1 Giugno 2026

Fabio Iuorio

Festa della Madonna della Pace 2026 a Giugliano: tra devozione secolare, spettacolo e polemiche

Dal 23 al 30 maggio la città si è fermata per la sua compatrona: concerti, fuochi pirotecnici e un rito antico che divide l’Italia.

Giugliano in Campania vive ogni anno, nei giorni a ridosso della Pentecoste, una delle feste religiose più sentite dell’intera area metropolitana di Napoli: i solenni festeggiamenti in onore di Maria Santissima della Pace, compatrona della città. Per l’edizione 2026 le celebrazioni sono entrate nel vivo il 23 maggio, con un programma articolato tra riti religiosi e spettacoli civili. Un appuntamento che quest’anno ha guadagnato rilievo nazionale, non solo per la ricchezza del cartellone, ma anche per le polemiche esplose sui social attorno al rito più iconico della festa: il Volo dell’Angelo.

Le origini: una statuetta, un carro di buoi e la pace ritrovata

La storia della Madonna della Pace affonda le radici in un passato lontano e denso di significati. La tradizione vuole che il simulacro (una statuetta raffigurante la Pietà, di probabile origine bizantina) sia stato ritrovato da contadini mentre lavoravano i campi. Caricato su un carro di buoi, il simulacro fu trasportato verso Giugliano: i buoi si fermarono spontaneamente nel luogo in cui oggi sorge il Santuario dell’Annunziata, in Piazza Annunziata, e lì fu deciso di collocarlo. Il titolo di “Madonna della Pace” non è casuale: la leggenda vuole che al suo arrivo in città alcune famiglie in lotta fra loro si riconciliassero ai piedi del simulacro.

Un atto di mediazione miracolosa che ha consegnato a questa Madonna un ruolo identitario profondo, ben oltre la semplice devozione religiosa. La festa si celebra ogni anno dalla vigilia di Pentecoste fino alla domenica della Santissima Trinità. Il sabato che precede la Pentecoste segna l’apertura ufficiale con la traslazione solenne del simulacro dalla Cappella dell’Epitaffio, sita lungo il Corso Campano, fino a Piazza Annunziata, dove viene intronizzato sul carro trionfale. Un rito d’inizio che è già, di per sé, un evento collettivo di straordinaria intensità emotiva, capace di richiamare migliaia di fedeli dalle strade del centro storico.

Madonna della Pace Giugliano

Il programma 2026: sacro e profano, fede e intrattenimento

Lo slogan scelto per questa edizione, “È qui, è pace“, racchiude con efficacia il doppio registro della manifestazione: spirituale e civico insieme. Le celebrazioni religiose comprendono i tradizionali Sette Lunedì dedicati a incontri di preghiera e riflessione presso il Santuario, la questua per i quartieri della città, le processioni eucaristiche e la Via Crucis Vivente. Un calendario liturgico che scandisce le settimane con rigore e partecipazione popolare autentica.

Ma la festa è anche spettacolo, e il programma civile dell’edizione 2026 non delude le attese. Il 28 maggio si è tenuto “Una voce per la pace – Giugliano Festival“, contest dedicato alla musica emergente condotto da Francesco Mennillo con la madrina d’eccezione Giusy Attanasio, voce amata della canzone napoletana contemporanea. Il concerto clou è stato invece quello di Andrea Sannino, cantautore partenopeo tra i più apprezzati del momento, andato in scena il 29 maggio alle ore 21:00 nell’area mercato, con apertura affidata a Fatima Trotta.

Una scelta con cui l’amministrazione comunale ha puntato su un artista capace di parlare direttamente alla pancia della città, interprete di una napoletanità popolare e autentica che si sposa perfettamente con il clima festivo. Non sono mancati gli spettacoli pirotecnici, attesi come sempre con grande entusiasmo dalla cittadinanza. I fuochi d’artificio restano da sempre uno degli elementi più identitari della festa: ogni anno trasformano il cielo di Giugliano in una tela luminosa, punteggiata di colori e boati che si sentono fino ai comuni limitrofi. Per il 2026, gli organizzatori avevano promesso una sorpresa definita “uno spettacolo mai visto prima”, alimentando curiosità e aspettative ben prima dell’inizio dei festeggiamenti.

Il Volo dell’Angelo: patrimonio immateriale sotto accusa

Nessun elemento della festa genera emozioni forti quanto il Volo dell’Angelo: una bambina vestita da angelo, legata a un robusto cavo d’acciaio attraverso un sistema di carrucole, discende lentamente dall’alto di un palazzo verso il simulacro della Madonna intronizzata sul carro trionfale. Canta, incensa l’immagine sacra, libera colombe e lancia petali di fiori sulla folla. Poi risale. La piazza trattiene il fiato, poi esplode in applausi. Il rito si ripete quattro volte nell’arco della settimana di festa, con bambine diverse che si alternano nel ruolo: due nella giornata del lunedì dopo la Pentecoste, mattina e sera, e due nella domenica successiva.

Le origini documentate del Volo risalgono almeno al Settecento: una relazione del 1749 lo colloca in Piazza Mercato (l’odierna Piazza Matteotti) dove gli edifici erano più alti e lo spazio più ampio. Nel tempo il percorso si è spostato davanti al Santuario dell’Annunziata, e nel 1898, con la costruzione di una torretta sul palazzo De Girolamo, ha assunto la conformazione attuale: partenza da palazzo De Girolamo, arrivo a palazzo Pianese.

La polemica

Oltre due secoli e mezzo di storia, dunque, alle spalle di un gesto rituale che quest’anno è finito al centro di un dibattito nazionale: le immagini del Volo 2026 hanno infatti fatto rapidamente il giro dei social, scatenando una polemica accesa. Il deputato Francesco Emilio Borrelli, dell’Alleanza Verdi e Sinistra, ha pubblicato sui propri canali il video del rito denunciandone la pericolosità, con parole forti che hanno mobilitato migliaia di utenti. I commenti si sono divisi nettamente: da un lato chi ha definito il rito “roba da medioevo” e ha chiesto l’intervento delle autorità; dall’altro chi ha risposto con altrettanta fermezza rivendicando il valore del Volo come “identità collettiva, memoria storica e devozione popolare”.

Quel che i detrattori sembrano ignorare, o scelgono di non citare, è che il Volo dell’Angelo di Giugliano è riconosciuto ufficialmente nell’IPIC, l’Inventario del Patrimonio Culturale Immateriale Campano: prima di concedere tale riconoscimento, la Regione Campania ha verificato che fossero garantite la sicurezza dell’evento e la tutela dei diritti dei minori coinvolti. Le bambine protagoniste vengono estratte a sorte tra le candidate (quattro più una riserva) e il sistema di imbracatura è controllato e certificato. La spettacolarizzazione mediatica del rischio, in questo caso, dice molto di più sulla logica dei social che sulla realtà di una tradizione viva e tutelata.

Difendere la tradizione significa difendere Giugliano

Tenere viva la tradizione del Volo dell’Angelo non è un atto di arretratezza culturale, ma un gesto politico e civile nel senso più alto del termine. Giugliano è una delle città più grandi del Mezzogiorno, eppure nel dibattito pubblico nazionale il suo nome compare quasi esclusivamente associato a due narrazioni: la camorra e la Terra dei Fuochi. Criminalità organizzata e veleni interrati. Quando la Festa della Madonna della Pace torna a riempire Piazza Annunziata di fedeli, famiglie, bambine vestite da angeli e fuochi che illuminano il cielo, Giugliano si riprende la propria narrazione. Afferma, con la forza silenziosa della devozione collettiva, che esiste un’altra storia da raccontare: quella di una comunità che ha radici, che le cura, che le tramanda.

Ogni anno che il Volo dell’Angelo si compie è un anno in cui Giugliano dice al resto del Paese che non si riduce alle sue emergenze. Le tradizioni popolari non sono folklore da museo, ma il tessuto connettivo di una comunità, il codice attraverso cui una città si riconosce e si racconta. Lasciarle spegnere o demolirle per accontentare l’indignazione di chi le giudica senza conoscerle significherebbe togliere a Giugliano uno degli strumenti più potenti che ha per ricostruire la propria immagine e il proprio orgoglio civico.

Una festa che racconta Giugliano

La Festa della Madonna della Pace non è solo liturgia e spettacolo: è uno specchio fedele di Giugliano, città complessa e spesso fraintesa, capace di custodire una propria identità culturale profonda e radicata. La devozione per la “Zingarella” (come la chiamano affettuosamente i giuglianesi) attraversa generazioni, quartieri, strati sociali diversi. È un legame che sopravvive alla modernità, alle polemiche e alle semplificazioni mediatiche, rinnovandosi ogni anno con la stessa intensità. Quando una bambina si solleva in volo sopra Piazza Annunziata tra gli applausi e le lacrime dei presenti, Giugliano non è la città delle cronache negative: è una comunità che si riconosce, si abbraccia, celebra se stessa e, come vuole la leggenda delle famiglie riconciliate cinque secoli fa, trova ancora una volta la sua pace.

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