Ercolano, operaio muore durante uno spurgo: aperte le indagini su sicurezza e lavoro nero
Una morte sul lavoro che accende nuovamente il dibattito sulla sicurezza e sul rispetto delle norme nei cantieri, in particolar modo sulle attività ad alto rischio. Raffaele Magri, operaio di 58 anni originario di Caivano, ha perso la vita nel pomeriggio di ieri, 1° giugno 2026, a Ercolano mentre era impegnato nelle operazioni di spurgo di una fossa biologica all’interno di una struttura ricettiva situata in via Benedetto Cozzolino. L’uomo si sarebbe sentito male poco dopo essere sceso nel pozzo nero, senza riuscire più a risalire.
Le immagini di videosorveglianza
Le prime verifiche degli investigatori si stanno concentrando sulle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti nell’area. I filmati, già acquisiti dai carabinieri della tenenza di Ercolano, mostrerebbero l’operaio al lavoro senza adeguati dispositivi di protezione individuale. Un elemento particolarmente rilevante che potrebbe contribuire a chiarire eventuali responsabilità e a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Secondo quanto emerso, Magri sarebbe arrivato sul posto a bordo di una cisterna insieme a un collega. Dopo le operazioni preliminari, avrebbe effettuato la discesa nella fossa biologica. Pochi istanti dopo si sarebbe verificata la tragedia.

L’ipotesi dei gas tossici
Tra le ipotesi investigative più accreditate c’è quella dell’inalazione di gas tossici presenti all’interno della fossa. Gli ambienti confinati come pozzi neri e fosse biologiche possono infatti accumulare sostanze altamente pericolose per la salute, in grado di provocare perdita di coscienza e arresto respiratorio in pochi minuti. A confermare l’elevato livello di rischio dell’area è stato anche il complesso intervento di recupero del corpo. Sul posto sono intervenuti gli specialisti del nucleo sommozzatori dei vigili del fuoco di Napoli e gli operatori SAF, il nucleo Speleo Alpino Fluviale, dotati di tute stagne, autorespiratori e specifici sistemi di protezione per operare in un ambiente saturo di esalazioni potenzialmente letali.
Gli accertamenti della Procura
La Procura ha disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia, esame che dovrà stabilire con esattezza le cause del decesso. Nei prossimi giorni saranno notificati gli avvisi di garanzia ai titolari della ditta incaricata dello spurgo e ai responsabili della struttura ricettiva. Si tratta di un atto tecnico necessario per consentire ai consulenti delle parti di partecipare agli accertamenti irripetibili previsti dalla legge. Al tempo stesso, gli investigatori stanno verificando la posizione lavorativa dell’operaio. Tra gli aspetti al centro delle indagini ci sono la regolarità dell’assunzione, le autorizzazioni necessarie per operare in ambienti confinati e il rispetto delle procedure di sicurezza obbligatorie.
Una comunità sotto shock
La notizia della morte di Raffaele Magri ha suscitato una forte commozione sia a Caivano, dove viveva con la moglie e con il figlio, sia a Ercolano. I familiari hanno raggiunto rapidamente il luogo dell’incidente dopo aver ricevuto la notizia dai carabinieri. Ci sono stati momenti di grande tensione nella struttura, dove al momento della tragedia era in corso una cerimonia. Intanto, la neo sindaca di Ercolano, Antonietta Garzia, ha espresso il cordoglio dell’intera città dichiarando: “Si muore ancora di lavoro e si muore troppo. Questo ciclo va spezzato con sicurezza, controlli e responsabilità. Chi lavora ha diritto di tornare a casa la sera”.
La morte di Raffaele Magri è molto più di un altro incidente sul lavoro. Le morti bianche in Italia sono sempre di più perché manca la sicurezza. Le indagini dovranno accertare eventuali responsabilità, ma resta il fatto che ogni lavoratore ha il diritto di svolgere la propria attività in condizioni adeguate con tutte le tutele previste dalla legge. Ha poi il diritto di vivere la sua vita, al di là del lavoro, senza correre nessun rischio di perderla.


