Acerra termovalorizzatore differenziata Campania
Il Termovalorizzatore di Acerra e il candidato del centrosinistra Roberto Fico
📍 Acerra

27 Settembre 2025

Angela Capasso

Fico rilancia su Acerra: “Più raccolta differenziata per chiudere una linea del termovalorizzatore”

Il candidato regionale propone di abbattere i conferimenti ad Acerra aumentando la differenziata, puntando a disattivare una linea d’incenerimento

In un recente intervento pubblico a Salerno, Roberto Fico, candidato del centrosinistra alle regionali in Campania, ha rilanciato un punto chiave del suo programma ambientale: aumentare la raccolta differenziata per ridurre i conferimenti all’impianto di Acerra e “chiudere una linea” del termovalorizzatore.
Secondo il suo ragionamento, se la regione potesse aumentare la quota di organico (umido) riciclato e potenziare gli impianti locali di compostaggio, si potrebbe ridurre in maniera significativa la massa di rifiuti da incenerire. Ma quanto è realistico questo obiettivo, quali costi implica e quali ostacoli politici e tecnici si frappongono?

Il termovalorizzatore di Acerra e lo stato della differenziata in Campania

L’impianto di Acerra: un pilastro del sistema rifiuti campano

Il termovalorizzatore di Acerra — situato nella località “Pantano”, nel comune omonimo — è l’impianto di incenerimento più grande della Campania.
Fondata come struttura per il trattamento dei rifiuti secchi tritovagliati, l’impianto produce energia elettrica sufficiente a coprire il fabbisogno di circa 200.000 famiglie.
Il funzionamento dell’impianto è regolato da contratti in cui la Regione Campania stabilisce quantitativi, tipologia e provenienza dei rifiuti da trattare, che vengono poi conferiti alla società gestore (Partenope Ambiente).

Il termovalorizzatore negli anni ha avuto anche significato simbolico: in alcune fasi storiche ha contribuito a mitigare emergenze di rifiuti in Campania, specialmente quando le “ecoballe” dominavano i territori.

Lo stato della raccolta differenziata in Campania

Nel suo discorso, Fico sottolinea che la raccolta differenziata media in Campania si attesta attorno al 50%, con l’umido che raggiunge percentuali intorno al 42-43%.
Tuttavia, una fetta significativa dei materiali raccolti “differenziati” risulta dispersa o non valorizzata a causa della mancanza di filiere di trattamento efficaci (compostaggio, digestori, impianti per rifiuti organici).
Il contratto attuale con l’impianto di Acerra prevede un conferimento di 750.000 tonnellate l’anno per 10 anni.

Questi dati mostrano che, nel modello attuale, una fetta molto rilevante dei rifiuti urbani finisce nel ciclo energetico/incenerimento, anche laddove potrebbero essere valorizzati attraverso processi circolari.

rifiuti
Uno dei maggiori periodi di crisi rifiuti della Campania

Le affermazioni di Fico e gli obiettivi dichiarati

Durante il suo intervento, Fico ha espresso le sue intenzioni con parole chiare:

  • Non è necessario aggiungere “una quarta linea” al termovalorizzatore: la strada da seguire è la riduzione dei conferimenti, non l’espansione dell’incenerimento.
  • Se si potenziassero la raccolta differenziata, il compostaggio e le filiere locali per l’umido, i costi di trasporto scenderebbero e si libererebbe spazio per chiudere una linea di incenerimento.
  • Ha indicato obiettivi quantitativi: puntare a innalzare l’umido al 55-60% e il secco al 65-70%, riducendo i conferimenti ad Acerra da 750.000 tonnellate a circa 400.000 tonnellate all’anno.

Con queste premesse, l’idea è che una Regione più efficiente nella gestione dei flussi dei rifiuti possa esercitare pressione per “tagliare” una linea del grande impianto di incenerimento.

Aspetti tecnici, operativi e sfide

Filiera del compostaggio e gestione dell’umido

La proposta di Fico si basa sull’innalzamento della quota di raccolta dell’umido e sulla diffusione di impianti di compostaggio. Ciò richiede:

  1. Realizzazione di nuovi impianti (compostaggio, digestione anaerobica) distribuiti territorialmente, vicini ai bacini di raccolta, per ridurre i costi di trasporto e ottimizzare la logistica.
  2. Ottimizzazione delle modalità di raccolta domiciliare e stradale dell’umido, con frequenze adeguate e controllo qualitativo.
  3. Reti di controllo e misurazione: verifiche sulla purezza del materiale umido raccolto (senza contaminanti) per garantire qualità e rendimento.
  4. Integrazione con altre politiche di economia circolare, come il riciclo delle frazioni secche, la logica “zero waste”, il recupero di materia prima seconda e la riduzione alla fonte.

Se la filiera locale fosse sufficientemente capillare e efficiente, potrebbe diminuire sensibilmente la massa di rifiuti da inviare ad Acerra.

Limiti di scala e costi

  • Gli investimenti iniziali per realizzare impianti e infrastrutture possono essere elevati, sia in termini finanziari che di tempo di autorizzazione.
  • In zone meno densamente popolate o territori montani/isolati, l’equilibrio logistico potrebbe risultare difficile: trasporti su lunga distanza possono annullare il guadagno ambientale.
  • Il calo dei conferimenti ad Acerra implica la necessità di ripensare gli equilibri contrattuali: la società gestore dell’impianto deve avere garanzie di funzionamento e redditività.
  • In scenari avversi, un’implementazione lenta potrebbe far emergere “buchi” nel ciclo dei rifiuti: se non si riducono i conferimenti abbastanza presto, l’impianto deve continuare a operare pienamente.
Roberto Fico
Roberto Fico

Reazioni politiche e critiche

Contrapposizioni e timori

La proposta di Fico tocca un tema sensibile: l’impianto di Acerra è da anni al centro del dibattito regionale sui rifiuti. Qualunque proposta di ridimensionamento scatena tensioni politiche e territoriali.
Un esempio: in precedenti fasi, personalità e partiti hanno difeso la funzione dell’impianto come pilastro del ciclo regionale, sostenendo che estinguere gradualmente l’incenerimento è teorico, ma concretezze mancano.

Ad esempio, l’ex sindaco Gaetano Manfredi (oggi figura rilevante del centrosinistra) ha avvertito che qualunque riduzione dei volumi in Acerra non può prescindere da una forte infrastrutturazione regionale degli impianti di raccolta e trattamento.

Fulvio Martusciello, leader di Forza Italia in Campania, ha commentato che l’idea di “spegnere” l’impianto ricorda il 2007, quando le città furono sommerse dai rifiuti, e ha definito l’ipotesi “una proposta che va contro la storia della Campania”.

Anche il dibattito interno al centrosinistra e al Movimento 5 Stelle non è pacifico: alcuni osservatori ritengono che la proposta rischi di essere troppo idealistica rispetto alle possibilità reali.

Critiche tecniche

  • Alcuni critici sostengono che, anche con alti livelli di differenziata e compostaggio, una frazione residua di rifiuti è inevitabilmente destinata all’incenerimento o smaltimento (scarti, materiali non riciclabili).
  • Il rischio di “rottura contrattuale”: se i conferimenti scendessero troppo rispetto agli impegni contrattuali con Acerra, potrebbero scattare penali o richieste di compensazione.
  • Alcune analisi suggeriscono che il “margine residuo” di rifiuto inestinguibile potrebbe non essere sufficiente a garantire la sostenibilità economica dell’impianto, il che rende politicamente difficile “sopravvivere” a una linea chiusa.

Modelli e riferimenti di politiche ambientali

In Italia e in Europa, esistono esperienze di territori che hanno ridotto la dipendenza dagli inceneritori puntando su differenziata, compostaggio e modelli di “gestione integrata” dei rifiuti:

  • Alcune città nei Paesi nordici o in Germania hanno ottenuto percentuali alte di raccolta differenziata, con impianti locali di compostaggio e impianti di digestione anaerobica diffusi.
  • In regioni italiane con buoni livelli di raccolta differenziata, si osserva che l’incenerimento diventa residuale: rimane solo per il rifiuto secco tecnologico non riciclabile.
  • Le “best practice” dimostrano che l’integrazione tra politiche di riduzione, raccolta differenziata e partecipazione dei cittadini è fondamentale per rendere sostenibile la transizione verso un modello a basso incenerimento.

Tuttavia, il salto da queste esperienze “locali” a un cambio strutturale su scala regionale — in una regione con vincoli storici e infrastrutturali come la Campania — è una sfida rilevante.

Il termovalorizzatore di Acerra

Vantaggi attesi e limiti residui

Vantaggi potenziali

  • Disincentivo all’incenerimento: abbassare il carico sull’impianto
  • Migliore qualità ambientale: meno emissioni, minore trasporto
  • Più economia circolare: valorizzazione dell’umido e recupero materie
  • Differenziazione politica: Fico potrebbe posizionarsi come il candidato “verde” in campo

Limiti che restano

  • Non è realistico che l’incenerimento scompaia del tutto: una quota residua è probabilmente inevitabile
  • Il margine per chiudere una linea dipende da un’elevata efficienza nelle filiere locali
  • Non è chiaro come compensare eventuali perdite economiche per l’impianto residuo
  • Il fattore politico: cambi di governo regionale o opposizioni contrarie potrebbero bloccare o rallentare il progetto

Il posizionamento politico e strategico

La proposta di Fico sul tema rifiuti diventa anche elemento di differenziazione politica in Campania:

  • Offre al centrosinistra una battaglia ambientale forte, in contrapposizione al modello “tradizionale inceneritore-first”
  • Mettere al centro l’idea di “regione virtuosa” e circolarità ambientale può attrarre elettori sensibili al verde e all’ecologia
  • Al tempo stesso, la proposta espone il candidato a critiche di utopismo o populismo, specialmente se non accompagnata da piani realistici e cifre.
  • Il confronto con De Luca, che ha spesso sostenuto l’importanza dell’impianto di Acerra, diventa inevitabile e costituirà un terreno di battaglia elettorale.

In prospettiva, chi riuscirà a dare credibilità tecnica, concretezza e gradualità avrà un vantaggio competitivo.

Una riflessione

La proposta di Roberto Fico di rafforzare la raccolta differenziata per ridurre i conferimenti ad Acerra e chiudere una linea del termovalorizzatore è ambiziosa e carica di significato simbolico e politico. Se realizzata con rigore, potrebbe avviare una transizione importante nel modello di gestione dei rifiuti in Campania.
Tuttavia, il significato tecnico e operativo dell’idea va attentamente misurato: dalla realizzazione infrastrutturale alle garanzie contrattuali, dai vincoli di bilancio alla logistica territoriale. Dove molti vedono un’utopia ambientalista, Fico dovrà dimostrare che è una proposta sostenibile e credibile.
La sfida, da qui al voto, non sarà solo attaccare il modello attuale, ma mostrare che esiste una strada percorribile verso un sistema rifiuti più pulito, più circolare e meno dipendente dall’incenerimento.

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