Secondo l’ipotesi investigativa, un sistema di falsi presupposti urbanistici avrebbe consentito la realizzazione di volumetrie residenziali ben oltre i limiti previsti dal Piano regolatore generale
Le indagini coordinate a Salerno hanno portato al sequestro di 15 locali nell’area costiera di Santa Marina, nel Cilento, nell’ambito di un’inchiesta su presunte lottizzazioni abusive. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati utilizzati criteri urbanistici non corretti per ottenere autorizzazioni edilizie. L’operazione avrebbe portato alla formazione di un agglomerato residenziale in un’area agricola.
Le ipotesi investigative e il sequestro dei locali
L’inchiesta, che coinvolge complessivamente 32 persone tra lottizzatori, tecnici, acquirenti e amministratori, riguarda un presunto sistema di trasformazione urbanistica di suoli agricoli costieri. Il sequestro dei 15 locali rappresenta uno degli esiti dell’attività investigativa, che mira a verificare la correttezza dei titoli edilizi rilasciati nel tempo. Le aree interessate ricadono nel territorio comunale di Santa Marina, dove la pressione edilizia degli ultimi anni ha portato a una progressiva trasformazione di terreni originariamente agricoli.

Il meccanismo urbanistico contestato dagli inquirenti
Al centro dell’indagine vi sarebbe la presunta classificazione errata delle zone urbanistiche. In particolare, le aree sarebbero state indicate come “zona E2”, con indice di fabbricabilità pari a 0,03 mc/mq, anziché “zona E1”, con indice pari a 0,003 mc/mq. Questa differenza avrebbe consentito, secondo gli inquirenti, un incremento significativo delle volumetrie edificabili. Il meccanismo avrebbe poi trovato attuazione attraverso varianti in corso d’opera e cambi di destinazione d’uso da agricola a residenziale. Tali modifiche sarebbero state approvate, sempre secondo l’ipotesi investigativa, in assenza di adeguate verifiche tecniche sullo stato dei luoghi.
Consumo di suolo e impatto ambientale nella costa cilentana
Il risultato finale descritto dagli investigatori sarebbe la realizzazione di un complesso residenziale privato su suolo agricolo costiero, privo delle necessarie infrastrutture di urbanizzazione primaria. La zona interessata presenta un elevato valore paesaggistico e ambientale, elemento che rende particolarmente delicata la gestione delle trasformazioni urbanistiche. Secondo gli atti, l’intervento avrebbe comportato un consumo irreversibile del suolo e una modifica significativa dell’assetto territoriale. L’assenza di infrastrutture adeguate avrebbe inoltre contribuito a creare criticità sul piano della viabilità e dei servizi.
Le posizioni degli indagati e il quadro delle responsabilità
Le indagini hanno consentito di ipotizzare la responsabilità di 32 soggetti coinvolti a vario titolo. Tra questi figurano progettisti, direttori dei lavori, venditori, acquirenti e responsabili pro-tempore dell’ufficio tecnico comunale. Secondo quanto emerge dall’attività investigativa, i titoli edilizi sarebbero stati rilasciati nell’ambito di un iter amministrativo caratterizzato da verifiche non sempre coerenti con la reale situazione dei terreni. Le posizioni dei singoli indagati saranno ora valutate nell’ambito del procedimento giudiziario, che dovrà accertare eventuali responsabilità penali.
Le indagini proseguono per chiarire la dinamica complessiva delle presunte irregolarità urbanistiche e verificare il ruolo dei soggetti coinvolti. Gli accertamenti mirano a ricostruire le procedure amministrative che hanno portato al rilascio dei titoli edilizi e alle successive trasformazioni dei terreni. Le posizioni degli indagati restano al vaglio dell’autorità giudiziaria, che dovrà valutare eventuali responsabilità individuali. L’area interessata dai sequestri resta sotto controllo delle forze dell’ordine. Non si escludono ulteriori sviluppi investigativi nelle prossime settimane, anche in relazione ad altri interventi edilizi nella zona costiera del Cilento e alle verifiche sugli uffici tecnici competenti coinvolti nel procedimento amministrativo in corso.

