Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)
Direzione Distrettuale Antimafia (DDA)

13 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Faida tra clan a Fuorigrotta, la rissa finisce nel sangue: quattro colpi di pistola ad altezza uomo e due arresti

Gli indagati, ritenuti vicini al clan Iadonisi, avrebbero affrontato esponenti del gruppo Troncone durante uno scontro avvenuto nel marzo 2024

Due persone sono state raggiunte da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulla faida tra clan a Fuorigrotta. I carabinieri del Nucleo investigativo di Napoli hanno eseguito il provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Gli indagati, ritenuti vicini al clan Iadonisi, sono accusati a vario titolo di concorso in tentato omicidio plurimo, porto e detenzione di arma clandestina, ricettazione e rapina. Le contestazioni sono aggravate dal metodo mafioso e riguardano uno scontro avvenuto nel quartiere occidentale di Napoli il primo marzo 2024, nel contesto della contrapposizione con il clan Troncone.

Lo scontro tra Iadonisi e Troncone nel quartiere Fuorigrotta

L’inchiesta dei carabinieri ha ricostruito una fase dello scontro tra due gruppi criminali che da tempo si contendono il controllo di alcune zone dell’area occidentale di Napoli. Da una parte il clan Iadonisi, attivo principalmente nel Rione Lauro, dall’altra il gruppo Troncone, radicato nel territorio di Fuorigrotta. Secondo quanto emerso dalle indagini, i due arrestati avrebbero avuto un ruolo nello scontro avvenuto in strada con alcuni esponenti del gruppo rivale. La situazione sarebbe degenerata rapidamente, trasformando un confronto violento in una sparatoria. Gli investigatori hanno raccolto elementi ritenuti utili a ricostruire la dinamica dei fatti attraverso attività investigative sul territorio e intercettazioni. Gli accertamenti hanno consentito di delineare il contesto criminale nel quale sarebbe maturata l’aggressione.

Tribunale di Napoli
Tribunale di Napoli

La rissa e i quattro colpi esplosi con una pistola clandestina

La ricostruzione degli inquirenti indica che la vicenda sarebbe iniziata con una violenta rissa tra i due gruppi. Durante lo scontro, uno degli indagati avrebbe estratto una pistola Beretta 92S con matricola abrasa, esplodendo quattro colpi ad altezza uomo.

Gli spari avrebbero rappresentato il momento più grave dell’episodio, con l’accusa di tentato omicidio plurimo contestata agli indagati. Secondo la Procura, l’utilizzo dell’arma sarebbe avvenuto nell’ambito di una contrapposizione legata alle dinamiche criminali del territorio. Dopo la sparatoria, sempre secondo la ricostruzione investigativa, i due avrebbero sottratto un motoveicolo utilizzato dalle persone coinvolte nello scontro. Anche questo episodio è stato inserito nel quadro delle contestazioni formulate dagli inquirenti.

L’ordinanza cautelare rappresenta un ulteriore sviluppo delle indagini sulla guerra tra gruppi criminali nella zona occidentale della città, dove negli ultimi anni si sono registrati episodi di tensione e violenza collegati agli equilibri della criminalità organizzata.

Gli arrestati erano già detenuti per la rapina al calciatore David Neres

I due destinatari del nuovo provvedimento cautelare erano già sottoposti a misure restrittive per un’altra vicenda giudiziaria: la rapina ai danni del calciatore del Napoli David Neres, avvenuta il primo settembre 2024.

L’episodio aveva coinvolto il giocatore azzurro poco dopo una gara disputata allo stadio Maradona. Le successive attività investigative avevano portato all’individuazione di presunti responsabili e all’emissione di provvedimenti cautelari. Nel corso dell’attuale indagine sulla faida tra clan, gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito il ruolo di alcuni esponenti detenuti del clan Troncone, che secondo l’accusa avrebbero continuato a impartire direttive agli affiliati rimasti in libertà. Le comunicazioni intercettate e gli approfondimenti investigativi avrebbero permesso agli inquirenti di delineare un quadro più ampio delle dinamiche interne ai gruppi criminali coinvolti.

La nuova ordinanza nell’inchiesta sulla criminalità organizzata a Napoli

Il provvedimento eseguito dai carabinieri si inserisce nel lavoro della Direzione distrettuale antimafia di Napoli per ricostruire gli episodi di violenza legati agli scontri tra clan. L’attenzione degli investigatori resta concentrata sulle modalità con cui i gruppi criminali avrebbero esercitato il controllo del territorio, attraverso intimidazioni, disponibilità di armi e azioni violente. Gli indagati, come previsto dalla legge, restano persone sottoposte a indagini e la loro posizione dovrà essere valutata nel corso dell’iter giudiziario. Le accuse contestate saranno oggetto di verifica nelle successive fasi del procedimento.

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