Il procuratore di Napoli a “Accordi&Disaccordi” parla della riforma della giustizia, della situazione politica e dei risultati del referendum
La puntata di questa sera di Accordi&Disaccordi su Nove, con l’intervista al procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, ha anticipato alcune riflessioni significative su temi cruciali della giustizia italiana. Tra politica, riforme e riflessioni sul referendum, Gratteri ha espresso il suo punto di vista su vari temi di attualità.
Riforma della giustizia: Gratteri chiede un intervento urgente
La riforma della giustizia, da tempo al centro del dibattito pubblico, è uno degli argomenti principali toccati dal procuratore. Gratteri ha sottolineato l’urgenza di intervenire sul codice di procedura penale, ritenuto ormai obsoleto e farraginoso. Secondo il procuratore, il primo passo per riformare il sistema giudiziario dovrebbe essere una revisione della “geografia giudiziaria“, con particolare attenzione agli sprechi e alle inefficienze. “Occorre capire dove ci sono problemi e risorse da rivedere, prima di procedere con altre modifiche“, ha spiegato il procuratore di Napoli.
L’intervento sulla giustizia non può prescindere, inoltre, dalla necessità di potenziare la macchina giudiziaria, a partire dalla carenza di personale. Gratteri ha evidenziato che, nonostante la mancanza di magistrati, ci sono ancora circa 250 magistrati fuori ruolo “senza motivo“. Allo stesso modo, i concorsi per cancellieri, fermi da cinque anni, devono essere immediatamente banditi, in quanto molti uffici giudiziari sono sotto organico, con picchi di carenza che arrivano anche al 30-40% nelle strutture più piccole.
Il referendum sulla giustizia e la reazione dei magistrati
Un altro tema caldo della serata è stato il referendum sulla giustizia, che ha visto la netta vittoria di chi si è opposto alle modifiche proposte. “Hanno vinto i magistrati“, ha commentato Gratteri, che ha spiegato come la gente comune abbia compreso l’importanza di non modificare la Costituzione. L’esito della consultazione è stato interpretato dal procuratore come una vittoria di principio, in quanto ha tutelato l’architettura costituzionale, voluta dai padri costituenti, che hanno lavorato per anni per bilanciare i poteri tra le varie istituzioni.
Tuttavia, Gratteri non ha condiviso le reazioni “festose” che hanno caratterizzato alcuni ambienti della magistratura, in particolare in occasione dei festeggiamenti organizzati dopo l’esito del referendum in alcune procure. Il procuratore ha sottolineato che, pur comprendendo il sollievo di molti dopo mesi di intensa campagna referendaria, non approva il “salto e la festa“ che ha seguito la vittoria. “Più che cantare ‘Bella Ciao’, non condivido i saltelli“, ha aggiunto con tono critico.

Le riflessioni su Nordio e la politica
Infine, Gratteri ha commentato la situazione politica attuale, in particolare la posizione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Sostenendo che Nordio possa restare al suo posto, Gratteri ha espresso fiducia nella durata dell’attuale governo, suggerendo che sia giusto che prosegua il suo mandato per tutta la durata della legislatura, senza interventi prematuri. “Vedremo a fine mandato cosa ha fatto e cosa non ha fatto“, ha concluso il procuratore, facendo intendere che ogni valutazione sul governo dovrà essere effettuata solo al termine del suo periodo di attività.
Con queste dichiarazioni, Gratteri ha offerto uno spunto di riflessione sia sul futuro della giustizia in Italia che sulle dinamiche politiche, in un momento di cambiamento per il sistema giudiziario e per la politica nazionale.


