Le Comunità Energetiche Rinnovabili in Campania rappresentano un nuovo modello di partecipazione collettiva e sostenibile per cittadini, imprese e comuni.
La Campania si trova oggi ad affrontare sfide complesse nel campo dell’energia: costi energetici in continua ascesa, dipendenza dalle fonti fossili, e la necessità di ridurre le emissioni. In questo contesto, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) emergono come strumenti concreti di trasformazione: permettono ai cittadini, alle imprese e alle amministrazioni locali di autoprodurre, condividere e consumare energia da fonti rinnovabili in modo integrato sul territorio.
Attraverso questo articolo cerchiamo di capire a che punto siamo oggi — in termini istituzionali, normativi, sperimentazioni locali — e quali opportunità e ostacoli si profilano per le CER in Campania nei prossimi anni.
Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili e come funzionano
Una Comunità Energetica Rinnovabile (CER) è una forma organizzata (spesso associazione o cooperativa senza scopo di lucro) in cui più soggetti (persone, imprese, enti pubblici) collaborano per autoprodurre e consumare energia da fonti rinnovabili — tipicamente fotovoltaico, ma anche eolico, biomassa, ecc. — con uno scambio interno tra “pari” (peer-to-peer) e l’obiettivo di massimizzare il consumo locale.
I princìpi chiave sono:
- Autoconsumo collettivo: l’energia prodotta viene condivisa tra i soci all’interno del perimetro della comunità.
- Territorialità: tutti gli impianti e i punti di consumo devono essere connessi alla stessa cabina primaria (o almeno soggetti elettrici interconnessi in modo da garantire che la distribuzione interna resti locale).
- Gestione partecipata e non lucrativa: la comunità non opera per profitto a favore di terzi, ma per rendere più efficienti i costi energetici e i benefici ambientali ai soci.
- Incentivi e normative: lo sviluppo delle CER è sostenuto da normative nazionali (ad esempio il decreto ministeriale 16 maggio 2025) che stabiliscono modalità incentivanti.
Secondo i dati aggiornati, al 27 maggio 2025 sono pervenute 4.930 domande di contributo PNRR per CER, per una potenza complessiva di circa 440 MW. Le richieste di qualifica delle CER sono 1.170, di cui circa 700 già ammesse.
Il GSE (Gestore dei Servizi Energetici) prevede che le CER e gli autoconsumatori collettivi possano ottenere un contributo a fondo perduto fino al 40 % delle spese ammissibili.

Lo stato dell’arte in Campania
Numeri e contesto attuale
In Campania le CER attive sono ancora numericamente modeste. Secondo alcune fonti aggiornate, nel 2025 vi sono 15 comunità con 17 impianti collegati, per una potenza complessiva di 1,4 MW e 63 utenze servite.
Questo dato indica che la Campania è ancora in una fase embrionale rispetto al potenziale: quanto attivo rappresenta solo una piccola frazione delle possibilità offerte dal territorio.
Iniziative locali rilevanti
- Napoli Est, San Giovanni a Teduccio
Si segnala una delle prime iniziative meridionali: una Comunità Energetica Solidale avviata nel 2021 con il sostegno di Legambiente, della Fondazione Famiglia di Maria e della Fondazione Con il Sud.
Il progetto ha ricevuto un contributo di € 100.000 e funge da modello pilota per applicazioni territoriali in aree urbane svantaggiate. - Bisaccia (Avellino)
Nel 2024 è stata costituita la CER Radici Rinnovabili, in forma di associazione senza scopo di lucro, in collaborazione fra un’azienda energetica e due dipendenti locali. Questo è uno dei pochi esempi nel territorio interno montano campano. - Associazione CER Campania
Questa organizzazione con sede a Napoli si propone come aggregatore di cittadini, imprese ed enti pubblici per sviluppare comunità energetiche in regione. - Campania Energy Community (consorzio)
Impegnato nel supporto ai Comuni per la costituzione di CER e nell’efficientamento energetico degli edifici pubblici.
Il quadro istituzionale, bandi e incentivi regionali e nazionali
Normativa nazionale e incentivi
- Decreto Ministeriale 16 maggio 2025
Entrato in vigore il 26 giugno 2025, introduce nuove novità e ampliamenti degli incentivi per le CER in Italia. - Normativa quadro CER / autoconsumo collettivo
Le disposizioni di attuazione per le CER sono inserite nelle misure PNRR e nei regolamenti GSE. - Agevolazioni per le imprese (autoproduzione rinnovabile)
Le PMI possono accedere a incentivi che coprono una parte delle spese: 30 % per le medie imprese, 40 % per micro e piccole imprese, 30 % per componenti di stoccaggio, e 50 % per le diagnosi energetiche preliminari.
Iniziative della Regione Campania
- DGR 451/2022 e Avviso per Comuni < 5.000 abitanti
La Regione Campania ha approvato la DGR n. 451 del 1° settembre 2022 per promuovere le comunità energetiche attraverso contributi a favore dei Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.
L’avviso, attivato con D.D. n. 865 del 3 ottobre 2022, prevede una dotazione di € 1.000.000 e contributi fino a € 8.000 per coprire le spese di fattibilità tecnico-economica e costituzione del soggetto giuridico della CER.
La fase di costituzione deve essere completata entro 6 mesi, con possibili proroghe. - Bando regionale prorogato
Il bando regionale per i Comuni è stato prorogato fino al 25 maggio 2025 per alcuni enti che non avevano ultimato l’iter. - Bandi per l’efficientamento e supporto alle imprese
In ambito FESR 2021-2027, la Regione Campania promuove il sostegno alle imprese per efficientamento e risparmio energetico, anche attraverso incentivi per impianti FV.

Vantaggi sociali, ambientali ed economici
Riduzione dei costi energetici e contrasto alla povertà energetica
Uno dei principali vantaggi attesi è la riduzione delle bollette per i soci della comunità, grazie al consumo locale dell’energia prodotta. Nelle zone meno servite o periferiche, questo contribuisce anche a mitigare la povertà energetica. In Campania si evidenzia il valore strategico del tema energetico come strumento di coesione sociale.
Sostenibilità ambientale
Le CER favoriscono la decarbonizzazione, aumentando la quota di energia rinnovabile prodotta localmente e riducendo le perdite di rete. Esse contribuiscono anche alla mitigazione degli sprechi energetici e all’abbattimento delle emissioni di CO₂.
Valorizzazione dei territori e sviluppo locale
Avviare una comunità energetica significa coinvolgere cittadini, piccoli imprenditori e amministrazioni in un progetto condiviso che rafforza il senso di comunità. Le CER possono diventare leve per:
- rigenerazione urbana, se impianti sono integrati in edifici pubblici
- promozione energetica di aree interne e borghi
- creazione di competenze e posti di lavoro tecnici locali
Effetto moltiplicatore istituzionale
I Comuni promotori possono diventare “Comuni energetici”, attrarre fondi, e stimolare progetti collaterali (efficienza energetica, mobilità elettrica). Il coinvolgimento istituzionale è indispensabile per superare le barriere amministrative.

Le principali sfide e criticità
Complessità burocratica e tempi lunghi
La gestione delle pratiche tecniche, autorizzative e amministrative rappresenta una barriera significativa, specie nei piccoli Comuni con risorse tecniche ridotte.
In Campania, la Corte dei Conti regionale ha espresso parere negativo (delibera n. 100/2024) sulla costituzione di una CER da parte di un ente locale tramite una società partecipata, evidenziando rischi giuridici e contabili.
Conoscenza e sensibilizzazione limitate
Molti cittadini e amministratori locali ignorano le potenzialità delle CER o percepiscono il progetto come complesso. Serve un forte lavoro informativo, formazione tecnica e divulgazione sul territorio.
Vincoli tecnici e di rete
La condizione che tutti i punti debbano essere connessi alla stessa cabina primaria impone limiti territoriali stringenti, che in zone rurali o morfologicamente complesse possono ostacolare la costituzione di CER efficienti.
Sostenibilità finanziaria e investimenti iniziali
Anche con incentivi, i costi di progettazione, autorizzazioni, connessioni e installazioni restano elevati. Il rischio è che alcuni progetti siano troppo marginali per essere realizzati. In aggiunta, la dipendenza dagli incentivi statali o regionali può rendere il modello vulnerabile a cambiamenti normativi o finanziari.
Strategie, prospettive e ruolo dei Comuni
Modelli di sviluppo possibili
- CER condominiali o di quartiere: impianti su tetti condominiali con divisione dell’energia tra gli inquilini locali
- CER comunali / civiche: il Comune promuove e gestisce (anche indirettamente) l’impianto su edificio pubblico (scuola, municipi) e coinvolge i cittadini
- CER agricole / rural-community: associazioni di agricoltori che condividono impianti fotovoltaici su serre, terreni o coperture agricole
Il ruolo strategico dei Comuni
I Comuni possono essere:
- promotor istituzionale: stimolano la partecipazione, facilitano i permessi
- soggetto co-investitore: mettono a disposizione tetti o terre o fondi di co-finanziamento
- ente “animatore” del processo: supportano con informazione, bandi locali, facilitazioni
- collegamento con le reti di distribuzione e operatori di rete
Verso il 2030: visione e obiettivi
Se la Campania riuscisse a sfruttare solo una parte del suo potenziale territoriale, le CER potrebbero contribuire a decine o centinaia di MW distribuiti, mitigando la domanda da rete centrale, favorendo l’autonomia energetica locale, e diffondendo cultura green.
L’obiettivo è che la regione possa diventare un “laboratorio” nel Sud Italia per modelli di energia partecipata e resiliente.
La sfida delle Comunità Energetiche Rinnovabili in Campania è duplice: da un lato richiede una “macchina istituzionale” efficiente (normative, bandi, supporto tecnico), dall’altro una mobilitazione sociale forte (cittadini, imprese, comuni che credono nel progetto). Le esperienze locali di Napoli Est o Bisaccia mostrano che è possibile cominciare, anche in territori difficili.
Il percorso non è facile, ma è strategico: le CER possono trasformare la dipendenza energetica in opportunità condivise, contribuendo a rendere i territori più verdi, coesi e autonomi.


