Condanna per omicidio volontario con dolo eventuale. Rabbia dei familiari delle vittime durante la lettura della sentenza
Si è concluso con una sentenza pesante ma contestata il processo di primo grado per la tragedia avvenuta a Ercolano, dove lo scoppio di una fabbrica di fuochi d’artificio costò la vita a tre giovani operai: Samuel Tafciu, 18 anni, e le sorelle gemelle Aurora e Sara Esposito, 26 anni. Il tribunale ha inflitto 17 anni e 6 mesi di reclusione ai due imputati ritenuti responsabili dell’esplosione, mentre un terzo uomo è stato condannato a 4 anni. La lettura del verdetto ha scatenato momenti di altissima tensione.
Le condanne: 17 anni e mezzo per i due imputati principali
Il giudice ha riconosciuto Pasquale Punzo e Vincenzo D’Angelo colpevoli di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo l’accusa, erano pienamente consapevoli dell’estrema pericolosità rappresentata dalla polveriera allestita in un capannone abusivo, dove venivano manipolati materiali ad alto rischio senza adeguate misure di sicurezza.
Al terzo imputato, Raffaele Boccia, è stata inflitta una condanna a quattro anni per il possesso di esplosivi.
La pena stabilita dal tribunale è risultata più bassa rispetto ai venti anni richiesti dalla Procura, circostanza che ha alimentato la protesta dei familiari.

La reazione dei familiari: sedie rovesciate e intervento delle forze dell’ordine
Subito dopo la lettura del dispositivo, in aula si è scatenata la rabbia dei parenti delle tre vittime. Sedie e tavoli sono stati rovesciati, mentre un gruppo di persone ha tentato di avvicinarsi ai magistrati e agli imputati.
Polizia e carabinieri hanno evitato il peggio intervenendo rapidamente e contenendo la protesta. La procura e il giudice si sono dovuti rifugiare per alcuni istanti in una sala adiacente per motivi di sicurezza.
L’aula, non attrezzata per un processo con un tale carico emotivo e mediatico, è diventata il teatro di una tensione esplosiva.
Perché la sentenza ha scatenato la protesta
La decisione del giudice ha formalmente accolto la ricostruzione dei pubblici ministeri, secondo cui lo scoppio avvenuto il 18 novembre 2024 aveva le caratteristiche dell’omicidio volontario con dolo eventuale.
Punzo e D’Angelo, secondo l’accusa, erano consapevoli del rischio letale creato dalla gestione irregolare della fabbrica abusiva. Nonostante ciò, hanno continuato l’attività senza adottare alcuna precauzione.
A scatenare l’ira dei familiari è stata soprattutto la riduzione di due anni e mezzo rispetto alla richiesta della Procura, ritenuta un’ingiustizia insopportabile per chi ha perso figli e fratelli in un’esplosione considerata evitabile.
Il ricordo delle vittime e una ferita ancora aperta
La morte di Samuel, Aurora e Sara ha profondamente segnato le comunità locali. I tre giovani lavoravano in un ambiente irregolare e pericoloso, dove le norme di sicurezza erano praticamente inesistenti.
La loro scomparsa ha acceso il riflettore su un mondo sommerso fatto di laboratori abusivi, rischi ignorati e vite spezzate da negligenze fatali.
La sentenza, pur rappresentando un primo punto fermo, non ha ancora portato pace alle famiglie, che chiedono pene più severe e un impegno reale per evitare altre tragedie simili.


