Nuovi accertamenti e richieste di approfondimento allungano i tempi dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico, rinviando sia l’incidente probatorio sia la definizione del risarcimento tra ospedale e famiglia
Si allungano i tempi dell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo. Il bambino di quasi due anni e mezzo è deceduto lo scorso 21 febbraio dopo essere stato sottoposto a un delicato trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli. Hanno rinviato due passaggi fondamentali della vicenda, sia sul fronte giudiziario sia su quello risarcitorio. Bisogna, infatti, consentire ulteriori approfondimenti ritenuti necessari dagli esperti incaricati e dalle parti coinvolte.
Proroga per l’incidente probatorio
L’incidente probatorio, disposto dal giudice Mariano Sorrentino e affidato ai consulenti tecnici il 3 marzo scorso, avrebbe dovuto concludersi entro 120 giorni. Tuttavia, è stata avanzata una richiesta di proroga. Quest’ultima, se accolta dal magistrato, porterà il termine complessivo a 150 giorni. La relazione tecnica potrebbe quindi essere depositata soltanto alla fine di ottobre. In questo modo si posticiperebbe uno dei momenti più importanti dell’intera inchiesta.
Secondo quanto emerso, la richiesta sarebbe motivata dalla necessità di effettuare ulteriori verifiche sul cuore donato, arrivato congelato da Bolzano, e di analizzare la documentazione acquisita dal Centro nazionale trapianti. Accertamenti che potrebbero contribuire a ricostruire con maggiore precisione tutte le fasi che hanno preceduto e seguito l’intervento chirurgico.
Slitta anche il confronto sul risarcimento
Anche il percorso finalizzato a un possibile accordo risarcitorio tra l’ospedale Monaldi e la famiglia Caliendo-Mercolino subirà un rinvio. L’incontro conclusivo, inizialmente previsto nelle scorse settimane, è stato spostato al prossimo 20 luglio. La famiglia del piccolo Domenico, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, ha consegnato nuova documentazione. Ora la struttura sanitaria intende esaminarla prima di proseguire il confronto. Una richiesta di approfondimento che ha determinato lo slittamento della procedura.
Tra gli atti recentemente depositati figurerebbero documenti che riguardano la presunta disponibilità di un secondo cuore proveniente da Bologna, che avrebbe potuto essere destinato al piccolo Domenico. Nella documentazione verrebbe inoltre affrontata la questione della temporanea esclusione del bambino dalla lista dei pazienti pediatrici candidati al trapianto proprio in quel periodo. Si tratta di elementi che saranno valutati nell’ambito delle verifiche tecniche e che potrebbero assumere rilievo nella ricostruzione complessiva della vicenda. Al momento, però, non è stata formulata alcuna conclusione definitiva sulle eventuali responsabilità.
Ancora in attesa di risposte
Il rinvio dei due procedimenti rappresenta un ulteriore allungamento dei tempi per una famiglia che da mesi attende di conoscere la verità su quanto accaduto al proprio figlio. Allo stesso tempo, gli approfondimenti richiesti testimoniano la volontà di analizzare ogni dettaglio disponibile prima di giungere a valutazioni definitive. L’obiettivo dell‘incidente probatorio resta quello di fornire un quadro tecnico il più possibile completo. Sul piano civile il confronto tra le parti prosegue nella ricerca di una soluzione che tenga conto di tutti gli elementi emersi nel corso delle indagini.
Vicende come quella del piccolo Domenico ricordano quanto sia delicato il mondo dei trapianti pediatrici. Ogni decisione viene presa in condizioni di estrema urgenza e complessità. Proprio per questo, è fondamentale che ogni passaggio venga ricostruito con il massimo rigore scientifico e giudiziario. La ricerca della verità è non solo un diritto della famiglia coinvolta. È anche uno strumento essenziale per rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema sanitario e per migliorare, se necessario, procedure che possono fare la differenza tra la vita e la morte.

