Palloncini bianchi ai funerali del bimbo
Palloncini bianchi ai funerali del bimbo

4 Marzo 2026

Cristina Siciliano

Funerali di Domenico Caliendo a Nola, la mamma Patrizia: «Conservatelo in un angolo del cuore»

Alla Cattedrale di Santa Maria Assunta di Nola presenti le istituzioni. La madre: «Se la piazza è così piena è per Domenico»

La bara bianca e piccola era al centro del Duomo di Nola, davanti a centinaia di persone in silenzio. Alle 14.57 sono iniziati i funerali di Domenico Caliendo, morto a due anni e quattro mesi il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore. La piazza era piena, la cattedrale anche. I genitori sedevano nelle prime file, sostenuti dai familiari. Durante l’omelia, il vescovo di Nola ha parlato di un dolore che ha superato i confini di una sola famiglia: «Se è vero che è “figl so piezz e cor”, anche quello di ciascuno di noi si è spezzato nel dolore di questa tragedia».

La cerimonia nel Duomo di Nola

La funzione religiosa si è tenuta nella Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo di Nola. La bara bianca del bambino è stata accolta in una chiesa gremita. In piazza Duomo si sono radunate centinaia di persone. All’uscita del feretro, sul sagrato, la canzone “Guerriero” di Marco Mengoni. Molti presenti indossavano una maglietta bianca realizzata per l’occasione con l’immagine del piccolo e la scritta «Il nostro guerriero». Sulle spalle era riportato il numero 10, simbolo calcistico particolarmente significativo a Napoli e storicamente legato a Diego Armando Maradona. In chiesa era presente anche il calciatore del Napoli Pasquale Mazzocchi.

Palloncini bianchi ai funerali del bimbo
Palloncini bianchi ai funerali del bimbo

La presenza delle istituzioni

Alla cerimonia ha partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, arrivata pochi minuti prima dell’inizio della funzione. La premier si è fermata per un breve saluto con i genitori del bambino prima di prendere posto tra i banchi. Presenti anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il sindaco metropolitano di Napoli Gaetano Manfredi, il sindaco di Nola Andrea Ruggiero, il sindaco di Taurano Michele Buonfiglio e il prefetto di Napoli Michele di Bari. La partecipazione delle istituzioni si è svolta in forma sobria, senza interventi pubblici.

Filomena De Mare, mamma di Santo Romano
Filomena De Mare, mamma di Santo Romano

Le parole della madre

Durante la funzione Patrizia Mercolino ha preso la parola per ringraziare quanti hanno partecipato e si sono stretti alla famiglia in queste settimane. Ha ricordato il sorriso del figlio e i suoi «occhioni e la sua dolcezza», chiedendo che non venga dimenticato. «Se la piazza è così piena è per Domenico», ha detto. Poi ha aggiunto: «Conservatelo in un angolo del cuore». Il suo intervento si è concluso con un saluto rivolto direttamente al bambino: «Ti amo, amore di mamma». Il padre, Antonio Caliendo, ha seguito la funzione visibilmente commosso. In quelle parole c’è tutto quello che non può più essere fatto: le scarpe da allacciare, le corse dietro a un pallone, le notti da consolare. Fuori dalla chiesa, palloncini bianchi e argentati si alzavano nel cielo. Un rosario di palloncini a forma di croce accompagnava il silenzioso volo verso l’alto, insieme agli applausi e alle urla di rabbia di chi non riusciva ad accettare la morte di una vita così giovane.

L’omelia del vescovo e il tema della donazione

Nell’omelia monsignor Francesco Marino ha parlato della sofferenza condivisa dalla comunità ed ha richiamato la necessità di distinguere tra l’accertamento delle eventuali responsabilità, che spetta alle autorità competenti, e il rischio di trasformare il dolore in desiderio di vendetta. «Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali che chi di dovere dovrà sanzionare, altro è pensare che il giustizialismo privato lenisca il dolore», ha affermato. «Quel cuoricino che non riuscendo mai a battere ci ha agghiacciati nel dolore e ci sentiamo vicini anche alla mamma del bimbo, che ha donato anche lei, e noi piangiamo insieme. Abbiamo sentimenti di rabbia delusione vorremmo responsabili, vorremmo che chi ha sbagliato soffrisse come Domenico ma proprio mentre questo cattivi sentimenti ci assalgono ci sentiamo più male, più in colpa. Il lutto non si può elaborare con desideri di vendetta. Una cosa è riconoscere giustamente le responsabilità penali che chi di dovere dovrà sanzionare, altro e pensare che il giustizialismo privato lenisca il dolore, che solo il Signore può consolare». 

Il vescovo ha inoltre sottolineato l’importanza della donazione degli organi, ricordando il gesto di generosità della famiglia del donatore. «Incoraggiamo la donazione degli organi come gesto di grande amore», ha detto, invitando a non spezzare il rapporto di fiducia tra medico e paziente pur nel riconoscimento della fallibilità umana.

La reazione all’esterno della chiesa

La folla riunita in piazza ha accolto l’uscita del feretro con applausi. Alcuni hanno gridato «Ciao Domenico», mentre altri hanno aggiunto: «Che questo non accada più. Passatevi una mano sulla coscienza, tutti anche le istituzioni. Vogliamo giustizia». Le parole sono state sottolineate da nuovi applausi e grida di approvazione, tra emozione e rabbia per la perdita del bambino. La cerimonia si è conclusa intorno alle 17, con il lancio di palloncini bianchi in piazza Duomo.

La madre di Santo Romano e Francesco Pio

In chiesa ci sono anche altre madri. La madre di Santo Romano, ucciso a diciannove anni per un motivo futile. La madre di Francesco Pio Maimone, ammazzato a diciotto sul lungomare di Napoli. Donne che si riconoscono senza bisogno di presentazioni, accomunate da una parola che nessuno dovrebbe imparare: sopravvivere ai propri figli. Per settimane Domenico è stato “un po’ figlio di tutti”, dice il vescovo. È vero. Lo è stato nei rosari sussurrati, nei post condivisi, nelle attese davanti a un bollettino medico. Adesso resta un nome inciso su una bara bianca, tra palloncini che salgono in cielo e applausi che si spezzano a metà.

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