Martina Carbonaro
Martina Carbonaro

26 Giugno 2026

Cristina Siciliano

Martina Carbonaro, in aula il carabiniere del ritrovamento: «La sua mano sbucava tra i rifiuti nel casolare abbandonato»

In Corte d’Assise a Napoli, il militare ripercorre il momento del ritrovamento del corpo di Martina Carbonaro, studentessa 14enne uccisa ad Afragola

In Aula 115 della Corte d’Assise di Napoli è stata ricostruita la fase del ritrovamento del corpo di Martina Carbonaro, la studentessa di 14 anni uccisa a maggio 2025 ad Afragola. A testimoniare, secondo quanto riporta Il Mattino, è stato il carabiniere che partecipò alle ricerche all’interno del Casolare Moccia, nei pressi dello stadio cittadino. La deposizione ha riportato i momenti immediatamente precedenti al rinvenimento del cadavere.

Il terzo sopralluogo nel Casolare Moccia

Secondo quanto riporta Il Mattino, il ritrovamento è avvenuto durante il terzo sopralluogo effettuato dalle forze dell’ordine nell’area del Casolare Moccia, poco dopo la mezzanotte del 28 maggio 2025. L’edificio abbandonato era già stato oggetto di precedenti verifiche, nel quadro delle ricerche avviate dopo la scomparsa della studentessa. Il carabiniere ha descritto le operazioni svolte all’interno della struttura, caratterizzata da ambienti in stato di degrado e da accumuli di materiali di risulta. In particolare, ha raccontato che, durante l’ispezione di un vano, un collega ha spostato un armadio presente sul posto, appoggiandolo a terra per poter verificare meglio lo spazio retrostante. È stato in quel momento che la torcia ha illuminato l’area nascosta.

Martina Carbonaro
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La testimonianza del carabiniere in Aula 115

Nel corso della deposizione, sempre secondo Il Mattino, il militare ha ricostruito con precisione la sequenza dei fatti. «Il mio collega sposta un armadio, lo mette a terra e mette istintivamente la torcia verso il vano che si è creato… il mio collega esclama una parolaccia… momenti di silenzio e anche io mi lascio andare a una parolaccia», ha riferito in aula.Il carabiniere ha poi spiegato che, illuminando lo spazio, sono stati individuati elementi compatibili con la presenza di un corpo umano: «Vediamo una mano, un ginocchio, un paio di jeans di colore chiaro compatibile con quello che aveva addosso Martina». Le parole sono state pronunciate davanti alla Corte, in un’aula segnata da forte tensione emotiva.

La ricostruzione ha evidenziato il momento del primo contatto visivo con i resti della giovane, avvenuto in un contesto operativo complesso e caratterizzato da forte impatto emotivo anche per gli operatori intervenuti.

Il contesto dell’udienza e le reazioni in aula

L’udienza si è svolta in un clima definito di forte partecipazione emotiva. Presenti i genitori della vittima: la madre, Enza Cosentino, ha avuto un momento di forte crisi durante la deposizione, portando le mani al volto e lasciandosi andare al pianto, tanto da dover interrompere temporaneamente la permanenza in aula.

Anche il padre, Marcello Carbonaro, è apparso visibilmente provato durante la ricostruzione dei fatti. L’imputato Alessio Tucci, indicato dagli atti come autore dell’omicidio, ha preso parte al processo in videoconferenza. È assistito dal penalista Mario Mangazzo. In aula erano presenti anche le parti civili, tra cui la Fondazione Polis, il Comune di Afragola e il Centro aiuto al minore, rappresentati dai rispettivi legali. La loro partecipazione si inserisce nel quadro delle costituzioni di parte civile nel procedimento.

Le fasi dell’indagine e il valore della testimonianza

La deposizione del carabiniere rappresenta uno dei passaggi chiave del dibattimento, poiché ricostruisce il momento esatto del ritrovamento del corpo della studentessa. Le operazioni di ricerca, condotte nei giorni precedenti, avevano interessato più volte l’area del Casolare Moccia, ritenuta dagli investigatori un possibile punto di interesse. La testimonianza ha consentito di chiarire le modalità con cui è stato individuato il corpo e le condizioni del luogo al momento del rinvenimento. Elementi che confluiranno nel quadro probatorio complessivo valutato dalla Corte d’Assise nel corso del processo.

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