La madre del piccolo Domenico commenta la svolta giudiziaria nell’inchiesta sul trapianto fallito al Monaldi: “Nessuno mi ridarà mio figlio, ma iniziamo a vedere un barlume di giustizia”
Per Patrizia Mercolino non esiste una decisione giudiziaria capace di restituirle ciò che ha perso. Domenico Caliendo, suo figlio, aveva appena due anni e mezzo quando è morto dopo il trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Eppure, dopo la sospensione dei due sanitari coinvolti nel filone sul falso in cartella clinica, per la madre del bambino arriva almeno il primo segnale: non una vittoria piena, ma un passaggio che apre una nuova fase nella ricerca della verità.
La donna parla di una “piccola vittoria”, ma precisa subito che la strada resta ancora lunga. Al centro dell’inchiesta ci sono il cuore arrivato a Napoli in condizioni compromesse, la gestione dell’intervento, le comunicazioni interne all’equipe e il sospetto che alcuni passaggi della documentazione sanitaria siano stati alterati.

La madre di Domenico: “Un barlume di giustizia”
La decisione del gip rappresenta per la famiglia Caliendo un primo spartiacque. Patrizia Mercolino non nasconde il dolore, ma riconosce il valore del lavoro della Procura, che sta ricostruendo le ore decisive del trapianto e ciò che sarebbe accaduto dopo.
“Mio figlio Domenico, purtroppo, nessuno me lo ridarà indietro, ma finalmente iniziamo a vedere un barlume di giustizia”, ha dichiarato la madre.
Parole che tengono insieme due sentimenti diversi: da un lato l’assenza irreparabile del figlio, dall’altro la determinazione a non fermarsi finché ogni responsabilità non sarà accertata.
La sospensione dei sanitari viene dunque letta come un primo passo, non come un punto d’arrivo. Per la famiglia, infatti, restano ancora molti aspetti da chiarire: le cause del decesso, la gestione dell’organo destinato al trapianto e il comportamento dell’equipe nelle ore successive all’intervento.
L’incidente probatorio e l’attesa della perizia
Il cuore dell’inchiesta resta il filone principale, quello legato all’ipotesi di omicidio colposo. È ancora in corso l’incidente probatorio, chiamato a stabilire il nesso tra il congelamento dell’organo e la morte del bambino.
La perizia medico-legale sarà uno dei passaggi decisivi. Dovrà chiarire se il cuore trapiantato fosse effettivamente compromesso in modo irreversibile e se quella condizione abbia avuto un ruolo determinante nel decesso di Domenico.
La madre attende questo passaggio con ansia e speranza. Dal punto di vista dei genitori, quanto accaduto non può essere ridotto a un semplice errore. Patrizia Mercolino parla di una catena di decisioni e omissioni che, secondo la famiglia, avrebbe segnato il destino del bambino.

Il nodo del cuore arrivato congelato
Uno dei punti centrali della vicenda riguarda il cuore destinato a Domenico, arrivato da Bolzano e poi risultato compromesso. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’organo sarebbe stato esposto a condizioni di conservazione non compatibili con il trapianto.
Per la madre, però, il problema non si esaurisce nel trasporto. La sua accusa è più ampia e riguarda l’intera catena decisionale: prima, durante e dopo l’intervento.
Patrizia Mercolino sostiene di essersi affidata completamente ai medici del Monaldi, convinta che il figlio fosse nelle mani di professionisti chiamati a proteggerne la vita. Proprio per questo, la scoperta dei dettagli emersi dagli atti ha reso ancora più doloroso il percorso della famiglia.
Secondo la donna, i vertici dell’ospedale avrebbero saputo quanto accaduto molto prima che la verità venisse comunicata ai genitori. Un passaggio che alimenta il senso di tradimento e il dolore di chi, per settimane, avrebbe atteso risposte senza riceverle.
Le accuse sulla cartella clinica
Il filone che ha portato alla sospensione dei sanitari riguarda il presunto falso in cartella clinica. Secondo l’impianto accusatorio, alcuni orari e passaggi della documentazione sarebbero stati modificati per ricostruire una sequenza diversa rispetto a quella realmente avvenuta.
È uno degli aspetti più delicati dell’intera vicenda, perché non riguarda solo l’eventuale errore medico, ma anche ciò che sarebbe accaduto dopo: la gestione della documentazione ufficiale e il tentativo, ipotizzato dagli inquirenti, di nascondere o ridimensionare le responsabilità.
La madre di Domenico racconta il dolore di chi, mentre aspettava fuori dalla sala, pregava e sperava, senza sapere che all’interno si sarebbe consumata una situazione ben diversa da quella poi rappresentata alla famiglia.
“Mentre noi pregavamo fuori dalla sala d’attesa, dentro si consumava quel disastro”, ha detto Patrizia Mercolino, riferendosi alla ricostruzione emersa dagli atti.
Una famiglia segnata dalla perdita
Oltre al piano giudiziario, resta quello umano. La morte di Domenico ha travolto l’intera famiglia. La madre racconta di dover trasformare il dolore in forza per gli altri figli, cercando di restare in piedi per loro anche quando il peso della tragedia diventa insostenibile.
I fratelli del piccolo, crescendo dentro questa assenza, stanno elaborando la perdita in modi diversi. È il lato più intimo e più duro della vicenda: una famiglia che non chiede soltanto giustizia, ma prova anche a sopravvivere a un vuoto impossibile da colmare.
Per Patrizia Mercolino, la battaglia giudiziaria è diventata anche una responsabilità verso gli altri bambini e le altre famiglie. L’obiettivo dichiarato è impedire che una storia simile possa ripetersi.
La battaglia per la verità
Il caso Caliendo è ormai uno dei procedimenti più delicati della sanità campana. La morte di un bambino dopo un trapianto di cuore fallito ha aperto interrogativi profondi non solo sulle responsabilità individuali, ma anche sui controlli, sulle procedure, sulla comunicazione con i familiari e sulla trasparenza interna alle strutture sanitarie.
La famiglia continua ad affidarsi alla Procura e attende i prossimi passaggi giudiziari. Saranno la perizia, gli interrogatori e gli atti del procedimento a stabilire il quadro delle responsabilità.
Per ora, la sospensione dei sanitari rappresenta un segnale. Non cancella il dolore, non chiude la vicenda, non restituisce Domenico alla sua famiglia. Ma per la madre è l’inizio di un percorso che dovrà arrivare fino in fondo.
La voce di Patrizia Mercolino restituisce tutta la complessità del caso Caliendo: il dolore di una madre, la rabbia per quanto emerso, la fiducia nella magistratura e la determinazione a chiedere giustizia. La sospensione dei due sanitari è solo un primo passo. La verità sulla morte di Domenico dovrà ora passare dagli accertamenti tecnici e dal processo. Per la famiglia, la battaglia è appena cominciata.

