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3 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Caserta, sequestro di persona a scopo di estorsione: due arresti

In carcere due cittadini nigeriani accusati di sequestro, estorsione e violenze aggravate dal metodo mafioso

Due persone sono state arrestate nel Casertano con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione e altri gravi reati. I provvedimenti sono stati eseguiti dai carabinieri della compagnia di Casal di Principe al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Secondo quanto emerso, la vicenda riguarda il sequestro di un cittadino nigeriano, sottoposto a minacce e violenze per ottenere il pagamento di un riscatto.

Le ordinanze di custodia cautelare

L’operazione è stata eseguita nella giornata del 3 febbraio dai carabinieri, che hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall’autorità giudiziaria. I destinatari del provvedimento sono due cittadini nigeriani. Secondo le indagini, sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni personali, rapina e violenza privata.

Le accuse contestate risultano aggravate dal cosiddetto metodo mafioso. Infatti, secondo gli inquirenti, i due indagati farebbero parte dell’organizzazione mafiosa di origine nigeriana denominata “Eiye”, attiva anche sul territorio italiano. Le misure cautelari sono state disposte sulla base degli elementi raccolti nel corso delle indagini.

Le indagini

Le attività investigative sono state condotte tra ottobre 2022 e aprile 2024 e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti e il contesto in cui sarebbe maturato il sequestro.

Secondo quanto emerso, la vittima, un cittadino nigeriano, sarebbe stata privata della libertà personale con l’obiettivo di costringere i familiari, residenti in Nigeria, a versare una somma di denaro come riscatto. Inoltre, la richiesta economica avanzata dagli indagati ammontava a circa 1.500 euro.

Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno raccolto riscontri ritenuti utili a dimostrare la responsabilità degli arrestati e il loro presunto ruolo all’interno dell’organizzazione criminale.

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Il sequestro e le violenze sulla vittima

Durante il periodo di sequestro, la vittima sarebbe stata sottoposta a minacce e aggressioni fisiche. In base alla ricostruzione degli inquirenti, l’uomo sarebbe stato anche ferito nel corso delle violenze subite. Oltre alle aggressioni, gli indagati avrebbero sottratto alla vittima il telefono cellulare, privandola di un mezzo di comunicazione e aumentando così la condizione di isolamento.

Dopo il rilascio, la persona sequestrata sarebbe stata ulteriormente intimidita. Infatti, secondo quanto riferito dagli investigatori, gli arrestati avrebbero minacciato la vittima affinché non denunciasse l’accaduto alle forze dell’ordine. Hanno prospettato possibili ritorsioni in caso di collaborazione con le autorità.

L’inchiesta

Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda l’aggravante del metodo mafioso. Gli inquirenti ritengono che le condotte contestate siano riconducibili a un contesto di criminalità organizzata, legato all’operatività del gruppo “Eiye”. Questa è una confraternita criminale di origine nigeriana già oggetto di precedenti indagini in diverse aree del Paese.

Secondo l’accusa, l’uso della violenza, delle minacce e dell’intimidazione sistematica avrebbe avuto lo scopo di rafforzare il controllo sul territorio e sulle persone appartenenti alla stessa comunità di origine. Inoltre, il gruppo avrebbe sfruttato un clima di paura per impedire denunce e collaborazioni con le istituzioni.

Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori responsabilità e per accertare l’esistenza di altri soggetti coinvolti nei fatti. Gli arrestati restano a disposizione dell’autorità giudiziaria, in attesa degli sviluppi processuali.

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