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Roberto Fico

27 Settembre 2025

Angela Capasso

Regionali in Campania: Fico chiede la fedina penale per tutti i candidati, si apre il dibattito

Il candidato Fico chiede la fedina penale per tutti i candidati regionali in Campania per la trasparenza e responsabilità elettorale

In vista delle elezioni regionali in Campania, Roberto Fico — già presidente della Camera e candidato del centrosinistra — ha lanciato una proposta che rischia di provocare vibrazioni nel panorama politico: la richiesta del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per tutti i candidati. Non si tratta di un’operazione di giustizialismo, secondo Fico, ma di una misura etica e di responsabilità nei confronti degli elettori.
La sua dichiarazione, fatta a Morcone (Benevento), apre un nuovo terreno di scontro sulle liste elettorali “pulite” e sugli strumenti di controllo preventivo candidati. Ma quanto è fattibile questa proposta? Quali sono i risvolti giuridici e politici? E come stanno rispondendo gli altri schieramenti?

Il contesto delle regionali in Campania

Le elezioni regionali in Campania si terranno il 23 e 24 novembre 2025 (dalle 7 alle 23 il primo giorno e fino alle 15 il secondo)
La candidatura di Roberto Fico è sostenuta dal fronte progressista, che punta a rivoltare la scena politica regionale.
In questo contesto, la proposta di chiedere la fedina penale a ogni aspirante consigliere regionale o presidente assume una valenza non solo simbolica, ma anche strategica. Fico l’ha inserita come caposaldo della trasparenza nella costruzione delle liste.

Roberto Fico
Roberto Fico

La dichiarazione di Fico: cosa ha detto

Durante un evento a Morcone nel Sannio, Fico ha sottolineato che:

  • Vuole liste pulite per garantire standard etici elevati nei consigli regionali.
  • Ha già sollecitato la propria coalizione a produrre certificati dei carichi pendenti e il casellario giudiziale dei candidati.
  • Ha precisato che non si tratta di sostituirsi alla magistratura: “si è innocenti fino a prova contraria”, e non c’è intento giustizialista o punitivo.
  • È una questione di responsabilità verso gli elettori: “Tutto il resto è un’esagerazione che non ha senso”.
  • Ha anche anticipato una stretta sul numero delle liste, giudicate eccessive, affermando: “Non ce ne saranno tante”.

Queste affermazioni marcano un cambio di passo rispetto a formule politiche tradizionali, ponendo l’accento sul controllo ex ante e sulla moralità delle candidature.

Aspetti giuridici: fedina penale, casellario giudiziale e normativa vigente

Cosa si intende per fedina penale / casellario giudiziale

Il “certificato del casellario giudiziale” (spesso chiamato fedina penale) raccoglie informazioni su condanne definitive e altre iscrizioni relative a procedimenti penali, civili e amministrativi.
La riforma nota come “Orlando” (d.lgs. 122/2018) ha aggiornato la struttura del casellario giudiziale italiano, anche integrando componenti europee.

Se il casellario è “vuoto” (cioè non contiene condanne definitive e iscrizioni rilevanti), il soggetto è definito incensurato.

Limiti normativi e potenziali ostacoli

Chiedere il certificato giudiziale non viola, in sé, alcuna legge, purché non si discrimini ingiustamente chi ha procedimenti in corso. Tuttavia:

  • La presunzione d’innocenza è un principio costituzionale: non si può discriminare un candidato che è stato indagato, finché non c’è condanna definitiva.
  • La richiesta preventiva potrebbe generare tensioni legate alla privacy e all’equità politica.
  • Non esiste, nella normativa elettorale italiana, un obbligo generale di presentare tali certificati: la giustizia elettorale, tradizionalmente, interviene dopo le elezioni con azioni di decadenza, ricorsi elettorali, verifiche ex post.
  • Alcuni partiti e coalizioni adottano codici interni (ad esempio il “codice di autoregolamentazione delle candidature”) che impongono criteri più stringenti di candidabilità rispetto alle leggi statali.

Insomma, Fico propone un vincolo etico-politico che va oltre le normali prescrizioni legalmente obbligatorie.

Roberto Fico
Roberto Fico

Reazioni e scenari politici

La proposta di Fico ha già stimolato reazioni nei vari schieramenti e nei media regionali:

  • Alcuni commentatori sottolineano che almeno cinque candidati nella lista del governatore uscente De Luca rischierebbero di essere esclusi se tale norma fosse applicata.
  • Si avanza l’idea della creazione di una commissione etica o comitato di trasparenza, incaricato non solo di valutare la regolarità giudiziaria ma anche l’“opportunità politica” delle candidature.
  • Si sta discutendo la composizione di tale commissione: inizialmente si era prospettata la partecipazione di nomi legati alla magistratura (ad esempio Paolo Mancuso o Federico Cafiero de Raho), ma sono cresciute le critiche, spingendo verso una composizione più super partes.
  • Nel centrodestra sono già scorribande: Gennaro Demetrio Paipais, escluso dalla lista di Manfredi per le sue critiche all’alleanza De Luca–Fico, ha aderito a Forza Italia.

La polemica principale si concentra su due piani:

  1. Etico-politico: fino a che punto la società italiana può e deve richiedere trasparenza preventiva ai candidati?
  2. Strategico-elettorale: chi resta fuori, chi entra, come cambia la lista di ogni coalizione in base ai controlli richiesti?

Vantaggi e rischi dell’approccio proposto

Vantaggi

  • Maggiore trasparenza e credibilità: presentare liste pulite rafforza la fiducia dell’elettorato.
  • Selezione preventiva: consente di evitare interventi giudiziari dopo le elezioni, riducendo scandali postumi.
  • Pressione sui partiti: spinge i partiti a scegliere candidati con un profilo pulito, migliorando lo standard complessivo.

Rischi

  • Discriminazione preventiva: indagati non condannati potrebbero essere esclusi, nonostante il principio di innocenza.
  • Contenziosi interni: candidati esclusi potrebbero impugnare decisioni, ingenerando conflitti.
  • Illusione simbolica: se non accompagnato da misure strutturali, rimane una concessione propagandistica.
  • Effetti sulla competizione: liste limitate o criteri rigidi potrebbero penalizzare coalizioni più frammentate o partiti minori.

Esperienze analoghe e best practice

In Italia, alcuni partiti adottano codici interni che impongono criteri restrittivi sulle candidature (condanne in primo grado, misure patrimoniali preventive, ecc.). Questo ha già portato all’esclusione interna di candidati controversi.

Tuttavia, non c’è uniformità nazionale: spesso le regole cambiano da partito a partito e da campagna elettorale a campagna elettorale.

In altri paesi europei, esistono test di moralità o screening preventivi per aspiranti parlamentari o amministratori locali, ma con quadri giuridici e costituzionali diversi, che possono non essere sovrapponibili al contesto italiano.

Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca

Ipotesi concrete per Campania

  • Fico potrà proporre che ogni coalizione definisca un comitato di verifica interno con rappresentanti esterni (es. magistrati in pensione, giuristi, personalità super partes).
  • I candidati dovranno allegare il casellario giudiziale aggiornato e i carichi pendenti.
  • Il comitato potrà esprimere pareri, anche vincolanti, sulla candidabilità in base a criteri di correttezza (non necessariamente solo giudiziaria).
  • Le coalizioni meno strutturate o più frammentate potrebbero lamentare difficoltà nell’adeguarsi, perdendo competitività.
  • Potrebbero nascere ricorsi elettorali o legali che impugnino esclusioni ritenute ingiuste.
  • Il tema potrebbe diventare elemento di campagna: chi è per la trasparenza, chi lo accusa di “giustizialismo camuffato”.

Critiche, obiezioni e punti deboli

  • C’è chi accusa Fico di volersi presentare da paladino dell’onestà per recuperare consenso.
  • Altri sostengono che, nella prassi, il controllo vero passa dalle verifiche post-elettorali e dalle decadenze — non dalle procedure preventive.
  • Le domande chiave sono: chi decide il criterio di “opportunità politica”? Con quali garanzie? Chi assume il ruolo di arbitro?
  • In aggiunta, alcune coalizioni o candidati potrebbero usare la richiesta della fedina come strumento per delegittimare gli avversari, più che per garantire pulizia.
Vincenzo De Luca
Vincenzo De Luca

Prospettive e scenario futuro

Se la proposta di Fico dovesse trovare applicazione — almeno parziale — nelle liste regionali, il panorama elettorale campano vedrà un vero scossone sul metodo di selezione delle candidature.
Potremmo assistere a:

  • Sforbiciate nelle liste
  • Veleni interni nei partiti
  • Maggiore attenzione dell’elettore ai profili giudiziari dei candidati
  • Spazio per media, movimenti civici e trasparenza come elementi competitivi

Verso il 23 novembre, la sfida non sarà solo sui programmi, bensì sulle credenziali morali di chi aspira a governare la Regione.

La proposta di Roberto Fico di chiedere la fedina penale e i carichi pendenti per tutti i candidati regionali in Campania rappresenta un punto di svolta potenziale nella dialettica elettorale tradizionale.
Se da un lato si tratta di una richiesta di trasparenza che può rinsaldare la fiducia nei cittadini, dall’altro rischia di aprire contenziosi legali e tensioni su principi costituzionali come la presunzione d’innocenza.
Tutto dipenderà da come verrà declinata questa proposta — se in modo serio, strutturato e con garanzie — e da quanto le altre forze politiche saranno disposte ad accoglierla o a contrastarla.
In ogni caso, nel panorama elettorale campano, la “fedina penale” entra con prepotenza nel dibattito politico, e il giudizio degli elettori sulla coerenza tra parole e comportamento potrebbe fare la differenza.

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