La Procura regionale della Corte dei Conti accusa l’ex sindaco metropolitano di un danno erariale da 2,7 milioni per il fallimento di CTP. De Magistris respinge ogni addebito: “Contesto con fermezza. Dovevo forse lasciare fallire l’azienda?”.
Un nuovo fronte giudiziario si apre per Luigi de Magistris, già protagonista di numerosi procedimenti nel corso della sua carriera. La Procura regionale della Corte dei Conti ha contestato all’ex sindaco metropolitano di Napoli un presunto danno erariale da 2,7 milioni di euro legato al fallimento di CTP, l’azienda di trasporto pubblico della Città Metropolitana. Una vicenda che riporta al centro il tema della gestione delle società pubbliche in crisi e degli interventi effettuati dalle amministrazioni negli ultimi anni.
L’accusa della Corte dei Conti e il “procedimento numero 110”
Secondo la ricostruzione della magistratura contabile, alcune decisioni assunte dalla governance metropolitana sotto la guida di de Magistris avrebbero contribuito ad aggravare la situazione economico-finanziaria della società, fino al definitivo fallimento.
Per l’ex sindaco si tratta dell’ennesimo capitolo di un percorso iniziato quasi trent’anni fa: lui stesso ricorda che questo è “il procedimento numero 110” dall’inizio della sua attività nel 1995 come pubblico ministero. Un percorso che, sottolinea, non ha mai scalfito il suo impegno politico e amministrativo.
La difesa: “CTP era vicina al salvataggio, il colpo di grazia è arrivato dopo”
De Magistris respinge tutte le contestazioni e rivendica la correttezza delle sue scelte amministrative.
«Contesto con fermezza gli addebiti», dichiara.
L’ex sindaco sostiene che al momento della fine del suo mandato CTP fosse «prossima alla messa in sicurezza» e che il tracollo definitivo sia imputabile a decisioni successive, in particolare alla scelta della nuova amministrazione metropolitana e della Regione Campania di orientarsi verso la privatizzazione del servizio invece che completare il percorso di risanamento avviato negli anni precedenti.
Il cuore della sua difesa è contenuto in una domanda retorica che pone direttamente all’opinione pubblica: «Dovevo agire diversamente dalle proposte di direttore generale, segretario generale e revisori dei conti, tutti concordi sulla messa in sicurezza dell’azienda? Dovevo lasciarla fallire?».

Pareri tecnici e voti bipartisan: gli elementi richiamati da de Magistris
L’ex sindaco sostiene che tutte le sue decisioni fossero coperte da pareri tecnici, amministrativi e contabili. Non solo: ricorda che anche il consiglio metropolitano, composto da esponenti di tutte le forze politiche, aveva espresso un voto unanime a sostegno degli interventi programmati per CTP.
Una circostanza che, nella sua ricostruzione, evidenzierebbe come il percorso di salvataggio fosse considerato la strada più credibile da tutto l’arco istituzionale e non frutto di una scelta isolata.
Le rivendicazioni: “Ho evitato dissesti e salvato posti di lavoro”
Per de Magistris il caso CTP si inserisce in un quadro più ampio: quello delle molte emergenze strutturali ereditate in città e gestite durante i suoi due mandati al Comune e alla Città Metropolitana.
Ricorda come la sua amministrazione abbia affrontato «l’emergenza rifiuti risolta», il «risanamento del bilancio comunale» nel 2011 quando, afferma, trovò «l’ente senza un euro in cassa», e la messa in circolazione dei nuovi treni della metropolitana.
Azioni che, secondo lui, avrebbero «salvato migliaia di posti di lavoro» e contribuito a evitare il dissesto finanziario dell’ente.
Un dibattito che riaccende un nervo scoperto: la gestione delle aziende pubbliche
Il caso CTP torna a mettere in evidenza uno dei temi più delicati per la governance cittadina: la gestione delle aziende partecipate in crisi e il confine spesso sottile tra scelta politica, responsabilità amministrativa e sostenibilità economica.
Il fallimento di CTP, infatti, non è solo un fatto giudiziario ma un dossier che coinvolge mobilità, politiche del personale, bilanci pubblici e strategie di sviluppo territoriale. E mette nuovamente a confronto due visioni: quella di chi accusa le amministrazioni passate di aver rinviato decisioni inevitabili e quella di chi rivendica di aver tentato di salvare un servizio pubblico essenziale.
La chiusura di de Magistris: “Ho fiducia nella magistratura”
Nonostante la contestazione da 2,7 milioni, l’ex sindaco mantiene un atteggiamento che definisce sereno.
«Preservo la mia fiducia nella magistratura», afferma, assicurando che affronterà il procedimento «con la medesima forza di sempre».
Ribadisce infine la convinzione di aver agito sempre «nel rispetto della Costituzione e dell’interesse pubblico», con la determinazione, sottolinea, che ha caratterizzato tutto il suo percorso politico.


