Oltre 70 ricoveri a marzo per il focolaio di epatite A in Campania. Situazione stabile ma task force attiva sulla filiera alimentare.
L’ombra dell‘Epatite A si allunga sulle altre regioni di Italia. L’Ulss 6 Euganea ha confermato un caso di epatite A in provincia di Padova. Il paziente è un turista veneto recentemente rientrato da un soggiorno a Napoli, dove aveva consumato dei frutti di mare. Intanto in Campania la situazione rimane stabile.
Profilo stazionario del virus
La situazione del focolaio di epatite A in Campania mantiene un profilo stazionario, sebbene l’infezione colpisca diverse province. L’ospedale Cotugno di Napoli, centro di eccellenza per le malattie infettive, assiste attualmente 73 degenti, con ulteriori cinque pazienti in attesa al pronto soccorso.
Il virus ha varcato i confini partenopei raggiungendo la provincia di Caserta, dove le autorità registrano oltre 50 contagi, con un picco critico nel comune di Sessa Aurunca. Anche il salernitano riporta circa 25 casi; qui, amministrazioni come quella di Sala Consilina hanno imposto rigide restrizioni nelle mense scolastiche, vietando il consumo di frutta fresca. Le province di Avellino e Benevento contano invece una decina di positivi ciascuna.
Mentre il quadro epidemiologico si delinea con precisione, i Carabinieri dei Nas proseguono incessantemente i campionamenti sul territorio per individuare l’origine della contaminazione. Le autorità sanitarie monitorano con estrema attenzione l’evoluzione dei ricoveri per arginare la diffusione.
Un turista veneto contagiato a Napoli
L’Ulss 6 Euganea ha confermato un nuovo caso di epatite A in provincia di Padova, coinvolgendo un turista veneto contagiato dopo aver consumato frutti di mare a Napoli. Sebbene il paziente sia ormai guarito grazie alla pronta profilassi, l’episodio porta a 38 i casi registrati nel territorio padovano negli ultimi sei anni.
Il direttore del Dipartimento di Prevenzione, Luca Sbrogiò, utilizza questo evento per illustrare il concetto di One Health. Egli evidenzia come la combinazione di ambienti inquinati e rifiuti organici permetta a molluschi come cozze e vongole di filtrare e concentrare il virus. La trasmissione virale avviene poi attraverso il consumo di pesce crudo o poco cotto, alimentata da una scarsa igiene e dalla mancanza di copertura vaccinale.
Per contrastare la diffusione, anche l’azienda sanitaria promuove attivamente la vaccinazione.

Monitoraggio costante e controlli capillari in Campania per fronteggiare il virus
Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato d’urgenza il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica per coordinare la risposta all’epidemia. In piena sintonia con il Presidente della Regione Roberto Fico, l’incontro ha riunito Forze dell’ordine, referenti delle Asl e del Dipartimento Salute per definire una strategia d’urto basata su monitoraggio costante e controlli capillari.
La Regione Campania potenzia contestualmente i pilastri della sanità pubblica, intensificando la sorveglianza epidemiologica e la gestione rapida dei nuovi contagi. Le autorità hanno già avviato un sensibile rafforzamento della campagna vaccinale, garantendo al contempo una gestione sinergica dei posti letto tra le diverse strutture ospedaliere.
Sul fronte della prevenzione territoriale, una task force dedicata ispeziona senza sosta locali pubblici, mercati e l’intera filiera alimentare. Questi interventi mirano a sradicare l’abusivismo e a imporre standard igienici rigorosi, tutelando la salute collettiva dal rischio di ulteriori contaminazioni.
Il caso del turista veneto, contagiato a Napoli, evidenzia la necessità di una vigilanza sanitaria nazionale. Mentre la Regione Campania intensifica i controlli sulla filiera e le vaccinazioni l’allerta resta alta.


