricerca e attività didattiche.

Secondo Claudia Gili, direttrice del Dipartimento Conservazione e Public Engagement, si tratta di un’iniziativa che punta a rafforzare il legame tra ricerca scientifica e divulgazione. Parallelamente, il presidente del Comitato d’Indirizzo della Fondazione Valenzi, Marco Alifuoco, ha richiamato il progetto “Agendo” come strumento per riportare la cultura al centro della sostenibilità, costruendo una comunità attorno al mare come bene identitario. Il confronto si è chiuso con gli interventi del Circolo Ilva Bagnoli, che ha ribadito il valore sociale delle attività sportive e della memoria industriale dell’area. “Qui convivono la memoria della fabbrica e quella della vita di mare”, ha osservato il consigliere Osvaldo Cammarota, evidenziando le difficoltà burocratiche ma anche la continuità dell’impegno per la valorizzazione del patrimonio locale.

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