Mamma Patrizia e il figlio Domenico
Mamma Patrizia e il figlio Domenico
📍 Napoli

16 Luglio 2026

Cristina Siciliano

Morte di Domenico Caliendo, il verbale del primario apre un nuovo capitolo: «Il Berlin Heart fu escluso senza un percorso diagnostico completo»

Il responsabile del Programma Trapianti del Monaldi, ascoltato dalla Procura, ha ricostruito le valutazioni cliniche che precedettero la morte del bambino. Al centro dell’indagine le scelte terapeutiche e il mancato approfondimento sull’assistenza biventricolare

La vicenda giudiziaria sulla morte del piccolo Domenico Caliendo si arricchisce di un nuovo elemento destinato ad alimentare il dibattito sulle decisioni cliniche assunte durante il ricovero all’Ospedale Monaldi di Napoli. Nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura partenopea, è stato ascoltato come persona informata sui fatti Claudio Marra, responsabile del Programma Trapianti dell’ospedale. La sua testimonianza, secondo quanto riporta Il Mattino, ha riportato l’attenzione sulla possibilità di ricorrere al cosiddetto doppio “Berlin Heart“. Questo è un dispositivo di assistenza cardiaca che avrebbe potuto rappresentare un’alternativa temporanea in attesa di un nuovo trapianto.

La testimonianza del responsabile del Programma Trapianti

Davanti ai magistrati della sezione che si occupa dei reati di colpa professionale, Marra ha ricostruito le fasi che hanno preceduto il peggioramento delle condizioni del bambino. Si è soffermato sulle valutazioni cliniche effettuate dall’équipe medica. Secondo quanto riferito agli inquirenti, l’ipotesi di impiantare un’assistenza biventricolare sarebbe stata esclusa già alla fine del mese di dicembre. Tuttavia, secondo il chirurgo, una scelta del genere avrebbe richiesto un percorso diagnostico più articolato. Questo percorso doveva essere fondato su una serie di accertamenti specialistici.

Tra gli esami indicati figurano una Tac total body, radiografie, ecocardiogrammi e una consulenza infettivologica. Questi strumenti sono ritenuti necessari per stabilire se il paziente fosse realmente candidabile all’impianto del Berlin Heart. Tali accertamenti, sempre secondo la ricostruzione fornita in Procura, non sarebbero mai stati eseguiti.

Il caso del cuore disponibile a Bologna

Un altro passaggio affrontato durante l’interrogatorio riguarda i primi giorni di febbraio, quando si rese disponibile un nuovo organo compatibile proveniente da Bologna. Il 2 febbraio il centro trapianti del Monaldi comunicò la sospensione temporanea di Domenico dalla lista d’attesa a causa di un peggioramento del quadro clinico. La situazione venne descritta come una fase iniziale di insufficienza multiorgano. Tuttavia, soltanto quarantotto ore dopo, venne richiesta la riammissione del bambino nella lista dei pazienti trapiantabili. Marra ha spiegato ai magistrati di non ricoprire ancora, in quel momento, il ruolo di responsabile del Programma Trapianti. Egli assunse tale incarico solo il 10 febbraio. Successivamente, durante le riunioni multidisciplinari, avrebbe appreso che la sospensione era stata determinata da un episodio di sanguinamento addominale, successivamente risolto. Questa circostanza avrebbe consentito il reinserimento del piccolo nella lista d’attesa.

La tempistica di queste decisioni rappresenta uno degli aspetti che la Procura continua ad approfondire. Gli inquirenti intendono comprendere se tutte le valutazioni siano state adottate secondo le procedure previste.

Guido Oppido
Guido Oppido

Il confronto sulle strategie terapeutiche

Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda il confronto tra le diverse posizioni espresse all’interno dell’équipe medica. Secondo quanto emerso dalla deposizione, il 13 febbraio sarebbe stata discussa la possibilità di impiantare il doppio Berlin Heart come supporto meccanico temporaneo. Tuttavia, l’opzione sarebbe stata esclusa dal cardiochirurgo Guido Oppido. Egli avrebbe motivato la decisione evidenziando il rischio di infezioni e l’elevata complessità dell’intervento su un paziente già sottoposto a trapianto cardiaco.

La posizione illustrata da Marra agli inquirenti appare però differente. Il responsabile del Programma Trapianti ha infatti sottolineato che una scelta di tale rilevanza avrebbe dovuto essere preceduta da valutazioni multidisciplinari e da specifici esami diagnostici. Questi esami sono indispensabili per stabilire l’effettiva praticabilità dell’intervento. Nel corso dell’audizione è stato inoltre affrontato anche il tema dell’organizzazione interna del programma trapianti. Marra ha spiegato che, dopo la sua nomina, introdusse modalità operative già adottate nel reparto di Cardiochirurgia per adulti. Egli ha evidenziato come in precedenza la gestione dei casi seguisse procedure differenti.

L’inchiesta prosegue sulle decisioni cliniche

L’indagine della Procura di Napoli continua ad analizzare ogni fase dell’assistenza prestata al piccolo Domenico, dalla gestione del primo trapianto fino alle successive scelte terapeutiche. Inoltre, l’attenzione degli investigatori resta concentrata anche sugli eventi che seguirono il deterioramento del cuore destinato al bambino. Questo episodio aveva già rappresentato uno dei principali filoni dell’inchiesta.

Parallelamente, resta aperto anche il procedimento relativo alla presunta alterazione degli orari riportati nella cartella clinica. Per questa vicenda risultano indagati il cardiochirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni. Entrambi sono stati destinatari nei mesi scorsi di un provvedimento interdittivo disposto dal giudice per le indagini preliminari.

Le nuove dichiarazioni raccolte dalla Procura potrebbero ora contribuire a chiarire se tutte le opzioni terapeutiche disponibili siano state realmente valutate secondo le procedure previste. Inoltre, si intende verificare se il percorso assistenziale seguito abbia rispettato i protocolli clinici richiesti in un caso di tale complessità.

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