Jovanotti
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9 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Jovanotti alla Fondazione Foqus di Napoli: “La poesia è uno sforzo simile alla musica”

L’artista presenta ai Quartieri Spagnoli il nuovo libro “Poesie da viaggio” curato con Nicola Crocetti, riflettendo sul valore del tempo e dell’attesa nei versi

Sotto l’ombra carismatica di Nicola Crocetti, la parola scritta torna a farsi carne e necessità tra i vicoli dei Quartieri Spagnoli. Jovanotti presenta “Poesie da viaggio” non come un esercizio di stile. Al contrario, lo presenta come una bussola che attraversa l’amore, la morte e il dramma delle migrazioni. È l’incontro tra chi ha lottato per distribuire bellezza e chi, pur senza pretese accademiche, riconosce nella metrica del verso la stessa radice profonda della canzone popolare.

Il corpo a corpo con la parola: la poesia come resistenza

C’è un’ostinazione quasi fisica nel modo in cui Lorenzo Cherubini parla della poesia tra le mura della Fondazione Foqus. Non è la narrazione rassicurante dell’intrattenitore, ma la confessione di chi sa che il verso è, prima di tutto, un atto di resistenza contro la velocità del mondo. “La poesia ha a che fare con uno sforzo, perché spesso non capisci quello che hai letto”, spiega l’artista. È l’elogio dello smarrimento: accettare che una virgola o un “a capo” possano essere muri contro cui rimbalzare, finché quel suono non decide di risuonare dentro. La poesia, per Jovanotti, non è un consumo, ma un “inesauribile rapporto“. Inoltre, è un corpo a corpo simile a quello che si instaura con uno strumento musicale.

Secondo Cherubini, la forza della lirica risiede nella sua capacità di restare in attesa. Mentre la prosa corre verso la fine, la poesia sa aspettare il lettore anche per dieci anni. “Un romanzo lo leggi e vedi come sei cambiato rispetto al testo. Una poesia invece la puoi rileggere all’infinito“, ha sottolineato. Ha descritto la forma poetica come un’entità viva che muta con noi. Infine, l’ha descritta come un’eco che torna a trovarci quando siamo finalmente pronti ad ascoltarla.

L’entusiasmo dell’appassionato sotto l’ombrello di Crocetti

In questo viaggio editoriale che segue di quattro anni “Poesie da spiaggia”, Jovanotti rivendica per sé il ruolo del non-esperto. Con una sincerità che scardina i cancelli dell’accademia, si definisce un “appassionato senza autorevolezza”. Si definisce anche un uomo che condivide bellezza per puro contagio emotivo. Per farlo, sceglie di ripararsi sotto l’ombrello carismatico di Nicola Crocetti.

Crocetti è l’uomo che per decenni ha lottato per mantenere accesa la fiamma della poesia distribuita in Italia. Ha fondato riviste e resistito alle logiche del mercato. “Poesie da viaggio” non è una raccolta di svago, ma un atlante dell’esistere. Tra le pagine si rincorrono versi d’amore e di morte, orizzonti geografici e chilometri dell’anima. Infine, si arriva a toccare il tema politico e umano delle migrazioni. Cherubini traccia un confine netto ma permeabile tra la canzone e il verso. Sebbene la canzone popolare attinga voracemente al serbatoio poetico, il “cascarci dentro” non è mai un automatismo. Invece, è un miracolo raro della scrittura che trasforma il formato popolare in arte assoluta.

"Poesie da viaggio"
libro “Poesie da viaggio”

Napoli, Samurai Jay e il rito di Agnano

L’incontro di Napoli non è stato solo un esercizio letterario, ma un atto d’amore verso una città che Jovanotti riconosce come madre della musica più rilevante degli ultimi decenni. “Faccio fatica, i napoletani sono molto critici“, ammette Lorenzo con il sorriso di chi accetta la sfida di una lingua che è, in realtà, un universo a sé stante. Racconta di aver ascoltato Samurai Jay in un bar poco prima dell’evento. È, infatti, segno di una Napoli che continua a generare linguaggi nuovi e complessi.

L’attesa ora si sposta verso l’Ippodromo di Agnano, dove il 5 settembre il Jova Summer Party cercherà di trasformare quelle “poesie da viaggio” in una celebrazione collettiva. Suonare in questa città, per Cherubini, significa confrontarsi con chi ha prodotto “la più bella musica del mondo”. Sarà un abbraccio fisico, dopo tanto studio solitario sui versi. Vuole dimostrare che anche il pop più festoso può custodire, nel suo nucleo, lo sforzo sacro della poesia.

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