liste d’attesa Campania
Pazienti in attesa

1 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Liste d’attesa, fondi per le Regioni: alla Campania 2 milioni per tagliare i tempi e potenziare la piattaforma nazionale

La Conferenza Stato-Regioni sblocca i fondi per il Piano nazionale sulle liste d’attesa: alla Campania quasi 2 milioni per il Cup regionale e l’interoperabilità con la piattaforma Arenas. Ora la Regione ha 30 giorni per presentare i progetti operativi.

La stagione dei rinvii e dei tavoli tecnici lascia il passo ai numeri e alle scadenze. Con l’intesa sancita in Conferenza Stato-Regioni, il governo ha definito il riparto di 28,85 milioni destinati al Piano nazionale di gestione delle liste d’attesa, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i tempi per visite, esami e interventi programmabili. La Campania riceverà quasi 2 milioni di euro di finanziamento statale, terza in Italia per entità delle risorse dopo Lombardia e Lazio.

Non si tratta di fondi per assumere personale o acquistare macchinari, ma di risorse mirate a completare l’infrastruttura tecnologica che dovrà alimentare, in tempo reale, la piattaforma nazionale Arenas. Da qui passerà il monitoraggio dei tempi di attesa e la capacità del Ministero della Salute di intervenire dove le “spie rosse” segnalano criticità croniche. Per la Regione si apre una corsa contro il tempo: entro 30 giorni dovrà presentare un progetto operativo dettagliato.

I fondi: chi paga e quanto spetta alla Campania

Il decreto del ministro della Salute Orazio Schillaci prevede un totale di 28,85 milioni di euro di risorse, di cui il 95% a carico dello Stato (27,4 milioni) e il restante 5% a carico delle Regioni (1,44 milioni).

Alla Campania sono destinati circa 1,97 milioni di euro di finanziamento statale, a cui si aggiungono poco più di 104mila euro di cofinanziamento regionale. Il denaro arriva da una quota residuale dei fondi per l’edilizia sanitaria risalenti alla Finanziaria del 1988: risorse rimaste inutilizzate che ora vengono riallocate su un fronte considerato strategico, quello della digitalizzazione dei flussi e della gestione unificata delle liste d’attesa.

L’assessore regionale al Bilancio, Ettore Cinque, parla di risorse «attese» e «necessarie» per adeguare i sistemi tecnologici e garantire il conferimento quotidiano di tutti i dati del Cup regionale alla piattaforma nazionale.

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Cup e piattaforma Arenas: cosa cambia per la gestione delle code

Il cuore del progetto sta nella piena interoperabilità tra i sistemi regionali e la piattaforma nazionale Arenas. Ogni giorno, tramite web services, le Regioni dovranno conferire i dati provenienti dai Centri Unici di Prenotazione (Cup) e dalle agende delle Asl e degli ospedali.

Per la Campania significa potenziare e uniformare i propri sistemi informativi, in modo da:

  • acquisire in tempo reale i tempi di attesa effettivi per le diverse prestazioni;
  • identificare le aree e le specialità in maggiore sofferenza;
  • programmare in modo più razionale le agende e le finestre di prenotazione.

La piattaforma nazionale, dal canto suo, avrà il compito di mettere a disposizione del Ministero dati omogenei e comparabili, permettendo interventi mirati nelle situazioni di maggiore criticità. Non più, dunque, solo report periodici e fotografie parziali, ma un flusso continuo di informazioni che dovrebbe rendere più trasparente il funzionamento del sistema.

I progetti delle Regioni: 30 giorni per definire fabbisogni e priorità

Il decreto assegna alle Regioni un tempo preciso: trenta giorni per inviare al Ministero della Salute un progetto operativo completo. Nel documento dovranno essere indicati il fabbisogno tecnologico complessivo e gli interventi ritenuti prioritari.

Per la Campania, come per le altre Regioni, si tratterà di dettagliare:

  • quali strutture sanitarie saranno coinvolte e dove sono collocate;
  • quali software sono attualmente in uso e quali aggiornamenti o sostituzioni sono necessari;
  • il cronoprogramma delle attività, con tappe e scadenze;
  • le modalità di manutenzione dei sistemi e le responsabilità operative.

Solo dopo il via libera della Direzione generale della Programmazione e dell’edilizia sanitaria si potrà accedere concretamente ai finanziamenti. Una parte importante del lavoro sarà dedicata alla manutenzione post installazione: i costi di gestione e aggiornamento dei sistemi resteranno interamente a carico delle Regioni, segno che il governo finanzia l’avvio ma non la gestione quotidiana degli strumenti.

Liste d’attesa, il nervo scoperto nel dopo Covid

Il provvedimento arriva su uno dei fronti più delicati della sanità italiana. Le liste d’attesa, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19, sono diventate il simbolo delle difficoltà strutturali del Servizio sanitario nazionale.

Nonostante gli stanziamenti straordinari degli ultimi anni – circa 500 milioni tra il 2022 e il 2024, destinati al recupero delle prestazioni saltate durante l’emergenza e al pagamento di ore straordinarie al personale, anche nei weekend – solo una parte del fabbisogno è stata riassorbita.

Per molte prestazioni non urgenti, che dovrebbero essere erogate entro 60, 90 o 120 giorni, i tempi rimangono spesso ben oltre gli standard. Le agende di prenotazione risultano bloccate o saturate, con la conseguenza che una fetta crescente di cittadini rinuncia alle cure o si affida al privato.

Il peso del privato e le nuove disuguaglianze di accesso

Il ritardo nella risposta del sistema pubblico ha alimentato la crescita del settore privato. Secondo le ricostruzioni citate nell’analisi, oggi la spesa “di tasca propria” dei cittadini per prestazioni sanitarie private raggiunge i 41 miliardi di euro, che si sommano ai 136,5 miliardi destinati al finanziamento della sanità pubblica.

Si tratta di un travaso silenzioso ma significativo, che rischia di accentuare le disuguaglianze territoriali e sociali: chi può permetterselo accede a visite e accertamenti in tempi brevi, chi non può resta in coda, con potenziali ricadute sulla diagnosi precoce e sulla gestione delle malattie croniche.

Il nodo non è solo tecnologico, ma strutturale: riguarda l’organizzazione dei servizi, la programmazione delle attività e la capacità di utilizzare a pieno le risorse professionali esistenti.

Carenza di personale e specialità critiche

Un altro elemento che frena il recupero delle liste d’attesa è la carenza di personale medico, infermieristico e tecnico in alcune aree chiave. Il quadro tracciato dagli esperti evidenzia criticità particolarmente marcate in:

  • diagnostica e diagnostica interventistica;
  • chirurgia di elezione;
  • discipline ambulatoriali e branche a visita.

In assenza di un adeguato numero di professionisti, le agende restano incomplete o non possono essere ampliate, anche quando c’è domanda. La soluzione passa quindi da un doppio binario: da un lato strumenti digitali in grado di fotografare con precisione la situazione, dall’altro interventi su organici, formazione e attrattività del sistema pubblico.

Una piattaforma per individuare le “spie rosse” del sistema

La piattaforma nazionale Arenas viene indicata come snodo essenziale per intervenire in modo più rapido e mirato. Attraverso il flusso continuo di dati, il Ministero potrà individuare in tempo reale le aree in cui i tempi di attesa superano gli standard, i tipi di prestazioni in maggiore sofferenza, le strutture particolarmente in affanno.

L’obiettivo è duplice: fornire alle Regioni uno strumento di governo più efficace e consentire al centro di attivare, se necessario, poteri sostitutivi o piani straordinari in presenza di gravi criticità.

Per i cittadini, almeno nelle intenzioni, il sistema dovrebbe tradursi in una maggiore trasparenza: sapere quanto si attende per una visita o un esame in una determinata azienda sanitaria e poter confrontare le disponibilità tra strutture diverse, all’interno della stessa Regione o, in prospettiva, anche oltre i confini regionali.

Una sfida decisiva per la sanità campana

Per la Campania, impegnata da anni in un difficile percorso di rientro dal disavanzo sanitario, il pacchetto di fondi destinati alle liste d’attesa rappresenta un passaggio delicato. Da un lato offre la possibilità di colmare ritardi tecnologici e rendere più omogenea la rete dei Cup e dei sistemi informativi. Dall’altro sottopone la Regione a una verifica stringente sulla capacità di progettare, spendere e trasformare risorse una tantum in cambiamenti strutturali.

Le liste d’attesa restano, anche nel territorio campano, uno dei principali termometri del rapporto tra cittadini e sistema sanitario pubblico. La sfida, ora, è evitare che la piattaforma nazionale e i nuovi investimenti restino solo un intervento di facciata, senza incidere davvero sui tempi di accesso alle cure.

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