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📍 Caserta

7 Luglio 2026

Martina Sarracino

Caserta, esami fittizi e diplomi falsi: due imputati rinviati a giudizio per presunta truffa sui titoli di studio

Aperta un’inchiesta su presunti diplomi falsi, esami mai validi e migliaia di euro versati da candidati convinti di ottenere titoli riconosciuti

Un sistema basato su esami mai realmente sostenuti, commissioni considerate inesistenti e attestati rivelatisi contraffatti. È questo il quadro emerso dall’inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di due persone accusate di una presunta truffa ai danni di diversi candidati a Caserta. Questi erano alla ricerca di qualifiche professionali valide per il mondo del lavoro.

Il centro studi e le promesse di titoli validi

Il giudice dell’udienza preliminare Raffaele Ferraro ha disposto il processo per Raffaele D’Elena, 38 anni, originario di Pastorano, e Saverio Diana, 48 anni, di Pignataro Maggiore. I due dovranno ora affrontare il dibattimento davanti al giudice Grammatica del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Le accuse, tuttavia, dovranno essere confermate nel corso del processo.

Secondo la ricostruzione della Procura di Santa Maria Capua Vetere, al centro della vicenda ci sarebbe un centro di istruzione e formazione gestito da D’Elena. L’ipotesi accusatoria sostiene che ai candidati sarebbe stata prospettata la possibilità di ottenere diplomi e certificazioni ritenuti utili per accedere a specifiche opportunità lavorative, soprattutto nel settore scolastico. La possibilità di ottenere un titolo riconosciuto avrebbe spinto molte persone a investire importanti somme di denaro. Le cifre versate, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero state comprese tra 5mila e 10mila euro per ciascun candidato.

Procura di Santa Maria Capua Vetere

Gli esami davanti a commissioni inesistenti

Uno degli aspetti più delicati della vicenda riguarda le modalità con cui sarebbero stati svolti gli esami. Secondo gli inquirenti, i candidati sarebbero stati sottoposti a prove davanti a commissioni fittizie, ricevendo successivamente diplomi, pergamene e attestazioni presentate come ufficiali. Tra i documenti consegnati, sempre secondo l’accusa, vi sarebbero stati anche titoli apparentemente collegati a università straniere. Solo in un momento successivo, però, alcuni beneficiari avrebbero scoperto che la documentazione ottenuta non aveva il valore promesso e sarebbe risultata contraffatta.

Le denunce delle vittime e l’avvio delle indagini

La scoperta della presunta falsità dei titoli avrebbe portato diversi candidati a presentare denuncia. Le persone coinvolte si sono costituite parte civile nel procedimento, assistite dall’avvocato Lorenzo Caruso. Le segnalazioni hanno dato impulso alle attività investigative della Procura, che hanno portato alla ricostruzione dei presunti meccanismi utilizzati e all’individuazione dei soggetti ritenuti coinvolti. In uno degli episodi contestati sarebbe emerso anche il ruolo di Saverio Diana.

I due imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Stellato e Salvatore Sica, avranno ora la possibilità di sostenere le proprie ragioni nel corso del processo. Nel sistema giudiziario italiano, infatti, il rinvio a giudizio rappresenta l’inizio della fase dibattimentale e non equivale a una condanna. Sarà quindi il tribunale, attraverso l’esame delle prove e delle testimonianze, a stabilire eventuali responsabilità.

Il caso pone nuovamente l’attenzione sul fenomeno delle false qualifiche professionali e sulle difficoltà di chi cerca percorsi rapidi per migliorare la propria posizione lavorativa. In un mercato sempre più competitivo, il possesso di un titolo riconosciuto può rappresentare una porta d’accesso fondamentale verso nuove opportunità. Quando però la promessa di una certificazione si trasforma in un inganno, le conseguenze possono essere pesanti. Non solo dal punto di vista economico, ma anche per l’aspetto personale e per i possibili conseguenti sbocchi professionali.

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