La Procura di Santa Maria Capua Vetere contesta al sindaco di Castel Volturno Pasquale Marrandino di aver ricevuto somme da un professionista, tra cui una mazzetta da 500 euro, in cambio di incarichi pubblici ben remunerati. Perquisizioni nelle abitazioni del primo cittadino e del tecnico Daniele Di Caprio.
Un’inchiesta per corruzione scuote ancora una volta Castel Volturno, comune simbolo delle fragilità del litorale domizio. Il sindaco Pasquale Marrandino, in carica dal 2024, è indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere con l’accusa di aver ricevuto denaro da un professionista, tra cui una mazzetta da 500 euro, in cambio dell’assegnazione di incarichi pubblici ben remunerati. A dare esecuzione agli atti d’indagine sono stati i carabinieri, che hanno perquisito l’abitazione del primo cittadino e quella del professionista casertano Daniele Di Caprio, anche lui iscritto nel registro degli indagati.
L’indagine, ancora nelle sue fasi iniziali, arriva in un territorio che da anni prova a uscire dall’immagine di “terra di frontiera” tra illegalità diffusa, degrado urbanistico e pressioni criminali. Il coinvolgimento del massimo rappresentante istituzionale del Comune apre ora un fronte politico e giudiziario delicatissimo.
L’inchiesta della Procura: le contestazioni a Marrandino
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere – guidata dal procuratore Pierpaolo Bruni, con i sostituti Giacomo Urbano e Anna Ida Capone – a Marrandino viene contestato di aver ricevuto somme di denaro da un professionista, tra cui una mazzetta da 500 euro, come contropartita per l’assegnazione di incarichi pubblici caratterizzati da compensi elevati.
Gli inquirenti ipotizzano quindi un meccanismo corruttivo fondato sullo scambio tra denaro e decisioni amministrative. Al momento non sono resi noti nel dettaglio né la tipologia degli incarichi oggetto d’indagine, né il periodo temporale esatto in cui si sarebbero verificati gli episodi. L’iscrizione nel registro degli indagati, come sempre in questa fase, non equivale a condanna. Segna invece l’avvio formale di una verifica approfondita delle condotte del sindaco e del professionista.

Le perquisizioni dei carabinieri nelle abitazioni del sindaco e del professionista
Nell’ambito dell’inchiesta i carabinieri hanno eseguito perquisizioni domiciliari nell’abitazione di Marrandino e in quella del professionista Daniele Di Caprio, ritenuto dagli inquirenti l’altro protagonista del presunto patto corruttivo.
L’obiettivo delle perquisizioni è acquisire documenti, supporti informatici, dispositivi elettronici e ogni elemento utile a ricostruire i rapporti economici e professionali tra i due indagati. Saranno proprio le carte – del Comune, degli studi tecnici, delle eventuali gare o affidamenti – insieme alle eventuali tracce digitali a chiarire se dietro alla contestazione della mazzetta da 500 euro ci sia un sistema consolidato o un episodio isolato.
Al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sui materiali sequestrati, né emergono – dalle fonti disponibili – misure cautelari personali: l’indagine è dunque nella fase tipica della raccolta di elementi probatori.
Chi è Pasquale Marrandino, il sindaco finito sotto inchiesta
Pasquale Marrandino è sindaco di Castel Volturno dal 2024. È stato eletto alle comunali dell’8-9 giugno 2024 alla guida di una coalizione che comprende liste civiche e forze di centrodestra, tra cui Forza Italia, come indicato dai dati ufficiali sugli amministratori comunali.
Imprenditore agricolo e lattiero-caseario, Marrandino si è presentato come espressione di un mondo produttivo che vive da decenni sul territorio, legando la propria narrazione politica alla promessa di risanamento amministrativo e rilancio socio-economico di un comune complesso, segnato da abusivismo edilizio, fragilità ambientali, presenza di criminalità organizzata e una forte componente di popolazione migrante.
Il fascicolo aperto a suo carico incide dunque non solo sul profilo personale e giudiziario, ma anche sull’immagine di una amministrazione che si era insediata con l’obiettivo dichiarato di voltare pagina rispetto a anni di commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici.
Castel Volturno, un territorio fragile tra emergenze e voglia di riscatto
Per comprendere il peso politico dell’indagine bisogna allargare lo sguardo al contesto. Castel Volturno è uno dei comuni più simbolici della provincia di Caserta: circa 25-30 mila residenti ufficiali, un numero molto elevato di immigrati – molti dei quali irregolari – e un tessuto urbano segnato da abusivismo, degrado e presenza storica dei clan della camorra.
Negli anni il nome di Castel Volturno è diventato sinonimo di frontiera sociale: massiccia presenza di edilizia abusiva, migliaia di vani occupati, pressioni del caporalato in agricoltura, infiltrazioni criminali, ma anche una rete attiva di associazioni, parroci, volontariato e pezzi di istituzioni che provano a costruire un presente diverso.
In questo quadro, ogni inchiesta che coinvolge il vertice dell’amministrazione comunale pesa doppiamente: da un lato perché rischia di compromettere la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, dall’altro perché può rallentare o bloccare progetti finanziati per rigenerazione urbana, lotta al degrado e integrazione sociale.
Corruzione e incarichi pubblici: perché l’accusa è così delicata
L’ipotesi di corruzione in relazione a incarichi pubblici pone un tema centrale per una realtà come Castel Volturno: la gestione delle risorse. Negli ultimi anni il comune è stato destinatario di fondi e progetti destinati a infrastrutture, servizi sociali e riqualificazione di beni confiscati.
Se le accuse dovessero trovare conferma, il rischio sarebbe quello di vedere alterato il principio di imparzialità amministrativa in un contesto dove ogni euro investito può fare la differenza nella vita quotidiana dei cittadini. L’idea di incarichi “ben remunerati” assegnati in cambio di denaro – come ipotizza la Procura – richiama uno dei nodi storici della Terra di Lavoro. La permeabilità di pezzi di amministrazione locale a interessi particolari, professionali o politico-clientelari.
Per ora, però, la vicenda resta confinata al terreno delle ipotesi investigative. Saranno atti, documenti e – eventualmente – le future decisioni dei giudici a chiarire se la ricostruzione accusatoria regge o meno alla prova del contraddittorio.
Presunzione di innocenza e prossime tappe dell’indagine
Come in ogni indagine penale, anche nel caso di Marrandino vale il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. L’iscrizione nel registro degli indagati e le perquisizioni non equivalgono a una condanna. Indicano che la Procura ritiene di dover approfondire una serie di condotte ritenute meritevoli di verifica.
Nelle prossime settimane è verosimile che l’inchiesta si concentri sull’analisi dei flussi di denaro tra Marrandino e Di Caprio, sulla natura degli incarichi contestati, sulle eventuali delibere o determine legate alla posizione del professionista e, più in generale, sulla catena decisionale interna al Comune.


