michele de stefano solofra
Michele De Stefano
📍 Solofra

2 Luglio 2026

Redazione Il Campano

Solofra in lutto per Michele De Stefano, il giovane prof che insegnava ai ragazzi più fragili

Insegnante di sostegno e dirigente della SLZ Basket, si era laureato poche settimane prima della morte. Oggi i funerali nella Collegiata di San Michele Arcangelo

Solofra piange Michele De Stefano, professore e dirigente sportivo morto all’età di soli 30 anni. La sua scomparsa ha attraversato in poche ore tutta la comunità, generando un’ondata di dolore sui social, tra messaggi di affetto, ricordi personali e testimonianze di chi aveva condiviso con lui la scuola, il basket e la vita quotidiana.

Michele era un insegnante di sostegno e aveva scelto di dedicare il proprio lavoro ai ragazzi più fragili. La malattia non gli aveva tolto la voglia di costruire, progettare e raggiungere nuovi traguardi. Poche settimane prima della morte si era laureato in Tecniche e Scienze Bancarie, realizzando uno dei suoi desideri più importanti.

Le parole pronunciate negli ultimi giorni raccontano meglio di qualsiasi altra descrizione il modo in cui aveva scelto di guardare alla propria esistenza: “Ho vissuto una bella vita. Sono stato felice. Ho incontrato il mio grande amore, mi sono laureato, ho viaggiato. Ho vissuto”.

Il dolore della famiglia

A dare il triste annuncio sono stati i genitori Nicola e Barbara, la sorella Katia, la fidanzata Maria, le nonne Caterina e Rosa, il cognato Sabatino, gli zii, le zie, i cugini, gli amici e tutti i familiari.

La morte di un giovane di appena 30 anni lascia un vuoto che nessuna parola riesce davvero a colmare. Nel caso di Michele, quel dolore si allarga a una comunità intera, perché il suo percorso aveva intrecciato mondi diversi: la famiglia, la scuola, lo sport e l’associazionismo.

Nelle ore successive alla notizia, centinaia di persone hanno affidato ai social un ricordo, un messaggio o una fotografia. Non soltanto parole di cordoglio, ma racconti capaci di restituire il carattere di un ragazzo che aveva saputo essere presente nella vita degli altri.

L’insegnamento come missione

Michele lavorava come insegnante di sostegno. Aveva scelto di affiancare gli studenti più fragili, trasformando la professione in una forma concreta di responsabilità.

Il sostegno scolastico richiede capacità di ascolto, sensibilità e presenza quotidiana. Per Michele non era soltanto un incarico, ma una missione costruita attorno alla convinzione che nessun ragazzo dovesse sentirsi lasciato indietro.

La sua scomparsa colpisce quindi anche il mondo della scuola, i colleghi, gli studenti e le famiglie che avevano potuto conoscere il suo modo di lavorare e di stare accanto ai giovani.

La laurea raggiunta durante la malattia

La malattia non aveva fermato il suo desiderio di futuro. Poche settimane prima di morire, Michele era riuscito a conseguire la laurea in Tecniche e Scienze Bancarie.

Un traguardo che assume oggi un valore ancora più profondo. Non soltanto un titolo accademico, ma la dimostrazione della volontà di continuare a vivere pienamente, senza rinunciare ai propri sogni.

Nelle sue ultime parole, la laurea compare accanto all’amore, ai viaggi e alla felicità. Elementi diversi, ma uniti dalla consapevolezza di avere vissuto una vita autentica e ricca di esperienze.

Il basket e l’impegno nella SLZ Solofra

Un altro capitolo fondamentale della vita di Michele era il basket. La SLZ Basket Solofra, società nella quale aveva ricoperto il ruolo di dirigente, è stata tra le prime realtà a comunicare pubblicamente la sua scomparsa.

Il club ha ricordato l’impegno profuso dal giovane nella crescita del progetto sportivo cittadino e il contributo offerto al raggiungimento di diversi traguardi societari.

Anche nello sport Michele aveva trovato un luogo di comunità. Non soltanto partite e risultati, ma relazioni, responsabilità e attenzione verso i più giovani.

La sua presenza nella società sportiva aveva contribuito a rafforzare un progetto che oggi si ritrova a fare i conti con un’assenza pesante.

Le ultime parole: “Sono stato felice”

“Ho vissuto una bella vita. Sono stato felice. Ho incontrato il mio grande amore, mi sono laureato, ho viaggiato. Ho vissuto”.

La frase attribuita a Michele nei suoi ultimi giorni è diventata il messaggio con cui Solofra lo sta ricordando.

Non contiene rabbia o rimpianto, ma una dichiarazione di gratitudine verso la vita. È proprio questo a rendere quelle parole particolarmente forti: la capacità di riconoscere ciò che era stato vissuto, anche davanti alla sofferenza.

Il riferimento al “grande amore” è rivolto alla fidanzata Maria, accanto alla quale Michele aveva condiviso una parte importante del proprio cammino.

La raccolta fondi per la ricerca

Il desiderio di Michele era che la propria esperienza potesse aiutare altri giovani chiamati ad affrontare la stessa malattia.

Per rispettare questa volontà, la fidanzata Maria, l’amico Nicola, Alessandro Maffei e un gruppo di amici hanno promosso una raccolta fondi destinata alla ricerca.

La risposta è stata immediata. In poco tempo, centinaia di persone hanno aderito, trasformando il cordoglio in un gesto concreto di solidarietà.

È forse questa la forma più profonda con cui la comunità può custodire il suo ricordo: non fermarsi al dolore, ma trasformarlo in un aiuto per chi affronta la malattia e per chi lavora ogni giorno alla ricerca di nuove cure.

Collegiata di San Michele Arcangelo
Collegiata di San Michele Arcangelo

I funerali nella Collegiata di San Michele Arcangelo

Le esequie si svolgeranno oggi, giovedì 2 luglio. Il corteo funebre partirà dalla Cappella di San Sebastiano, adiacente alla chiesa di Sant’Andrea Apostolo, per raggiungere la Collegiata di San Michele Arcangelo.

Il rito funebre sarà celebrato alle ore 10.30. La famiglia ha chiesto di non portare fiori, ma di compiere opere di bene.

Una scelta coerente con il messaggio lasciato da Michele e con la raccolta fondi già avviata dagli amici. Anche l’ultimo saluto diventa così un invito alla solidarietà e all’attenzione verso gli altri.

Solofra custodisce il suo ricordo

Michele De Stefano lascia la famiglia, la fidanzata, gli amici, gli studenti e il mondo del basket. Lascia però anche un’eredità fatta di impegno, coraggio e gratitudine.

A soli 30 anni aveva già raggiunto traguardi importanti e costruito legami profondi. Aveva insegnato ai ragazzi più fragili, contribuito alla crescita dello sport cittadino, trovato l’amore, viaggiato e completato il proprio percorso di studi.

Solofra oggi lo saluta con dolore, ma anche con la responsabilità di non disperdere il messaggio contenuto nelle sue ultime parole. “Ho vissuto” diventa così non soltanto il bilancio di una giovane vita, ma un invito a riconoscerne il valore e a trasformarne il ricordo in bene per gli altri.

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