Roberto Fico
Roberto Fico

4 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Fico frena sugli assessori interni: nel campo largo esplode il malcontento. Pd, M5S e centristi in pressing

Lo stop del governatore eletto ai consiglieri regionali nella nuova giunta apre crepe nella coalizione: tensioni nel Pd, resistenze nel M5S e l’ultimatum di Mastella.

Il “campo largo” che ha portato Roberto Fico alla vittoria in Campania mostra già le prime incrinature. La decisione del presidente eletto di escludere i consiglieri regionali dalla sua futura giunta, pensata per evitare correnti e pressioni interne, sta invece generando un effetto opposto: malumori crescenti, trattative sotterranee e tensioni che attraversano tutto l’arco della coalizione, dal Partito Democratico al Movimento Cinque Stelle, fino ai centristi di Clemente Mastella.

Pd, nervi scoperti: tra equilibri e “caso Amato”

Il Partito Democratico si conferma il terreno più scivoloso. Le storiche divisioni interne, mai del tutto sedate, si riaccendono proprio mentre si discute dei nomi esterni da proporre al governatore. Tra i profili tecnici circolano:

  • Carmelo Petraglia, economista,
  • Anna Riccardi, Fondazione Famiglia di Maria,
  • Andrea Morniroli, cooperativa Dedalus.

Ma il nodo politico più sensibile riguarda Enza Amato, presidente del Consiglio comunale di Napoli e prima dei non eletti alle Regionali con oltre 14mila voti. La domanda che ribalza tra via Verdi e Santa Lucia è una sola: se Amato non entrerà in giunta, dovrà tornare al Comune? Un ritorno che rimescolerebbe gli equilibri manfrediani, con tensioni che alcuni dirigenti dem giudicano inevitabili.

Il fronte contiano: Borriello verso la guida del gabinetto

Nel perimetro vicino al nuovo presidente, l’unico tassello già considerato solido è quello di Ciro Borriello, ex assessore della giunta de Magistris e figura molto vicina a Fico. Non dovrebbe ricevere un assessorato, ma il ruolo strategico di capo di gabinetto del Presidente, una posizione che valorizza le sue competenze organizzative ed evita scontri diretti con le altre componenti della coalizione.

Una scelta vista come naturale dagli ambienti contiani, ma che non basta a placare le frizioni complessive.

Casa Riformista si riorganizza: il piano B è Tommaso Pellegrino

Sul versante renziano, l’ingresso in giunta del sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto si complica. Le resistenze arrivano da una porzione del Pd e del Movimento Cinque Stelle: la sua nomina favorirebbe l’elezione in Consiglio di Armando Cesaro, profilo considerato divisivo dalla coalizione.

Per questo “Casa Riformista” ha virato su un’alternativa: Tommaso Pellegrino, ex deputato, non rieletto ma forte di quasi 16mila preferenze a Salerno. Una figura più accettabile alle altre forze dell’alleanza e considerata “di equilibrio”.

Cesaro con Berlusconi
Cesaro con Berlusconi

Mastella non ci sta: «In disaccordo radicale»

Il leader di Noi di Centro e sindaco di Benevento, Clemente Mastella, affida a una nota la sua irritazione. Le sue parole sono nette:
«La mia lealtà verso Fico resta, ma lo stop ai consiglieri in giunta mi trova in radicale disaccordo».

Dietro la frase c’è un messaggio politico chiarissimo: se la Giunta dovesse aprirsi a segretari di partito o figure nazionali, allora anche Mastella intende mettere sul tavolo la sua storia politica e il suo nome, rivendicando pari dignità.

È la prima crepa formale nel campo largo.

Movimento 5 Stelle, cresce la pressione su Trapanese

Anche nel Movimento 5 Stelle, nonostante la guida regionale sia tornata al loro ex presidente della Camera, i malumori non mancano. Il punto di attrito è il possibile mancato ingresso in giunta di Luca Trapanese, primo degli eletti M5S con oltre 12mila voti, già assessore al Welfare nel Comune di Napoli e figura molto radicata nelle politiche sociali.

Molti pentastellati giudicano penalizzante rinunciare a un profilo considerato credibile, competente e fortemente identitario. Per ora Trapanese resta in silenzio, ma il confronto interno è imminente: gli eletti sono stati riuniti in una chat ristretta e a breve incontreranno Fico.

Tempi lunghi e incertezze: la proclamazione può slittare al 10 gennaio

A complicare tutto c’è la burocrazia. La proclamazione degli eletti in Corte d’Appello potrebbe slittare fino al 10 gennaio 2026, ritardando la prima seduta del Consiglio regionale e congelando di fatto qualsiasi decisione ufficiale sulla Giunta.

Un rallentamento che amplifica le tensioni politiche e dà spazio a manovre, pressioni e veti incrociati.

Un cantiere politico aperto

Il quadro che emerge è quello di una coalizione in ebollizione, dove gli equilibri si rivelano più fragili del previsto. La scelta di puntare su una giunta totalmente esterna — una delle promesse identitarie di Fico — rischia ora di trasformarsi in un boomerang, alimentando rivendicazioni, scontento e resistenze parallele.

Il governatore eletto dovrà ora decidere se mantenere la linea della discontinuità oppure cedere a parte delle pressioni, trovando un compromesso che eviti una spaccatura precoce nel campo largo.

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