cartello beni confiscati
cartello "beni confiscati alla mafia"
📍 Napoli

15 Maggio 2026

Martina Sarracino

A Napoli i beni confiscati alle mafie diventano simboli di rinascita. La presidente del Consiglio comunale Enza Amato: “La legalità non è un concetto astratto”

Napoli, i beni confiscati alla criminalità organizzata e alle mafie diventano della città: l’iniziativa per restituirli alla comunità

A Napoli i beni confiscati alla criminalità organizzata tornano a vivere e ad aprirsi alla città. È questo il senso di “Beni Confiscati Porte Aperte”, l’iniziativa promossa dal Comune di Napoli insieme alla Fondazione Polis e a Libera, presentata nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo. L’obiettivo è prevalentemente quello di trasformare luoghi un tempo simbolo del potere mafioso in spazi dedicati alla cultura, all’inclusione sociale e alla partecipazione dei cittadini. L’iniziativa ha un significato molto forte perché coincide con il trentesimo anniversario della Legge 109 del 1996. Si tratta, infatti, della norma che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Una legge considerata oggi come un modello da seguire anche a livello internazionale, capace di trasformare il contrasto alla criminalità in un’occasione concreta di riscatto per i territori.

Restituire i beni alla comunità

Dal 18 al 22 maggio associazioni, cooperative e realtà del Terzo Settore apriranno le porte dei beni loro assegnati per mostrare ai cittadini il lavoro svolto quotidianamente. In programma ci saranno visite guidate, workshop, laboratori didattici, incontri pubblici e attività culturali diffuse in diversi quartieri della città. L’obiettivo è far conoscere da vicino esperienze che spesso rappresentano veri presìdi di legalità. Molti immobili confiscati sono stati trasformati in centri sociali, scuole, sedi associative o cooperative che offrono servizi e opportunità lavorative soprattutto ai giovani e alle fasce più fragili della popolazione. Il calendario degli appuntamenti coinvolgerà l’intero territorio cittadino e offrirà una panoramica delle oltre mille esperienze di riutilizzo sociale attive in tutta Italia. Un modo, dunque, per raccontare come il patrimonio sottratto alla criminalità possa diventare una risorsa concreta per la collettività.

Le parole delle istituzioni

Nel corso della presentazione dell’iniziativa sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni cittadine, sottolineando il valore simbolico e sociale del progetto. “Aprire le porte dei beni confiscati significa mostrare ai cittadini che la legalità non è un concetto astratto, ma un valore che produce servizi, cultura e occupazione. In questi trent’anni“, ha detto Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli, “la città ha dimostrato che è possibile strappare spazi alla criminalità per restituirli alla dignità collettiva. Il Consiglio comunale sostiene con forza questo percorso, convinto che la trasparenza e la partecipazione siano i migliori anticorpi contro ogni forma di prevaricazione”.

Anche l’assessore alla Polizia locale e alla Legalità Antonio De Iesu ha evidenziato l’importanza dell’iniziativa come strumento di partecipazione e consapevolezza civile.“Questa iniziativa non è solo una celebrazione, ma un’operazione di trasparenza e consapevolezza. Vogliamo che i napoletani vedano con i propri occhi come un bene che un tempo era simbolo del potere criminale oggi sia diventato un centro sociale, una scuola o una cooperativa. È fondamentale, inoltre, sostenere la raccolta firme di Libera per destinare una quota del Fondo Unico di Giustizia al riuso sociale: servono risorse certe affinché questi presìdi di legalità possano essere messi in sicurezza e potenziati”.

Enza Amato, dal profilo Facebook ufficiale
Enza Amato, dal profilo Facebook ufficiale

Il legame con la memoria della strage di Capaci

L’iniziativa terminerà il 23 maggio, giornata in cui si ricorda l’anniversario della strage di Capaci, l’attentato mafioso in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. Concludere l’intero programma in una data così simbolica, vuol dire dimostrare a pieno e ribadire il legame forte tra la memoria delle vittime delle mafie e l’impegno quotidiano sui territori. Durante gli eventi, inoltre, sarà possibile firmare la petizione promossa da Libera per chiedere che il 2% del Fondo Unico di Giustizia, venga destinato ai progetti di rigenerazione dei beni confiscati stabilmente. Napoli, ancora una volta, trasforma luoghi sottratti alla criminalità in strumenti utili per la comunità, per la memoria, ma anche per la partecipazione cittadina e in vista del futuro. .

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