Franco Mirabella
📍 Soccavo

3 Gennaio 2026

Redazione Il Campano

Morto Franco Mirabella, l’accusa alla sanità campana prima dell’addio

Imprenditore napoletano, malato oncologico, aveva denunciato l’assenza di terapie riabilitative spinali: «Indotto al suicidio dal sistema». I funerali a Soccavo

Poco più di cinquant’anni, brillante, solare, circondato da amici e affetti. Franco Mirabella, imprenditore napoletano, ha affrontato fino all’ultimo una malattia dolorosa e invalidante con dignità e lucidità, trasformando la propria sofferenza in una denuncia pubblica contro le falle della sanità campana.
È morto il 2 gennaio, dopo mesi di battaglia non solo contro il cancro, ma contro un sistema che – come lui stesso aveva raccontato – gli aveva negato cure riabilitative essenziali.

La diagnosi e la lotta

La malattia non lasciava margini di speranza. Eppure Franco non aveva mai smesso di lottare, con la determinazione che lo aveva sempre contraddistinto come imprenditore e come uomo profondamente legato alla sua città, Napoli.

La sua battaglia non era soltanto personale: riguardava tutti quei pazienti che necessitano di riabilitazione spinale urgente, terapie che, se non somministrate in tempo, comportano la perdita irreversibile di funzioni vitali.

Le parole choc di agosto

Ai primi di agosto 2025, dai suoi canali social, Franco scriveva parole asciutte e durissime:

«Con poca sensibilità mi hanno detto che non ho speranze, né di tornare a camminare né di vivere con le metastasi. Che qui il letto serve e quindi dovrò andare via».

Parole che rivelano non solo la crudezza della diagnosi, ma anche la disumanizzazione percepita nel percorso di cura.

ospedale

La denuncia pubblica

In un’intervista a NapoliToday, Mirabella spiegava che tra la speranza e la disperazione c’erano numeri e codici:

«Ho sentito che con la corretta fisioterapia, quella con codice 28, potrei riprendermi. Ma a quanto pare i centri che la effettuano non rispondono o rifiutano la richiesta, senza fornire tempi o motivazioni. Ringrazio il sistema e chi ci amministra».

Una denuncia che puntava dritto al cuore dell’organizzazione sanitaria regionale.

«Indotto al suicidio dal sistema»

Il passaggio più drammatico arriva con un post Facebook che scuote l’opinione pubblica:

«Scelgo allora di essere un martire del sistema suicidandomi. Il mio gesto è per aiutare in futuro chi si troverà nelle mie condizioni. La Sanità in Campania può portare un malato come me a questo».

Un atto d’accusa che non parlava di un gesto individuale, ma di una responsabilità collettiva.

La riabilitazione spinale: il nodo irrisolto

Dal nosocomio napoletano dove era ricoverato, i medici spiegavano:

«Necessita di riabilitazione spinale che in Campania allo stato non è disponibile. Stiamo inviando la richiesta anche fuori regione, ma finora non si è liberato un solo posto».

In Campania, le terapie di questo tipo sono concentrate quasi esclusivamente presso il Maugeri di Telese, struttura con posti costantemente saturi.

Codice 28 e codice 75: cosa significano

L’alta specialità riabilitativa è classificata come:

  • Codice 75: gravi lesioni cerebrali (ictus, emorragie, traumi, anossie, tumori)
  • Codice 28: lesioni midollari e gravi polinevriti

In entrambi i casi, la tempestività della fisioterapia è decisiva. Eppure, i posti disponibili risultano largamente insufficienti, creando un imbuto tra ospedali e riabilitazione.

Un caso non isolato

La vicenda di Franco Mirabella richiama quella di Martina Russo, la giovane mamma rimasta gravemente ferita nel crollo della Vela Celeste, anche lei in attesa di terapie riabilitative adeguate. In quel caso, la mobilitazione sul web aveva acceso i riflettori su una crisi strutturale mai risolta.

L’ultimo tratto e l’addio

Alla fine Franco era stato accolto in una struttura campana. Lì ha combattuto fino all’ultimo, con il sogno di poter tornare a camminare.

Se n’è andato in silenzio, con lo stile che lo ha sempre contraddistinto. Prima di morire aveva telefonato agli amici di sempre, facendo gli auguri con un filo di voce che raccontava tutto.

Il ricordo della figlia

La figlia Stefania lo saluta con parole che raccontano più di qualsiasi cronaca:

«Un pilastro enorme della mia vita se ne va. Grazie per essere stato un padre eccellente. Se oggi sono una donna forte lo devo a te e a mamma. Proteggimi sempre».

I funerali

I funerali si terranno oggi alle ore 12.00 nella Parrocchia dei Santi Pietro e Paolo.

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