Il vice presidente del Consiglio Regionale della Campania racconta la sua ‘Storia di una famiglia imperfetta’: tra l’amore per Alba, il legame con Florinda e la sfida politica per un welfare che non lasci indietro nessuno
C’è un rumore sordo, quasi di assestamento, nel gesto di svuotare una casa: è il suono degli oggetti che passano di mano, di un’eredità che smette di essere polvere per farsi memoria. Luca Trapanese, vicepresidente del Consiglio Regionale della Campania, lo ha avvertito tra le stanze di Florinda, la donna che lo ha adottato da adulto poco prima che lui, a sua volta, diventasse il padre di Alba. In questo cortocircuito generazionale, dove i ruoli si invertono e i confini sfumano, Trapanese ha compreso che le radici non sono un dato biologico, ma storie da abitare. Oggi, l’uomo delle istituzioni si mette a nudo lontano dai protocolli, rivelandosi il nodo centrale di una rete di affetti che scardina ogni definizione preconcetta di “famiglia”. Il suo ultimo libro, Storia di una famiglia imperfetta (Salani Editore), è il diario di bordo di un viaggio che attraversa l’adozione, la disabilità e la bellezza del limite. È il racconto di una “rivoluzione gentile” che nasce dalla consapevolezza che la perfezione è il nemico dell’amore. Mentre Alba gli insegna la grammatica della lentezza, Trapanese rivendica il diritto all’imperfezione: l’unica dimensione autentica in cui ci si può scegliere davvero, ogni singola mattina.
Il cantiere della scelta contro il dogma del sangue
In un Paese che spesso si arrocca su definizioni statiche, Trapanese rivendica il valore del cambiamento già in atto nelle case degli italiani. Per lui, la famiglia è un organismo vivo, che si nutre di volontà e non solo di genetica. «Da un punto di vista sociale non è stato difficile rivendicare il diritto di chiamare “famiglia” la mia storia, perché la società già presenta vari modelli di famiglia – spiega -. Già quando ne parlo in pubblico, molte persone mi vengono vicino a dire: “io sono separato”, “ho un altro figlio con un altro compagno”, “ho lasciato la mia compagna per un compagno”. La società vive questo cambiamento che ormai fa parte della nostra vita. È la politica che non ha voluto ascoltare il cambiamento, pur rappresentandolo». Il peso si sente soprattutto nelle aule legislative, dove la realtà sembra faticare a diventare diritto. «Molti politici che parlano di famiglia tradizionale non la rappresentano affatto. Loro stessi sono un’espressione di quello che vogliono raccontarci, ma c’è un grande scollamento tra i bisogni delle persone e la politica» sottolinea con fermezza. «Sento molto il peso dello sguardo istituzionale, soprattutto perché manca una legge adeguata sulle adozioni. Parliamo di una legge del 1983: sono passati quarant’anni. Quella legge fotografava una famiglia che forse non è mai esistita, ma oggi esistono tanti modelli che compromettono la scelta e i diritti delle persone. Quando mancano le leggi che non sono al passo con i tempi si crea la discriminazione».

Florinda, Alba e l’eredità delle radici
Il racconto si sposta poi nell‘intimità dei legami personali. Quello tra Luca e Florinda, la donna che lo ha adottato da adulto, e quello tra Luca e Alba, la bambina con la sindrome di Down che lui ha accolto come primo padre single adottivo in Italia. Due percorsi che si sono intrecciati in modo quasi magico. «Florinda è arrivata molto prima di Alba» ricorda Trapanese. «In realtà, ciò che accade contemporaneamente è che la burocrazia si sveglia: paradossalmente arrivano insieme il mio decreto di adozione e quello di Alba. Florinda mi ha insegnato che la famiglia è, semplicemente, una famiglia». Il distacco fisico non ha interrotto questo dialogo. «Oggi, quando penso a lei, la sento come una mancanza. Florinda era una presenza fortissima, una di quelle persone che diceva: “Non ti preoccupare, ci penso io”» racconta con emozione. «Alba ha imparato a conoscere la frutta e gli animali con lei, che le dedicava tantissimo tempo. Svuotare la sua casa è stato un modo per riempire il futuro di Alba di radici. Abbiamo perso il valore di tramandare le storie, siamo troppo presi dalla velocità. Ci tenevo a lasciare ad Alba non solo un ricordo, ma proprio una storia di una famiglia importante che l’ha accolta».
La rivoluzione della lentezza e la nuova maschilità
Abbracciare Alba ha significato per Luca anche cambiare il proprio ritmo interiore, imparando a guardare il mondo attraverso la lente della fragilità, che non è debolezza ma un modo diverso di esistere. «Alba mi ha insegnato ad andare piano, a rispettare i suoi tempi, ad avere fiducia in lei» ammette Trapanese. «Sull’inclusione dico sempre che non deve prevalere il diritto che lei “ci sia” se quel diritto diventa frustrazione per lei. È fondamentale ascoltare i limiti. Oggi siamo tutti accelerati, non abbiamo voglia di fermarci nemmeno con noi stessi». In questo percorso emerge anche una riflessione su cosa significhi essere uomo e padre oggi, lontano dagli stereotipi del passato. «Credo che gli uomini di oggi siano pronti a considerare l’amore come cura e vulnerabilità – precisa -. Vedo papà che portano i figli a scuola e si fermano a prendere il caffè con le mamme. Nelle coppie giovani c’è più consapevolezza di essere una squadra. Di me e di Florinda spero che Alba erediti la testardaggine: è quella che le ha permesso di essere qui».

Welfare: un bisogno universale
Infine, il Trapanese amministratore e quello padre si fondono in una visione politica che mette al centro il sostegno concreto alle persone. «La Campania sta mettendo al centro la disabilità. Come prima azione ho presentato la legge sui caregiver, ne sto preparando una sul fine vita e un’altra sull’autismo» spiega illustrando il suo impegno in Regione. «C’è l’esigenza di rimettere al centro il welfare, perché se vuoi costruire un Paese sano devi partire dai bisogni delle persone. Spesso pensiamo che il welfare serva solo agli immigrati o ai disabili. Invece il Welfare siamo noi: tutti, ogni giorno, potremmo averne bisogno».
Ma la sfida più grande rimane culturale. «Quando guardo al futuro di Alba, la speranza risiede nelle sue capacità. Alba è una persona con sogni, desideri, voglia di innamorarsi. La mia preoccupazione più grande è che gli altri la vedranno sempre come “un’handicappata” e non come una persona. La perfezione è il nemico dell’amore. Dovremmo educarci ad amare le persone così come sono, eliminando la parola “normalità” che non esiste. Le famiglie imperfette sono le più autentiche perché sono obbligate a scegliersi ogni giorno. Ed è in questa scelta che risiede la nostra vera bellezza».


