L’avvocato della famiglia sostiene che il cuore del bimbo sia stato scollegato prima dell’arrivo dell’organo nuovo
La morte del piccolo Domenico, avvenuta dopo un trapianto cardiaco eseguito il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, continua a essere al centro di interrogativi e contestazioni. Secondo l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, esisterebbe una discrepanza temporale significativa tra il momento in cui il cuore del bambino è stato scollegato e quello in cui è arrivato l’organo donato. Questa discrepanza avrebbe possibili implicazioni sull’andamento dell’intervento.
La versione del legale
In una dichiarazione resa pubblica oggi, Petruzzi ha affermato di aver esaminato la scheda relativa al tracciato di circolazione extracorporea del paziente. Da questa scheda risulterebbe che il «punto di non ritorno», ossia il momento in cui il cuore del piccolo è stato fermato, sia stato raggiunto alle 14:18. Invece il cuore nuovo sarebbe arrivato alle 14:30. Stando al legale, questa discrepanza di circa 12 minuti sarebbe significativa e potrebbe confermare il sospetto che il cuore di Domenico sia stato tolto «con eccessivo anticipo». Di conseguenza, l’utilizzo dell’organo donato sarebbe diventato inevitabile anche se in condizioni non ottimali.
La tempistica dell’intervento e il «no way back point»
Secondo quanto riferito dall’avvocato Petruzzi, l’elemento centrale della contestazione riguarda la cosiddetta «scheda Cec», il documento che registra i parametri della circolazione extracorporea durante l’intervento. Tale documento, inizialmente non rintracciato nella cartella clinica della documentazione fornita alla famiglia, sarebbe stato successivamente individuato grazie alla collaborazione dell’ospedale Monaldi.
Dalla scheda emergerebbe che il cuore di Domenico è stato scollegato dal suo organismo attraverso la procedura di clampaggio aortico alle 14:18. Questo momento, definito «no way back point» (punto di non ritorno), indica l’istante in cui il paziente non può più essere sostenuto adeguatamente senza l’organo trapiantato o senza il supporto di macchinari. Secondo Petruzzi, la famiglia e in particolare Patrizia — una delle fonti citate dal legale — avrebbero riferito che il cuore nuovo sarebbe giunto in reparto alle 14:30. Si è quindi verificato un ritardo rispetto al momento critico dell’operazione. Questa sequenza temporale è al centro delle critiche della famiglia, che parla di gestione impropria della fase più delicata dell’intervento.

La versione dell’ospedale e la documentazione clinica
In serata, però, l’Azienda ospedaliera dei Colli ha diffuso una nota ufficiale in cui definisce “infondate” le dichiarazioni dell’avvocato Petruzzi. Nel comunicato si precisa che il tracciato di circolazione extracorporea non è mancante dalla documentazione clinica del piccolo. Esso costituisce un allegato della cartella clinica, contrariamente a quanto sostenuto dal legale.
L’azienda sottolinea di aver consegnato l’intero fascicolo, comprensivo del tracciato, all’autorità giudiziaria il 20 gennaio 2026, come previsto dalle procedure di indagine. In seguito il fascicolo è stato consegnato successivamente alla famiglia il 19 febbraio 2026. Inoltre, il documento è stato nuovamente acquisito in data 23 febbraio 2026 dai carabinieri del Nas. Questi ultimi hanno confermato la presenza del tracciato all’interno della cartella clinica già consegnata.
La disputa odierna verte non sulla natura tecnica del tracciato, ma sulla sua presenza o meno nella documentazione consegnata all’esterno dell’ospedale. Per la famiglia, l’assenza di questo elemento avrebbe potuto costituire un ostacolo alla comprensione della dinamica dell’intervento. Per l’Azienda ospedaliera dei Colli, al contrario, il documento è sempre stato parte integrante della cartella clinica, correttamente consegnato e acquisito dalle autorità.
La famiglia di Domenico ha ribadito la propria fiducia nelle autorità competenti affinché venga fatta piena luce sulla dinamica dell’intervento, mentre l’ospedale Monaldi ha confermato la volontà di collaborare con tutte le istituzioni chiamate ad accertare i fatt


