Enrico Costa
Enrico Costa Forza Italia

19 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Referendum giustizia: le vittime di errori giudiziari fondano il “Comitato per il sì”. La provocazione a Gratteri: “Prenda un caffè con noi”

Le vittime di errori giudiziario in campo per la separazione delle carriere con un “Comitato per il sì”.

Nasce il comitato “La voce degli innocenti”, fondato da cittadini vittime di errori giudiziari. L’organizzazione annuncia una mobilitazione attiva per sostenere il “sì” al referendum di fine marzo sulla separazione delle carriere. I promotori intendono trasformare il proprio vissuto in impegno civile, promuovendo una riforma della giustizia che garantisca maggiore imparzialità e tuteli i diritti degli imputati attraverso una netta distinzione tra magistratura inquirente e giudicante. Il comitato ha, dunque, invitato, Gratteri per un caffè per spiegare cosa significa andare in carcere da innocenti.

I promotori del comitato e l’intervento di Enrico Costa

I promotori Mario Tirozzi, Giuseppe Idà, Marco Sorbara, Angelo Massaro, Bruno Lago e Antonio Lattanzi presentano ufficialmente l’iniziativa presso la sala stampa della Camera. L’evento vede la partecipazione autorevole di Francesca Scopelliti, presidente del “Comitato Cittadini per il Sì” e storica compagna di Enzo Tortora, che conferisce alla causa un profondo valore simbolico.

All’incontro interviene anche Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia, offrendo un solido supporto politico alla proposta. Insieme, i relatori delineano le strategie per la campagna referendaria, promuovendo una riforma della giustizia che ponga al centro il rispetto dei diritti civili.

Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri
Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri

Il messaggio corale: “la separazione delle carriere protegge i cittadini”

I membri del “Comitato per il sì” lanciano un messaggio corale: la separazione delle carriere non colpisce la magistratura, ma tutela i diritti dei cittadini. Essi promuovono il cambiamento per garantire un processo equo e un giudice terzo. Il deputato Enrico Costa rincara la dose con fermezza, affermando che lo Stato dovrebbe chiedere scusa alle vittime di errori giudiziari. L’iniziativa punta quindi a risanare il rapporto di fiducia tra istituzioni e società civile attraverso una giustizia più equilibrata.

“Questa riforma non è contro i magistrati ma per tutelare i cittadini”, è il coro unanime. ”A questi cittadini lo Stato dovrebbe chiedere scusa”, taglia corto Costa.

Il calvario legato ad errori giudiziari

I promotori del nuovo Comitato trasformano la sala stampa in un teatro di testimonianze toccanti, dove ogni membro espone il proprio calvario legato a episodi di malagiustizia. I racconti delineano un quadro drammatico di vite stravolte da errori giudiziari, sottolineando l’urgenza di una riforma strutturale.

L’invito a Gratteri per un caffé

Tra i momenti più significativi, spicca l’appello diretto di Antonio Lattanzi. Il promotore sollecita i cronisti affinché recapitino un invito formale al procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri. Lattanzi propone un incontro informale, un caffè al bar, per abbattere le barriere tra magistratura e vittime.

L’obiettivo dichiarato è spiegare personalmente al magistrato il peso devastante della detenzione ingiusta. Con questa iniziativa, il Comitato cerca un confronto umano e diretto, convinto che il racconto del dolore vissuto in cella da innocenti possa sensibilizzare le istituzioni sulla necessità della separazione delle carriere. I promotori puntano a trasformare la propria sofferenza in uno strumento di dialogo civile, chiedendo ascolto e comprensione per evitare che altri cittadini subiscano lo stesso destino.

Lattanzi invita Gratteri a ‘‘prendere un caffè insieme. Sediamoci a un bar, Gratteri, accetti il nostro invito e ci incontri, così le spieghiamo di persona cosa significa andare in galera da innocenti…“.

Le dichiarazioni di Gratteri sul suo “no” al referendum giustizia continua a divedere e fa riemerge il nodo di tutte quelle vittime di errori giudiziari che sono andati in galera da innocenti e che, quindi, si sentono profondamente toccati dalle parole pronunciate dal procuratore.

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