stalking Baronissi
📍 Aversa

8 Luglio 2026

Martina Sarracino

Minaccia, pedina e violenta due ragazze minorenni: 40enne di Aversa condannato a 10 anni di reclusione

Arriva la condanna a oltre 10 anni per l’uomo accusato di violenza su due minorenni, la sentenza del tribunale di Monza: pena più severa rispetto alla richiesta della Procura

È arrivata la condanna per Gabriele Picciulli, 40enne originario di Aversa, in provincia di Caserta, accusato di aver pedinato, sequestrato e violentato due adolescenti di 15 e 16 anni. Il tribunale di Monza ha inflitto una pena di 10 anni e mezzo di reclusione. Una decisione più severa rispetto ai 7 anni richiesti dalla Procura. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato, una scelta che consente all’imputato di ottenere uno sconto di pena rispetto al rito ordinario. Il giudice Elena Sechi, tuttavia, ha ritenuto non adeguata la richiesta avanzata dall’accusa, valutando la gravità delle contestazioni mosse nei confronti dell’uomo. La condanna riguarda i reati di violenza sessuale, rapina e sequestro di persona. Per le vittime è stato inoltre riconosciuto un risarcimento dei danni con una provvisionale immediatamente esecutiva: 50mila euro per ciascuna delle due ragazze e 5mila euro per i familiari che si sono costituiti parte civile.

Il drammatico episodio avvenuto nell’estate del 2025

Secondo quanto ricostruito durante le indagini, i fatti risalgono all’agosto del 2025. Le due ragazze si trovavano in un parco urbano insieme ai genitori, ma avevano deciso di rientrare a casa prima del previsto. L’abitazione si trovava in una zona al confine tra Sesto San Giovanni e Milano. Proprio durante il tragitto verso casa, secondo l’accusa, sarebbe iniziato il pedinamento. L’uomo avrebbe seguito le adolescenti fino al palazzo, riuscendo a entrare nel portone e poi a salire con loro in ascensore. Una volta raggiunto il pianerottolo, la situazione sarebbe degenerata. L’uomo avrebbe minacciato le ragazze utilizzando un cacciavite e sarebbe entrato nell’abitazione, dove avrebbe compiuto la violenza.

L’allarme dei genitori e l’intervento delle forze dell’ordine

La vicenda è emersa quando i genitori delle ragazze sono rientrati a casa e hanno notato la situazione, facendo scattare immediatamente l’allarme alle autorità attraverso una chiamata al 112. Un elemento decisivo nelle indagini sarebbe stato il segnale di uno dei telefoni cellulari sottratti alle giovani. Il dispositivo ha permesso agli investigatori di individuare la posizione dell’uomo, che si trovava a poche centinaia di metri dall’abitazione. Le indagini hanno quindi portato all’identificazione dell’indagato e successivamente al processo conclusosi con la condanna.

Polizia di Stato

Una ferita profonda per le vittime e per la comunità

I casi di violenza contro minori rappresentano tra le forme più gravi di abuso, perché colpiscono persone in una fase delicata della crescita e possono lasciare conseguenze profonde sul piano psicologico ed emotivo. La risposta della giustizia, oltre all’accertamento delle responsabilità penali, deve essere accompagnata da un percorso di sostegno per le vittime e le loro famiglie. Il riconoscimento dei danni economici rappresenta solo una parte del percorso: altrettanto importante è garantire protezione, ascolto e assistenza.

Una vicenda che invita a riflettere sul ruolo che la società può avere nella prevenzione della violenza. La sicurezza dei ragazzi e delle ragazze non può essere considerata soltanto una questione privata o familiare, ma riguarda l’intera comunità. Educazione al rispetto, attenzione ai segnali di rischio e capacità di intervenire davanti a situazioni sospette sono strumenti fondamentali per costruire ambienti più sicuri. Ogni denuncia ascoltata e ogni vittima sostenuta rappresentano un passo verso una società in cui la violenza non venga mai normalizzata né ignorata.

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