Oppido caso Domenico
A sinistra Guido Oppido, a destra Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo
📍 Napoli

12 Giugno 2026

Martina Sarracino

Caso Caliendo, il Gip accusa il reparto: pressioni, falsi e gestione “autoritaria” del trapianto al Monaldi di Napoli

Caso trapianto Domenico Caliendo al Monaldi di Napoli: il provvedimento del Gip e le accuse

Nel nuovo sviluppo dell’inchiesta sul piccolo Domenico Caliendo, il quadro tracciato dal Gip del Tribunale di Napoli Mariano Sorrentino è estremamente severo. Secondo il giudice, la gestione del caso sarebbe stata “autoritaria”, in un contesto ospedaliero segnato da forti tensioni interne. Al centro dell’indagine ci sono il primario Guido Oppido e la cardiochirurga Emma Bergonzoni, coinvolti nel trapianto del 23 dicembre 2025. La Procura di Napoli, con i pm Giuseppe Tittaferrante e Antonio Ricci, contesta la presunta falsificazione della cartella clinica dopo il danneggiamento dell’organo trapiantato.

Le parole del Gip sulla gestione del reparto

Nel cuore dell’ordinanza, il giudice descrive dinamiche interne molto critiche. Si legge: “Una condotta volta a imporre la propria versione dei fatti”, mossa da una personalità “tendenzialmente prevaricatrice e insufficientemente propensa al confronto e all’autocritica.” E ancora, il primario avrebbe mantenuto sul personale infermieristico una “discutibile condotta volta a imporre la propria versione dei fatti”, dimostrando “una personalità tendenzialmente prevaricatrice e insufficientemente propensa al confronto e all’autocritica.”

Sul piano organizzativo il Gip sottolinea: “Rivestiva un ruolo centrale innanzitutto sul piano formale, perché era il primario del reparto e il primo operatore chirurgico del trapianto del 23 dicembre”. Poi ancora: “Sul piano sostanziale, poi, era Oppido che scandiva i tempi e le modalità dell’operazione, che stabiliva il contenuto del referto operatorio, pur condividendolo con la dottoressa Bergonzoni”.

Guido Oppido

Le misure cautelari e il rischio di reiterazione

Per la dottoressa Bergonzoni il giudice evidenzia la continuità operativa: “È tuttora in servizio all’Ospedale Monaldi ed effettua interventi chirurgici, come primo o secondo operatore, provvedendo alla redazione anche dei relativi referti”. Sul tema delle garanzie cautelari, il Gip, invece, osserva: “Le sorti sfuggono al controllo di questa autorità giudiziaria, e che potrebbe essere revocato ovvero impugnato e sospeso o annullato, così lasciando sguarnite le esigenze cautelari da presidiare”. Aggiunge, poi, un ulteriore passaggio decisivo: “Non impedisce al dottor Oppido di riprendere ad esercitare la professione medico-sanitaria presso altre strutture pubbliche o private convenzionate”.

La posizione della famiglia Caliendo

La famiglia del piccolo, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, spinge per una riqualificazione del reato verso il dolo eventuale. Il legale afferma: “Il fatto che il gip abbia dato il massimo previsto per questa misura cautelare al cardiochirurgo Oppido fa ben sperare per la tenuta della misura stessa davanti al tribunale del Riesame”. Poi ancora dichiara: “L’aver sancito il ‘falso’ fa sì che il ‘dolo’ entri prepotentemente nella vicenda giudiziaria. Continuo a chiedere con forza il passaggio da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale”.

Infine: “La condotta omissiva di Oppido protratta nel tempo non è ascrivibile alla semplice colpa. Data la sua esperienza, sapeva bene cosa comportava l’uso prolungato dell’Ecmo per due mesi e non ha valutato, dopo il trapianto, la possibilità di utilizzare un dispositivo diverso come il Berlin Heart. Ha accettato il rischio che Domenico potesse morire, non facendo tutto ciò che era nelle sue possibilità per evitarne il decesso”.

La difesa e il ricorso al Riesame

I difensori del primario, gli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, annunciano ricorso. La loro posizione è chiara: “Una estesa impugnazione, non condividendo la ricostruzione posta a base del provvedimento del GIP”. Una vicenda dura che, ancora una volta, mette al centro il rapporto tra medicina e diritto penale. La presenza di accuse di falso, la gestione gerarchica del reparto e le scelte terapeutiche contestate rendono chiaro il confine tra colpa e dolo, anche se particolarmente complesso. Di fondamentale importanza la trasparenza e la tracciabilità delle decisioni, così come un controllo esterno nei contesti sanitari ad alta complessità.

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