Roberto Fico in Regione Campania
Roberto Fico in Regione Campania

29 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Giunta regionale al fotofinish, Fico prova a chiudere prima del Consiglio: trattative serrate su assessori e deleghe

Nel giorno dell’insediamento del Consiglio regionale, il presidente Roberto Fico affronta il nodo più delicato dell’avvio di legislatura: la composizione della Giunta. Il campo largo resta attraversato da tensioni, veti incrociati e partite parallele su vicepresidenza, Bilancio e presidenza dell’Assemblea

Il primo giorno della nuova legislatura regionale campana si apre con una domanda che pesa più di tutte le altre: Roberto Fico arriverà in aula con la Giunta già definita o si presenterà da solo, rinviando di fatto la chiusura del puzzle dell’esecutivo? Alla vigilia dell’insediamento del Consiglio regionale, fissato alle ore 11, la risposta resta sospesa tra trattative notturne, riunioni saltate e un campo largo che fatica a trovare una sintesi definitiva su nomi e deleghe.

La giornata di domenica ha restituito l’immagine di una politica campana in piena fibrillazione, con il presidente chiamato a tenere insieme equilibri fragili e aspettative divergenti, soprattutto all’interno dell’asse Partito Democratico – A testa alta, vero epicentro delle tensioni.

proclamazione Roberto Fico

Un esordio istituzionale carico di incognite

Formalmente, Fico ha dieci giorni di tempo dalla prima seduta del Consiglio per varare l’esecutivo. Politicamente, però, presentarsi in aula senza una squadra completa viene considerato da molti, anche nella maggioranza, un avvio in salita. All’ordine del giorno della seduta inaugurale c’è infatti anche il discorso programmatico del presidente: pronunciarlo senza una Giunta già definita significherebbe esporre subito il nuovo corso a critiche e letture di debolezza.

Da qui l’ipotesi, circolata nelle ultime ore, di una soluzione intermedia: indicare solo alcuni assessori, quelli su cui non ci sono contenziosi aperti, lasciando scoperte le caselle più delicate. Una mossa che consentirebbe di prendere tempo, ma che rischia di certificare pubblicamente le fratture interne al campo largo.

Il nodo Pd – A testa alta: Bonavitacola e la partita delle caselle chiave

I problemi principali restano concentrati nella cosiddetta “famiglia allargata” del Partito Democratico. Il nome di Fulvio Bonavitacola, indicato dall’area deluchiana, continua a essere il più divisivo. Non convince i fedelissimi di Elly Schlein e incontra resistenze anche in una parte del Movimento 5 Stelle. Per blindare la sua eventuale nomina, nella trattativa è entrata di peso anche un’altra casella cruciale: la presidenza del Consiglio regionale, che spetta al Pd.

Qui il confronto è tutt’altro che chiuso. Massimiliano Manfredi resta per molti il nome in pole position, ma l’area deluchiana insiste sull’irpino Maurizio Petracca. Un incastro che lega in modo diretto vicepresidenza della Giunta e vertici dell’Assemblea, rendendo ogni mossa dipendente dall’altra.

Fino a sabato lo schema dei tre assessori dem appariva definito, con Mario Casillo come vicepresidente, il sindaco di Portici Enzo Cuomo in quota Schlein e Roberta Santaniello, già dirigente regionale, in rappresentanza dell’area più tecnica. Ma l’eventuale via libera a Bonavitacola e Petracca potrebbe rimettere tutto in discussione, facendo vacillare proprio la posizione di Santaniello e aprendo la strada a un secondo assessorato riconducibile all’area Schlein, con il nome di Anna Riccardi che torna a circolare.

Fulvio Bonavitacola
Fulvio Bonavitacola

La prova dell’aula: ufficio di presidenza e tenuta della maggioranza

A rendere la giornata ancora più delicata c’è l’elezione dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, primo vero banco di prova per la tenuta numerica e politica della maggioranza. Oltre al presidente dell’Assemblea, andranno scelti vicepresidente, questore e segretario, secondo un criterio legato alle percentuali ottenute alle urne che dovrebbe favorire, nell’ordine, Movimento 5 Stelle, A testa alta e Avanti-Psi.

Anche l’opposizione osserva con attenzione. Edmondo Cirielli ha annunciato una riunione dei capigruppo per decidere l’atteggiamento da tenere in aula, mentre da Forza Italia Fulvio Martusciello parla apertamente di una situazione avvilente, sottolineando come all’opposizione non sia stata ancora avanzata alcuna proposta formale.

Le altre caselle: genere, Bilancio e alleati minori

Accanto ai nodi dem, anche altre postazioni che sembravano definite tornano in bilico. Casa Riformista spinge per esprimere un uomo, con il ritorno in auge del nome di Stanislao Lanzotti, mentre calano le quotazioni di Angelica Saggese. A Noi di Centro di Clemente Mastella, invece, spetterebbe l’indicazione di una donna, con l’ipotesi Maria Carmela Serluca che resta sul tavolo.

Ancora più delicata è la partita del Bilancio. L’idea iniziale di confermare Ettore Cinque si è complicata con la scelta di A testa alta di puntare su Bonavitacola. In questo scenario, la delega al Bilancio potrebbe finire nella disponibilità della lista “Roberto Fico Presidente”, ridisegnando i rapporti di forza interni alla coalizione.

Sul fronte degli alleati minori, il quadro appare più lineare. Avanti-Psi propone il segretario nazionale Enzo Maraio, mentre Alleanza Verdi Sinistra mette in campo la co-portavoce nazionale di Europa Verde Fiorella Zabatta. Il Movimento 5 Stelle resta in attesa del via libera definitivo per Gilda Sportiello.

Un avvio in salita che segna il metodo di governo

Il rischio, sempre più concreto, è che l’era Fico si apra con una Giunta incompleta o frutto di un compromesso dell’ultima ora. Una partenza che non comprometterebbe formalmente il percorso istituzionale, ma che inciderebbe sul clima politico e sulla percezione di solidità del nuovo esecutivo.

La corsa contro il tempo, a questo punto, non è solo per rispettare una scadenza, ma per definire un metodo di governo. La scelta tra forzare una sintesi fragile o prendersi altro tempo per una squadra più coesa dirà molto di come Fico intende guidare la Regione Campania nei prossimi anni.

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