alluvione Ischia
L'alluvione a Casamicciola nel 2022
📍 Casamicciola Terme

3 Dicembre 2025

Redazione Il Campano

Frana di Casamicciola, il gip riapre il fronte delle responsabilità: altri 30 giorni di indagini

Frana di Casamicciola, il gip di Napoli respinge la richiesta di archiviazione e concede altri 30 giorni alla Procura: vanno individuati i responsabili nella gestione del rischio. Le famiglie delle 12 vittime: «Non fu una fatalità, i pericoli erano noti da tempo».

La frana di Casamicciola del 26 novembre 2022, costata la vita a 12 persone, non è destinata a rimanere solo una tragedia segnata dal maltempo e dal destino. Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, Nicola Matrone, ha infatti respinto la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura. Ha disposto una proroga di 30 giorni delle indagini, restituendo gli atti al pubblico ministero con un’indicazione precisa: individuare i soggetti che, all’epoca dei fatti, avevano ruoli chiave nella gestione del territorio e del rischio idrogeologico. Una decisione accolta con sollievo dalle famiglie delle vittime. Da tempo chiedono che si faccia piena luce non solo sulla dinamica del disastro ma anche su eventuali omissioni e responsabilità istituzionali.

La decisione del gip di Napoli: respinta l’archiviazione, indagini prorogate

Con il provvedimento depositato ieri, il gip Matrone ha rimandato indietro il fascicolo alla Procura. Ha chiesto un approfondimento ulteriore rispetto alla linea seguita dai sostituti procuratori Mario Canale e Stella Castaldo. Questi ultimi avevano concluso per l’assenza di profili di responsabilità penale a carico di terzi.

La nuova linea tracciata dal giudice è chiara: entro 30 giorni la Procura dovrà individuare le figure che, prima della tragedia, ricoprivano incarichi o funzioni rilevanti nella gestione del territorio e del rischio idrogeologico nell’area di Casamicciola. Al termine di questa attività integrativa, i loro nominativi dovranno essere iscritti nel registro degli indagati. Questo riaprirebbe di fatto un fronte che sembrava avviato verso la chiusura.

Per la magistratura inquirente si tratta di un passaggio delicato. Non più solo l’analisi della frana come evento, ma la ricostruzione di una catena decisionale – o di omissioni – che potrebbe aver inciso sulle conseguenze del disastro.

Alluvione a Casamicciola
Alluvione a Casamicciola

Gli studi di microzonazione: rischi noti e “multirischio” sul territorio

La decisione del gip è stata salutata con soddisfazione dai legali di alcune famiglie delle 12 vittime. Gli avvocati Massimo Stilla, Gianluca Palomba, Aniello Palomba e Raffaele Di Meglio hanno sottolineato come il giudice abbia valorizzato, nel suo provvedimento, gli elementi da loro portati all’attenzione della Procura. Questi includevano studi di microzonazione sismica di terzo livello.

Secondo la difesa delle famiglie, questi studi erano da tempo disponibili e già trasmessi agli enti competenti. Le analisi tecniche avrebbero messo in evidenza un quadro di instabilità. Indicavano la presenza di condizioni critiche e di un vero e proprio “multirischio” nell’area interessata: un intreccio tra fragilità dell’assetto idrogeologico, potenziali frane e criticità legate all’uso del suolo.

In questo contesto, sottolineano i legali, la frana non potrebbe essere letta come un evento imprevedibile o isolato. Al contrario, appare come la manifestazione di rischi conosciuti, descritti in documenti tecnici già agli atti delle amministrazioni e delle strutture competenti.

La Procura chiamata a individuare ruoli e responsabilità

La proroga delle indagini impone ora alla Procura un cambio di passo. Non basterà ribadire l’assenza di responsabilità penali generiche. Occorrerà verificare se e quali soggetti, per posizione e competenze, avessero l’obbligo di intervenire alla luce delle informazioni disponibili prima del 26 novembre 2022.

L’ordine del gip è esplicito: vanno identificati coloro che, a vario titolo, si occupavano di gestione del territorio, pianificazione del rischio, valutazione delle criticità e, più in generale, di sicurezza dell’area colpita. I loro nomi dovranno essere iscritti nel registro degli indagati. Questo apre la strada a una possibile nuova fase dell’inchiesta, in cui l’attenzione si sposterà dal “come” la frana si è verificata al “chi” sapeva, e “cosa” avrebbe potuto o dovuto essere fatto per ridurre il rischio.

La riapertura del fronte investigativo, anche se limitata a un termine di 30 giorni, rappresenta di fatto una presa di posizione sulla necessità di approfondire la dimensione delle responsabilità umane, amministrative e tecniche.

La voce delle famiglie: «Non fu una fatalità, i rischi erano chiari»

Per le famiglie delle 12 vittime, la decisione di Matrone è un primo riconoscimento delle loro battaglie. In una nota, i legali hanno rimarcato come il giudice abbia “riconosciuto e valorizzato” la documentazione tecnica prodotta. Particolare enfasi è stata posta sugli studi che descrivevano lo stato di instabilità del territorio e la presenza di un quadro di multirischio.

Secondo gli avvocati, il riconoscimento di questi elementi non è solo un tassello processuale. È un passaggio fondamentale per affermare un principio: la conoscenza dei rischi e la pianificazione preventiva non sono una facoltà discrezionale. Sono un dovere vincolante a tutela della vita dei cittadini.

Le famiglie, attraverso i loro legali, ribadiscono l’intenzione di seguire passo dopo passo lo sviluppo dell’inchiesta. Chiedono che emerga “pienamente la verità” sulla tragedia che ha colpito Casamicciola e l’isola d’Ischia. La loro linea è chiara: la frana non può essere archiviata come semplice fatalità, in un contesto in cui esistevano studi, mappe e allarmi sulla fragilità del territorio.

Conoscenza dei rischi e doveri delle istituzioni: il nodo che resta aperto

La vicenda giudiziaria sulla frana di Casamicciola riporta al centro un tema che riguarda non solo Ischia, ma molti territori italiani esposti a rischio idrogeologico. Cosa accade quando gli studi tecnici restano sulla carta? E quali responsabilità ricadono su chi è chiamato a tradurre quelle analisi in piani, interventi, vincoli e misure concrete di prevenzione?

Per il gip, il punto è proprio questo: la conoscenza dei rischi e la pianificazione preventiva non possono essere considerate optional, ma obblighi funzionali alla tutela dell’incolumità pubblica. Laddove queste attività risultassero omesse, sottovalutate o non adeguatamente applicate, potrebbero profilarsi responsabilità non solo morali, ma anche giuridiche.

La proroga delle indagini apre quindi una fase in cui, oltre alle singole posizioni, viene messo in discussione un modello di gestione del territorio. Spesso il rapporto tra allarmi scientifici e decisioni amministrative si rivela fragile, lento o incompleto.

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