Lo cunto de li cunti al Teatro Elicantropo diventa un’esperienza teatrale radicale: niente scenografia né musica, solo attore e pubblico
Un teatro che rinuncia a tutto per restituire centralità allo spettatore. È questa la scelta radicale che segna Lo cunto de li cunti, lo spettacolo di Silvio Barbiero in scena dal 9 al 12 aprile al Teatro Elicantropo. Nessuna scenografia, nessuna musica, nessun supporto visivo: solo una voce, un corpo e una relazione diretta con il pubblico.
Uno spettacolo che sottrae invece di aggiungere
In un panorama teatrale spesso costruito su scenografie e apparati visivi, questo lavoro compie una scelta opposta. Lo cunto de li cunti al Teatro Elicantropo elimina ogni elemento accessorio per concentrare tutto sull’essenziale.
In scena resta soltanto l’attore, senza protezioni. È una sottrazione consapevole che diventa linguaggio: togliere per amplificare, ridurre per rendere più intensa l’esperienza. Il risultato è un teatro che non accompagna lo spettatore, ma lo espone.
Basile tra immaginario e inquietudine
Al centro dello spettacolo c’è l’opera di Giambattista Basile, una raccolta di fiabe che ha influenzato profondamente la cultura europea. Ma qui le fiabe non sono rassicuranti. Lo cunto de li cunti al Teatro Elicantropo restituisce il lato più complesso e perturbante del testo: paure, tensioni familiari, desideri e contraddizioni emergono come materia viva.
Il tempo non è neutro, ma agisce come forza inesorabile, mentre l’amore si manifesta nelle sue forme più ambigue e meno consolatorie.

La lingua diventa azione scenica
Il cuore dello spettacolo è la lingua. La scrittura barocca di Basile, ricca e stratificata, viene trasformata da Silvio Barbiero in esperienza sonora e fisica. Non è solo recitazione, ma attraversamento. Le parole si muovono tra registri alti e bassi, tra immagini complesse e improvvise cadute nel quotidiano. La lingua diventa azione, ritmo, corpo.
È il punto di arrivo di una ricerca artistica che Barbiero porta avanti da anni e che qui trova una sintesi essenziale e radicale.
Uno spettatore chiamato a partecipare
In assenza di scenografia e musica, lo spettatore non può restare passivo. Lo cunto de li cunti al Teatro Elicantropo lo coinvolge direttamente, chiedendogli di costruire immagini, riempire i vuoti, partecipare attivamente.
È un teatro che non mostra ma evoca, che non guida ma lascia spazio. L’esperienza si compie nel tempo condiviso dell’ascolto, in una relazione diretta tra palco e platea.
Un gesto teatrale essenziale ma radicale
Dopo lavori più esplicitamente legati alla denuncia civile, questo spettacolo segna una svolta nel percorso di Barbiero. Un gesto più raccolto, ma non meno radicale. Un attraversamento libero di un’opera vasta e complessa, affrontata senza volontà di dominarla.
Ne emerge un teatro fragile e irripetibile, che trova proprio nella sua essenzialità la possibilità di lasciare un segno profondo. Dal 9 al 12 aprile, il Teatro Elicantropo propone uno spettacolo che non aggiunge, ma toglie. E proprio in questa sottrazione prova a restituire al teatro la sua forma più diretta: quella dell’incontro.


