Lite tra detenuti nel reparto Danubio del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Un agente penitenziario è rimasto ferito dopo essere stato colpito al volto mentre tentava di dividerli.
Momenti di tensione nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.
Nel pomeriggio di lunedì, due detenuti del reparto Danubio sono venuti alle mani, provocando il ferimento di un agente della Polizia Penitenziaria intervenuto per separarli.
A riferire l’accaduto è stato Vincenzo Berrini, segretario regionale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che ha denunciato la grave carenza di personale e le condizioni di rischio in cui gli agenti sono costretti a operare quotidianamente.
L’aggressione nel reparto Danubio
Secondo quanto reso noto dal Sappe, la lite si è verificata nel reparto Danubio della casa circondariale, un’area che in teoria dovrebbe ospitare detenuti in isolamento ma che, nella pratica, risulta fortemente sovraffollata.
Nel tentativo di sedare la rissa tra due reclusi, un agente penitenziario è stato colpito con un pugno violento al volto, riportando una microfrattura al naso e contusioni multiple.
Trasportato al pronto soccorso, il poliziotto è stato medicato e dimesso con una prognosi di dieci giorni.
La denuncia del Sappe: “Un solo agente per 70 detenuti”
Il segretario regionale Vincenzo Berrini ha evidenziato come l’episodio rappresenti solo l’ennesima conferma della criticità strutturale che affligge il sistema penitenziario campano.
“Quello dovrebbe essere un reparto di isolamento – ha spiegato Berrini – ma in realtà i detenuti sono quasi tutti liberi. Parliamo di sessanta o settanta ristretti controllati da un solo agente, in una sezione dove non ci sono ispettori né sovrintendenti”.
Una condizione che, secondo il sindacalista, espone il personale a rischi altissimi, rendendo impossibile garantire la sicurezza interna e la gestione ordinata della struttura.

Le parole di Donato Capece: “Servono atti concreti”
Sulla vicenda è intervenuto anche Donato Capece, segretario generale del Sappe. Capece ha ribadito la necessità di un intervento urgente da parte del Ministero della Giustizia per affrontare le emergenze del sistema penitenziario.
“Serve uno sforzo ulteriore, più deciso e strutturale – ha dichiarato Capece – perché non bastano le buone intenzioni. Occorrono atti concreti e urgenti, come dotare le donne e gli uomini del Corpo di strumenti utili a garantire la loro stessa incolumità fisica”.
Capece ha inoltre sottolineato come la sicurezza nelle carceri italiane non possa più essere affidata solo al sacrificio e alla professionalità degli agenti.
Una situazione di emergenza nelle carceri campane
L’episodio di Santa Maria Capua Vetere si inserisce in un contesto già critico.
Negli ultimi mesi, il sindacato ha denunciato aggressioni, rivolte e tentativi di suicidio in diversi istituti della Campania, dalla casa circondariale di Poggioreale a quella di Ariano Irpino, dove si sono registrati altri episodi di tensione e sovraffollamento.
Il carcere di Santa Maria Capua Vetere, già al centro delle cronache nazionali per le inchieste sugli abusi del 2020, continua a essere uno degli istituti più problematici d’Italia. Ha infatti una popolazione detenuta ben superiore alla capienza regolamentare.
Le richieste del sindacato
Il Sappe, in più occasioni, ha chiesto un piano straordinario di assunzioni e di sicurezza, l’aumento del numero di ispettori e l’introduzione di strumenti di difesa non letali per gli agenti.
Secondo il sindacato, solo un intervento concreto potrà evitare che simili episodi si ripetano, salvaguardando la sicurezza del personale e la dignità dei detenuti.
“Ogni giorno – ha concluso Berrini – le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria in Campania affrontano una realtà difficile e spesso pericolosa, con mezzi insufficienti e turni estenuanti. Non possiamo più permettere che il loro lavoro venga messo a rischio in questo modo”.


