l’avvocato Francesco Petruzzi e Patrizia, la mamma del bimbo
l’avvocato Francesco Petruzzi e Patrizia, la mamma del bimbo

23 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Morte Domenico, il legale: “C’è stato un palese tentativo di occultamento. Ci avevano detto di non parlare coi media”

L’avvocato della famiglia accusa i medici e l’ospedale Monaldi di ritardi e omissioni nei giorni successivi all’operazione

La morte del piccolo Domenico all’ospedale Monaldi di Napoli ha riacceso il dibattito sulla gestione del suo trapianto di cuore. Secondo l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ci sarebbero stati ritardi e mancate comunicazioni che configurerebbero un tentativo di occultamento da parte dei medici e di altri soggetti coinvolti. Le dichiarazioni del legale arrivano dopo gli incontri in procura avvenuti nella mattinata di lunedì 23 febbraio 2026.

I 45 giorni dopo l’operazione: omissioni e ritardi

Secondo Petruzzi, particolare attenzione va posta ai giorni successivi all’intervento, tra il 23 dicembre 2025 e il 6 febbraio 2026, quando si è tenuta la prima commissione interdisciplinare. “Fino a quel momento, come emerge dallo studio della documentazione medica, neanche una Tac cerebrale era stata fatta. Probabilmente fare ulteriori passaggi avrebbe rappresentato implicitamente un riconoscimento del fatto che c’era un problema“, ha spiegato il legale all’Ansa. Il riferimento è a presunti ritardi nella gestione clinica e nella comunicazione tra i medici e la famiglia. Petruzzi ha definito la situazione un “palese tentativo di occultamento”, sottolineando come ulteriori verifiche avrebbero dovuto coinvolgere altri centri trapiantologici. Inoltre, la situazione clinica sarebbe dovuta diventare pubblica, cosa che non è avvenuta.

Dichiarazioni sul non operabile e l’Heart Team

Un altro punto sollevato riguarda il ruolo dell’Heart Team e la posizione del dottor Oppido. “Il dottor Oppido ha ammesso che Domenico non era operabile nemmeno la sera prima che si pronunciasse l’Heart Team allargato. Lo ha detto alla madre, riconoscendo che la valutazione di un 10% di guarigione era dettata dalla disperazione“, ha dichiarato Petruzzi. Secondo il legale, quell’ammissione ha segnato un momento chiave. “Quella riunione ha fatto capire che non poteva andare avanti più solo il suo parere“, suggerendo un intervento successivo da parte di altri specialisti per completare la valutazione clinica.

La mamma Patrizia con il bambino.
Mamma Patrizia con il bambino Domenico

Il cuore ghiacciato e le indicazioni ai familiari

Petruzzi ha poi denunciato un presunto insabbiamento relativo al cosiddetto “cuore ghiacciato“, indicazione presente nella cartella clinica di Domenico ma non comunicata alla madre. “Troviamo folle che all’interno della cartella clinica ci sia scritto proprio del cuore ghiacciato e che un ospedale intero abbia taciuto la notizia alla mamma“, ha detto il legale. Il tentativo di occultamento, secondo Petruzzi, si sarebbe concretizzato anche con il consiglio ai familiari di non parlare con i media riguardo al parere negativo dell’ospedale Bambin Gesù su un nuovo trapianto.

Ci è stato dato questo consiglio che a nostro avviso è stato un tentativo di occultamento e ha cercato di condizionare psicologicamente la madre, giocando sulla speranza della mamma che il figlio potesse continuare a vivere“, ha spiegato. Il legale ha precisato che eventuali bugie o omissioni verificatesi nella comunicazione interna all’ospedale saranno oggetto di approfondimenti della magistratura. “Non parliamo più di un difetto di comunicazione, un termine talmente diplomatico che ci sta iniziando a infastidire“, ha sottolineato.

La famiglia di Domenico, attraverso il proprio legale, ha annunciato l’intenzione di chiedere al gip di valutare tutte le omissioni e i comportamenti successivi all’operazione. L’attenzione sarà in particolare rivolta ai 45 giorni in cui, secondo il legale, non sono stati eseguiti esami diagnostici fondamentali. Inoltre, non è stata coinvolta una rete più ampia di centri trapiantologici.

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