disagio giovanile scuole casertane
L'esterno della scuola media Calcara
📍 Marcianise

14 Novembre 2025

Redazione Il Campano

Disagio giovanile dopo la tragedia di Marcianise, l’allarme dei presidi: «Generazione fragile»

Dopo la tragedia della dodicenne precipitata dalla scuola “Calcara” di Marcianise, i dirigenti delle scuole casertane lanciano l’allarme sul disagio giovanile e spiegano le strategie messe in campo per intercettare fragilità, bullismo e solitudini.

La morte della studentessa di 12 anni precipitata dal secondo piano della scuola media “Calcara” di Marcianise ha travolto non solo la comunità locale, ma l’intero mondo scolastico casertano. Non è più solo una tragedia “di una scuola”, ma un evento-simbolo che costringe dirigenti, docenti e famiglie a porsi domande scomode: quanto sappiamo davvero del malessere dei nostri ragazzi?
Dalle testimonianze dei presidi emerge un quadro chiaro: la fragilità emotiva delle nuove generazioni è «disarmante», ma le scuole non stanno a guardare e, con gli strumenti che hanno, provano a costruire reti di ascolto e prevenzione. Lo riporta Il Mattino.

«Fragilità disarmante»: la ferita aperta di Marcianise

«Da marcianisana sono molto vicina alla comunità scolastica che sta vivendo questa tragedia», ha sottolineato Tania Sassi, dirigente dell’IC Dante Alighieri di Caserta. Le sue parole fotografano bene il clima che si respira in queste ore: la percezione che quanto accaduto alla “Calcara” riguardi tutte le scuole, nessuna esclusa.

La preside spiega che negli istituti casertani si lavora da tempo su strategie e politiche educative mirate alla gestione delle emozioni e del disagio, attraverso strumenti strutturati:

  • sportelli di psicologia scolastica,
  • incontri scuola–famiglia,
  • protocolli per la gestione del disagio e la prevenzione di bullismo e cyberbullismo,
  • collaborazione con Asl e Servizi sociali.

Eppure, avverte Sassi, la «fragilità di questa generazione è a dir poco disarmante». Un dato che preoccupa, ma che – sottolinea – non deve scoraggiare: al contrario, deve spingere a rafforzare ancora di più il lavoro di prevenzione.

Aula di una scuola
Aula di una scuola – Immagine di repertorio

Psicologi, protocolli e formazione: cosa fanno le scuole casertane

Accanto al dolore, le scuole elencano gli strumenti già attivi sul territorio.
Gianni Spalice, dirigente dell’IC De Filippo–Viviani di San Nicola la Strada, racconta un lavoro quotidiano che intreccia prevenzione, educazione digitale e supporto alle famiglie. L’istituto organizza percorsi strutturati contro disagio, bullismo e cyberbullismo, spesso in collaborazione con le forze dell’ordine, e momenti di aggiornamento per i docenti, cercando di tenere insieme dimensione educativa e relazionale. Quest’anno è stata introdotta anche la presenza stabile di uno psicologo a scuola.

All’IC Ruggiero–III Circolo di Caserta, il dirigente Mario Nocera sottolinea il rafforzamento del patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire “un ambiente scolastico accogliente, sereno, fiducioso e rispettoso per tutti”. Oltre allo sportello psicologico, l’istituto ha attivato accordi con enti esterni per accompagnare i genitori nell’iter burocratico legato alle certificazioni di disabilità, un passaggio spesso complesso che rischia di lasciare sole le famiglie.

Il disagio che non si vede: isolamento, ansia, difficoltà di apprendimento

Il disagio psicologico, avvertono i dirigenti, raramente si presenta in modo eclatante. Spesso è sotterraneo, silenzioso.
La preside del liceo Giannone di Caserta, Marina Campanile, ricorda che sempre più spesso nei ragazzi emergono:

  • comportamenti di isolamento,
  • apatia prolungata,
  • disturbi d’ansia,
  • difficoltà di apprendimento non legate solo al rendimento.

Per questo, spiega, la prevenzione parte dalla qualità delle relazioni in classe e dall’osservazione puntuale dei docenti, chiamati a cogliere segnali di fragilità prima che esplodano in gesti estremi. A supporto di questo lavoro ci sono lo sportello d’ascolto, tenuto da un professionista e da uno psicoterapeuta, e piani di studio personalizzati. Ma la preside indica anche un elemento meno tecnico e più umano: «Gli strumenti più efficaci sono l’amore e la dedizione ai ragazzi».

La scuola media Calcara di Marcianise
La scuola media Calcara di Marcianise

Benessere come progetto: quando la scuola è comunità

Nel liceo Manzoni di Caserta, la dirigente Adele Vairo descrive il benessere degli studenti come il centro dello “spazio progettuale” della scuola. Non si tratta di un’aggiunta marginale al programma didattico, ma di una dimensione che plasma attività e percorsi: esperienze che incentivano relazioni positive, collaborazione tra pari, sviluppo personale.

Anche all’ISISS Lener di Marcianise, il preside Antonio Amendola parla apertamente di una «dirompente e pericolosa crescita del disagio giovanile», che si manifesta in gesti «catastrofici» e in un malessere profondo. Per rispondere a questa emergenza, l’istituto ha costruito una rete di prevenzione e supporto che da anni passa per convegni, progetti mirati e collaborazioni con forze dell’ordine, Asl e psicologi.

L’idea di fondo è che la scuola non possa essere solo luogo di trasmissione di nozioni, ma spazio di cura educativa, presidio civile e punto di riferimento per i territori.

Ascoltare i segnali deboli: «Non vogliamo lasciare indietro nessuno»

Dal liceo Fermi di Aversa, la dirigente Adriana Mincione ribadisce un concetto chiave: nessuna scuola ha «risposte speciali» o formule magiche. Quello che si può fare, però, è provare a essere una comunità che osserva, ascolta e non lascia indietro nessuno.

La preside insiste sulla “forza delle relazioni”: spesso sono i piccoli segnali – un cambio di tono, uno sguardo spento, una presenza che si fa intermittente – a raccontare che un ragazzo sta attraversando un momento difficile. Il lavoro degli insegnanti, in questa prospettiva, diventa quello di sentinelle del disagio, ma all’interno di una rete, non in solitudine.

La tragedia di Marcianise ricorda quanto il dolore dei giovanissimi possa essere invisibile fino all’ultimo istante. E rilancia una domanda collettiva, che riguarda non solo la scuola ma l’intera società: siamo davvero pronti ad ascoltare i nostri ragazzi prima che sia troppo tardi?

Dopo Marcianise, l’urgenza di fare rete

Il filo che unisce tutte le voci dei presidi casertani è chiaro: l’emergenza non può essere affrontata da una singola scuola. Servono:

  • investimenti strutturali su psicologi e figure educative;
  • protocolli chiari con Asl, servizi sociali e terzo settore;
  • formazione continua per i docenti;
  • un patto rinnovato con le famiglie, spesso stanche, spaventate, disorientate.

La tragedia della dodicenne di Marcianise è un colpo al cuore del sistema scolastico, ma anche l’ennesimo campanello d’allarme su un disagio che non nasce oggi e che non si spegnerà da solo. Le scuole casertane, almeno sul piano delle intenzioni e dei progetti, stanno cercando di non girarsi dall’altra parte. Ora la sfida è trasformare queste pratiche in standard diffusi, sostenuti da risorse e decisioni politiche all’altezza della situazione.

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